Shen Yun, lo spettacolo della ‘Terra Divina’ all’Opera di Roma

(Screenshot da Youtube)

La Cina arriva all’Opera di Roma. Ma non si tratta di una rappresentazione della ‘Turandot’, e nemmeno dell’antica opera cinese: è la danza celestiale della compagnia cinese-americana Shen Yun.

Shen Yun Performing Arts è un’organizzazione no-profit costituita nel 2006 a New York da un gruppo di artisti affermati, uniti dal desiderio comune di dare vita alla rinascita della cultura millenaria cinese. Grazie al successo riscosso nei più grandi teatri di tutto il mondo, Shen Yun è cresciuta in pochi anni, fino a formare sei compagnie di danza che ogni anno si esibiscono contemporaneamente in tour mondiale.

Shen Yun (che letteralmente significa infatti ‘la bellezza degli esseri divini che danzano’) è la prima compagnia al mondo di danza classica cinese. Dopo il successo italiano del 2017 con un triplo tutto esaurito al Teatro Arcimboldi di Milano, aprirà il suo tour europeo del nuovo anno il 19 marzo 2018 al Teatro dell’Opera di Roma. Per la Capitale sarà una première assoluta, breve, dal momento che si tratta di un’unica data, ma intensa. Le altre due tappe italiane per il 2018 sono Firenze, il 19 aprile, e ancora Milano, il 21 e 22 aprile.

Un tempo chiamata la ‘Terra Divina’, la civiltà cinese, con i suoi 5 mila anni di storia, è tra le più antiche del Pianeta, come sanno bene gli artisti di Shen Yun, la cui missione è proprio quella di riportare in vita, attraverso l’arte della danza, l’autentico spirito della Cina.

A differenza del balletto occidentale, la danza classica cinese affonda le sue radici nelle arti marziali cinesi, per questo risulta notevolmente acrobatica: esplosiva e spettacolare da una parte, ma allo stesso tempo leggiadra, delicata ed espressiva dall’altra. Con queste danze, i ballerini raccontano antiche storie e leggende dell’antica Cina, come ad esempio quelle note del ‘Viaggio in Occidente’ o di ‘Mulan’, ma non mancano anche storie di avvenimenti contemporanei.

Ad accompagnare gli artisti negli spettacoli di Shen Yun, che non fa ‘repliche’ e ogni anno presenta un programma nuovo, c’è l’orchestra sinfonica della compagnia che realizza una fusione di strumenti orientali e occidentali   ̶ un qualcosa di assolutamente originale   ̶ così come gli sfondi digitali che interagiscono attivamente con i ballerini sul palco, creando per il pubblico un effetto di completa immedesimazione nella scena.
A tutto questo si aggiungono la straordinaria capacità tecnica, il carisma, la gentilezza e l’espressività dei ballerini, che con i loro movimenti in perfetta sincronia, trasmettono una sensazione di pace e armonia, restituendo all’umanità quei valori universali, primo tra tutti l’amore e la compassione, di una terra in cui lato umano e divino coesistevano assieme in ogni aspetto della vita quotidiana; da qui l’appellativo di ‘Terra divina’.

In Shen Yun, alle rappresentazioni di danza, si alternano anche intermezzi strumentali e canori, nei quali è possibile ascoltare strumenti tipici della Cina come l’Erhu (il violino cinese) e la Pipa (il liuto cinese), e le esibizioni di tenore e/o soprano, che utilizzano la tecnica del Bel Canto italiano mantenendo la dizione cinese. Un’altra novità assoluta per il Teatro dell’Opera di Roma.

Attraverso i tanti colori vivaci e sfumati dei costumi fatti a mano   ̶ perfettamente abbinati con il resto della scenografia   ̶ Shen Yun catapulta lo spettatore in un mondo magico e ultraterreno, annientando l’immagine della Cina ‘rossa’ e ultramaterialista creata dal Pcc, che da quando è salito al potere con Mao ha fatto di tutto per sradicare con la violenza la preziosa e divina cultura tradizionale cinese. E, non a caso, l’unico Paese al mondo in cui oggi Shen Yun è totalmente proibito (per i cinesi è impossibile vederlo sia dal vivo che in registrazione) è quello della dittatura comunista di Pechino.

Epoch Times è media-partner di Shen Yun Performing Arts. Per informazioni su spettacoli e biglietti visitare http://it.shenyunperformingarts.org/

Top