Per qualche hamburger in più

(Niklas Rhöse/unsplash.com)

Nel mondo una persona su due soffre di fame, carenza nutrizionale o sovrappeso: uno squilibrio alimentare di proporzioni epiche, basti pensare che una volta le persone denutrite erano il doppio degli obesi, ma da ormai 40 anni il problema predominante è l’obesità. A determinare questo cambiamento, secondo un ampio studio pubblicato dal Lancet ai primi di aprile, sono stati sei Paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Irlanda e Nuova Zelanda.

Nonostante le disuguaglianze nella distribuzione dei cibi tra i vari Stati del mondo, oggigiorno la produzione di alimenti è sufficiente per sfamare l’intera popolazione mondiale: per le persone obese sarebbe sufficiente comprendere il valore di adottare una dieta equilibrata, per consentire agli affamati di avere maggiori quantità di cibo. Pertanto, almeno in teoria, la razza umana è in grado alimentarsi in modo ottimale e coprire i propri fabbisogni.
Un nuovo studio condotto dal World Resources Institute sta esaminando il modo in cui potrebbe essere raggiunto un obiettivo tanto auspicabile; questo consentirebbe non solo di migliorare la salute, ma di rendere persino possibile a tutti di avere cibo sufficiente, ora come in futuro.

PARTIRE DALL’AMERICA

Lo studio si è concentrato sugli effetti del consumo eccessivo di cibo e del cambiamento nello stile alimentare. Sono stati ipotizzati tre scenari: il primo si è concentrato sulla riduzione dell’assunzione di calorie in eccesso, il secondo sulla riduzione dell’assunzione di proteine ??animali e il terzo sulla diminuzione del consumo di carne bovina, considerata la forma meno efficiente di assunzione delle proteine.
Tutti i cambiamenti nella dieta hanno portato benefici sia in termini ambientali che salutistici; ma lo scenario più efficace è stato quello della riduzione del consumo di proteine ??di origine animale.

La dieta media americana è la peggiore al mondo sia per consumo eccessivo, che per spreco. Lo studio ha infatti appurato che una tipica dieta americana contiene quasi 500 calorie in più rispetto alla dieta media mondiale; inoltre, le risorse e l’impatto ambientale negativo causati dalla produzione giornaliera di cibo sono quasi il doppio rispetto alla media del mondo: un dato allarmante.

È ormai risaputo che gli americani mangiano troppo, con la più alta percentuale di obesi al mondo; più di un terzo degli americani adulti e circa nove milioni di bambini, secondo i dati rilasciati dal governo degli Stati Uniti, ne soffrono. Ma non è tutto perché s’ingozzano anche di carne: gli Usa, stando alle dichiarazioni dell’Ocse, sono il quarto Paese al mondo per consumo pro capite, dopo Argentina, Uruguay e Brasile, e assumono la maggior parte delle proteine ??da fonti di origine animale in quantità superiori rispetto a ogni altro Paese. A conferma di questa scoperta, lo studio ha rilevato che circa il 90 per cento dei terreni agricoli negli Usa viene utilizzato per l’allevamento di animali.

La dieta americana ha già influenzato gran parte del mondo sviluppato, dove è in aumento il consumo di carne e cibi industriali. Mentre cresce la ricchezza pro-capite nei Paesi in via di sviluppo, sempre più popoli chiedono a gran voce di assaporare l’altamente appetibile sogno americano. Le abitudini alimentari a livello globale, secondo lo studio del World Resources Institute, stanno infatti convergendo verso diete di tipo occidentale ad alto contenuto di carboidrati raffinati, zuccheri e grassi (noti come alimenti altamente trasformati) e grandi quantità di proteine ??animali.
Lo studio cita inoltre l’aumento dei redditi, l’urbanizzazione (che facilita l’accesso a cibi convenienti e fast food), così come la tecnologia, il lavoro e i cambiamenti economici sostenuti da politiche di governo, come fattori che stanno americanizzando i sistemi alimentari di numerosi Paesi.

EPIDEMIA DI OBESITÀGli alimenti industriali portano comodità nella vita delle persone, ma le conseguenze negative di un simile cambiamento di dieta sono già evidenti nei principali Paesi in via di sviluppo, come Cina, India, Brasile e Messico.
Ad esempio in Cina, secondo il World Resources Institute, il tasso di obesità è triplicato tra il 1991 e il 2006, con circa un quarto della popolazione adulta cinese attualmente in sovrappeso o obesa. In India, il numero di persone che hanno il diabete a causa del consumo eccessivo di zucchero, secondo un articolo della tv indiana NDTV, è triplicato tra il 1995 e il 2014, pari a 66,8 milioni. È interessante notare che il servizio di NDTV si intitolava: ‘Diabete: l’epidemia che hanno creato gli Indiani’. Nel suo servizio, la rete televisiva sottolineava come queste malattie siano prevenibili e direttamente correlate a quello che si mangia.

COME CAMBIARE? 

