Xi Jinping prende il controllo anche di Hong Kong

Le strade del distretto finanziario di Hong Kong, piene di manifestanti per il suffragio universale. 30 settembre 2014. (Foto: Anthony Kwan/Getty Images)

Con la recente rivelazione della nuova ‘formazione’ del Comitato Permanente del Politburo del Partito Comunista Cinese, il mondo ha conosciuto chi sono (e, per i prossimi 5 anni, saranno) gli uomini ai massimi posti di comando della Cina.

Ma sotto la dittatura del regime cinese, ci sono anche i poli finanziari di Hong Kong e Macao. Chi, allora, tra i sette membri del Comitato Permanente (il più importante organo del Pcc a prendere di fatto le decisioni) sarà al comando di queste due regioni amministrative speciali?

Ci sono degli importanti indizi a riguardo. Uno tra questi è costituito dalla ‘classifica’ dell’importanza dei membri del Comitato Permanente, che indica il loro potere politico. Secondo l’annuncio ufficiale, al primo posto c’è ovviamente il capo del partito comunista Xi Jinping. Al secondo, ancora prevedibilmente, il premier Li Keqiang. Al sesto invece Zhao Leji, che sarà a capo dell’anti-corruzione: la Commissione centrale per l’ispezione disciplinare. Per il resto dei membri del comitato, invece, è stata annunciata la ‘posizione in classifica’ ma non la carica politica.
Ma se si osserva la formazione precedente a questa, il membro del Comitato Permanente del Politburo al terzo posto dirigeva anche l’ufficio del Pcc che si occupa delle questioni di Hong Kong e Macao. Di conseguenza, il nuovo ‘numero tre’, ovvero Li Zhanshu, sarà probabilmente il prossimo funzionario a occuparsi di Hong Kong e Macao. Le due città erano in passato colonie europee, poi riconsegnate alla Cina rispettivamente nel 1997 e nel 1999.

Li Zhanshu (Foto: Lintao Zhang/Getty Images)

Li Zhanshu ha 67 anni ed è uno stretto alleato di Xi Jinping: è stato a capo del personale di Xi da quando quest’ultimo ha preso il potere nel 2012. I due si sono conosciuti negli anni ‘80, quando entrambi erano segretari del Partito in delle contee nella provincia dell’Hebei.

Ad aprile di quest’anno, quando il leader dell’Esecutivo di Hong Kong Carrie Lam, da poco eletta, ha fatto visita a Xi a Zhongnanhai, Li Zhanshu ha partecipato all’incontro insieme a un gruppo di funzionari dell’agenzia del Pcc che si occupa di Hong Kong e Macao, ovvero il Gruppo Centrale di Coordinamento per gli Affari di Hong Kong e Macao. Alcuni esperti, quindi, già si erano fatti l’idea che presto Li sarebbe diventato il nuovo capo del Gruppo.

La nomina di Li comporta che per la prima volta da quando Hong Kong e Macao sono tornate alla Cina, le due città non saranno sotto il controllo di funzionari fedeli all’ex leader del Pcc Jiang Zemin, l’arcinemico di Xi Jinping.

Hong Kong gode di una relativa autonomia e ha un sistema separato di governo, grazie all’accordo tra Regno Unito e Cina del 1997 che ha definito le condizioni della riconsegna della città alla Cina. Tuttavia, i residenti locali sono sempre più insofferenti nei confronti delle interferenze delle autorità cinesi negli affari locali.

HONG KONG SOTTO IL GIOGO DI PECHINO

Jiang Zemin ha potuto esercitare la sua influenza su Hong Kong e Macao per lungo tempo, nonostante già nei primi del 2000 non fosse più al potere. Questo è potuto avvenire grazie ai suoi alleati Zeng Qinghong, Zhang Dejiang e Leung Cheung-ying (ex capo dell’Esecutivo di Hong Kong). Il Pcc in realtà non ha un’organizzazione che governa direttamente Hong Kong, ma l’Ufficio degli Affari di Hong Kong e Macao e l’Ufficio di Collegamento di Hong Kong fungono sostanzialmente da intermediari di Pechino.

Dopo le enormi proteste del 2003 per via della proposta dell’Articolo 23, una legge contro le manifestazioni, che è stata vista come un tentativo di eliminare i diritti civili a Hong Kong, il Pcc ha nominato Zeng Qinghong (allora membro di alto rango del Comitato Permanente del Politburo) perché si occupasse di tramutare in fatti i desideri di Pechino a Hong Kong, mediante il Gruppo Centrale di Coordinamento per gli Affari di Hong Kong e Macao.

