Arti marziali e danza classica cinese, un legame millenario

La danza classica cinese è diventata nota in Occidente nell’ultimo decennio grazie a Shen Yun Performing Arts, compagnia di danza New York che, attraverso i più prestigiosi teatri del mondo ha trasmesso in ogni Paese la cultura millenaria della Cina: una civiltà quasi perduta, basata su alti valori morali e spirituali.

La danza classica cinese però è piuttosto differente dal balletto classico occidentale: una delle principali differenze è la forte connessione che la danza classica cinese ha con le arti marziali. Di conseguenza, anche il grado di difficoltà delle tecniche eseguite, i movimenti, il portamento, l’aspetto culturale e l’attitudine morale e spirituale degli artisti saranno completamente diversi.

In origine le arti marziali si utilizzavano sul campo di battaglia; in seguito però, da queste tecniche sono stati estrapolati alcuni movimenti, che sono poi diventati dei movimenti artistici da esibire in pubblico, nelle danze popolari della società di quel tempo. Questo ha dato origine alla danza classica cinese.

Il legame che unisce arti marziali e danza classica cinese è talmente stretto che le parole cinesi che le rappresentano, come si legge sul sito della compagnia — il wu shu in wu (per le arti marziali) e il wu in wu dao (per la danza) — anche se scritte in maniera differente, si pronunciano esattamente nello stesso modo. 

Entrambe le arti inoltre, richiedono che il praticante o l’artista si eserciti, oltre che nei movimenti e nella tecnica, anche nello spirito: nelle arti marziali taoiste, gli allievi devono apprendere l’arte della virtù e del rispetto per gli altri.

Nel suo saggio ‘Con Virtù Marziale’, l’esperto del tema Li Youfu, ha scritto che «la virtù marziale è la virtù del non essere arroganti (intimidire) nel predicare il bene, e nel non temere il male».

Un esempio di movimento molto comune nelle arti marziali è quello dello schivare l’attacco di una lancia. Nella danza questo movimento si trasforma in un imponente salto mortale all’indietro, che richiede molta destrezza.

Un’altra tecnica molto conosciuta nelle arti marziali, è quella del difendersi da un attacco simultaneo da ogni direzione. Nella danza diventa uno spettacolare passo artistico denominato ‘sao tang’, letteralmente ‘spazza-sala in rotazione’.

Le similitudini tra i movimenti della danza classica cinese e delle arti marziali (it.shenyunperformingarts.org)

La difficile tecnica del salto mortale, chiamato ‘Fanteng’ in cinese, che oggigiorno ritorna anche, assieme ad altri movimenti, nella ginnastica artistica e acrobatica, origina in realtà, dalle arti marziali e dalla danza classica cinese: la gente a volte erroneamente chiama questi movimenti ‘acrobazie’ o ‘ginnastica’, ma in verità è il contrario. Questi salti difficili in realtà hanno origine dalla danza classica cinese e hanno una storia di migliaia di anni.

Quello che è accaduto, si continua a leggere sul sito della compagnia, è che qualche decennio fa i ginnasti cinesi hanno iniziato prendendo a prestito questi movimenti dalla danza classica cinese e li hanno introdotti alle Olimpiadi. Così poi si sono diffusi in Occidente e molti ignorano quale sia la loro effettiva provenienza.

La danza classica cinese, secondo i suoi principali esponenti, cerca di preservare i fondamenti di una civiltà che si è sviluppata cinquemila anni fa e che, quindi, è un patrimonio dell’umanità; secondo la tradizione, gli esseri divini scesero sulla Terra e insegnarono alle persone i principi per vivere bene e in prosperità. Questi principi si trasmettono attraverso le arti, come ad esempio l’autentica danza classica cinese.

La sua storia millenaria è stata trasmessa nei palazzi imperiali e negli antichi teatri d’opera cinesi, ininterrottamente per tutte le dinastie, fino all’arrivo della Rivoluzione Culturale di Mao Zedong. Da allora il regime totalitario cinese ha fatto di tutto per distruggere le radici spirituali e morali di quell’antica terra.

Un video della Shen Yun Performing Arts

 

Shen Yun si esibirà in Italia a Milano, l’11, il 12 e 13 marzo 2017.

 

Traduzione di Alessandro Starnoni



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