Se agli americani fosse chiesto se preferiscono essere normopeso o sovrappeso, pochi sceglierebbero la seconda risposta: vogliono mangiare sano, ma ormai e anche difficile sapere cosa significa. L’idea di una dieta equilibrata è, infatti, un concetto sfuggente per molti americani; la loro comprensione su quello che si dovrebbe mangiare è stata manipolata dalla politica di governo, dall’incessante marketing alimentare, dalle ultime diete e da alcuni studi scientifici fuorvianti.
A confonderli ulteriormente esiste un pensiero poco riconosciuto: quello che è sano per una persona, non è detto che lo sia per un’altra. Per esempio, alcune persone vivono bene mangiando grassi, ma per altri si tratta di un nutrienti nocivi. Lo stesso discorso vale per il latte (lattosio), pane (glutine), noci (allergie), materie prime alimentari, cibi piccanti, carne e zucchero.

Forse le persone hanno bisogno di decidere autonomamente la dieta che per loro funziona, contrariamente a come avveniva negli anni passati, quando il governo Usa raccomandava alla sua popolazione di adottare una dieta a basso contenuto di grassi. Tuttavia, è importante sapere quali siano gli errori in quello stile alimentare: una questione di massima rilevanza e che oggi è oggetto di molta attenzione.

Il legame tra grassi buoni e malattie al cuore si è basato sulle raccomandazioni di scienziati ormai in gran parte smentite. Oggi, alcuni ricercatori della salute credono che la maggior parte degli americani siano aumentati di peso a causa di questo errore. E la politica di governo ha sostenuto decenni di pratiche irresponsabili di produzione alimentare.
I primi sostenitori della dieta a basso tenore grassi, probabilmente non si aspettavano che i macchinari industriali avrebbero rimpiazzato i grassi nelle loro formule alimentari con zuccheri aggiunti, e che lo zucchero sarebbe diventato un grosso problema per la nostra dieta.

Lo zucchero, in particolare lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (che si trova nella maggior parte delle bibite analcoliche) è fortemente correlato a obesità e diabete di tipo 2.
Anche lo zucchero raffinato, noto come saccarosio e composto per metà da fruttosio, è motivo di preoccupazione. Per fare  un altro esempio, una ricerca pubblicata a marzo del 2015 sulla rivista medica Mayo Clinic Proceedings ha scoperto che il consumo di grandi quantità di zuccheri aggiunti sta causando un’epidemia di diabete e obesità negli Stati Uniti.
Lo studio ha permesso ai ricercatori di comprendere che diversi tipi di calorie hanno differenti effetti metabolici nel corpo. Ad esempio il fruttosio, lo zucchero che si trova in molti alimenti industriali, viene metabolizzato molto rapidamente e provoca depositi nocivi di grasso, peggioramento dei livelli di insulina, infiammazione e pressione alta.
I ricercatori hanno anche sottolineato che il consumo di zuccheri aggiunti è aumentato di 30 volte dal 1776; due secoli fa, lo zucchero nella forma attualmente consumata era eccezionalmente raro: una persona mediamente ne consumava appena 1,8 chili l’anno, mentre nel 1994 la quota è salita a 54 chili l’anno: 14 grammi in più al giorno, una quantità enorme.

I nostri corpi convertono il cibo in energia e la nostra principale fonte di energia è lo zucchero chiamato glucosio. Sebbene alcuni tipi di glucosio si trovino nelle proteine ??e nei grassi, la maggioranza proviene dai carboidrati, come pane, riso, latte, frutta e verdura.
Certi tipi di frutta e verdura contengono anche fruttosio. Ma James J. DiNicolantonio, ricercatore del sistema cardiovascolare presso il Mid America Heart Institute di Saint Luke, che ha guidato la ricerca su Mayo Clinic Proceedings, sostiene che il fruttosio presente nei cibi integrali sia sano: «non stiamo condannando il consumo di frutta o di altre verdure, oppure di frutta che contiene fruttosio».

Le Linee Guida Dietetiche statunitensi, in passato consentivano un limite massimo di calorie giornaliere provenienti dagli zuccheri aggiunti, pari al 19 per cento. Poi, dopo il cambiamento nel 2015, la percentuale è stata ridotta al 10 per cento. Questo è un buon inizio, ma c’è una lunga strada da percorrere.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda infatti il 10 per cento, dal 1989. E nel 2015, per i Paesi che intendono prendere in considerazione la riduzione del consumo di zucchero aggiunto, ha consigliato un limite massimo pari al 5 per cento. Questa nuova raccomandazione, secondo un comunicato dell’organizzazione, è in grado di produrre un buon effetto sulla salute, ma occorre tenere presente che esiste una condizione restrittiva: sulle popolazioni che assumono pochi zuccheri sono stati compiuti studi limitati, poiché simili gruppi di persone sono probabilmente molto difficili da trovare.

Per saperne di più:

 

Articolo in inglese: ‘How the American Diet Sets a Bad Example for the World

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