L’ex vice presidente cinese Zeng Qinghong (Foto: Feng Li/Getty Images)

Dopo che Zeng si è ritirato dalla sua carica nel 2007, a capo del gruppo è stato nominato Xi Jinping. Ma dato che Jiang, da dietro le quinte, esercitava ancora del potere su Pechino, ha potuto ottenere che Zeng di fatto rimanesse in controllo degli affari di Hong Kong.

Dopo che Xi ha preso il potere come capo del Pcc, Zhang Dejiang, funzionario della fazione di Jiang e allora il membro del Comitato Permanente del Politburo al terzo posto come importanza, è diventato il leader del gruppo. Alcuni osservatori ritengono che prima Zeng Qinghong e poi Zhang Dejiang possano aver istigato delle rivolte popolari nella regione a statuto speciale (facendo appositamente infuriare i cittadini di Hong Kong con proposte antidemocratiche) per distrarre Xi Jinping dalla lotta di potere contro Jiang Zemin e i suoi alleati.

LA FINE DEI DIRITTI CIVILI E UMANI ANCHE A HONG KONG

A giugno del 2012, qualche mese prima che Xi Jinping prendesse il potere, a Hong Kong è spuntato un gruppo del Pcc chiamato ‘Associazione per la Cura dei Giovani di Hong Kong’. Il gruppo si è impegnato nell’interferire con le attività dei praticanti del Falun Gong, una pratica spirituale perseguitata in Cina, ma molto popolare nella democratica Hong Kong. Questa cosiddetta ‘Associazione per la Cura dei Giovani’, ha quartier generale nella città cinese di Shenzhen, non lontano da Hong Kong, dove condivide lo stesso ufficio con l’organizzazione chiamata Ufficio 6-10, una polizia speciale in stile Gestapo, che ha l’unica funzione di perseguitare il Falun Gong.

I membri dell’Associazione di Hong Kong – sotto paga – urlano contro i praticanti del Falun Gong, li aggrediscono fisicamente e in generale cercano di creare loro fastidi di ogni genere quando si riuniscono in luoghi pubblici per informare la gente sulla loro pratica. Con il sostegno dell’allora capo dell’Esecutivo Leung, questa cosiddetta organizzazione ha operato impunemente, spesso con la connivenza della polizia.

Poi, nell’estate del 2014, il Pcc ha emanato un documento in cui affermava di aspirare alla «giurisdizione completa» su Hong Kong, cosa che ha messo in allarme molti cittadini. Il documento minacciava di abolire la politica di ‘un Paese, due sistemi’ che era stata valida fin dal 1997 e che forniva a Hong Kong un sistema di auto-governo, democratico e relativamente libero.

Ad agosto 2014, infine, il Comitato Permanente del Congresso Nazionale del Popolo, ha emanato un’ordinanza che stabiliva come sarebbero state condotte le elezioni del 2016 del Consiglio Legislativo di Hong Kong e quelle del 2017 per il capo del governo. Tale decisione, vista da molti cittadini di Hong Kong come esageratamente restrittiva, ha portato alle proteste del Movimento degli Ombrelli, che chiedeva il suffragio universale.

Migliaia di cittadini di Hong Kong con gli ombrelli, simbolo della protesta. 28 ottobre 2014 (Foto: Benjamin Chasteen/The Epoch Times)


XI JINPING ‘ENTRA’ ANCHE A HONG KONG

Anche quest’ultimo colpo coda della gang di Jiang Zemin sembra in ogni caso destinato a fallire. Ji Da, esperto di attualità cinese, fa infatti notare come il controllo di Hong Kong stia passando agli alleati di Xi Jinping. Si tratta di un segnale di notevole cambiamento.
Nel discorso d’apertura del recente 19esimo Congresso Nazionale del Pcc, rispetto ai suoi predecessori, Xi infatti ha dedicato più tempo del normale, alle questioni di Hong Kong e Macao, cosa che sembra suggerire che  le ritenga prioritarie. Inoltre negli ultimi anni, il personale dell’Ufficio di Collegamento di Hong Kong e Macao è stato rimpiazzato da alleati di Xi, come Wang Zhimin e Zheng Xiaosong, entrambi ex colleghi di Xi nella provincia del Fujian. Durante il congresso, Wang e Zheng sono stati promossi nel potente Comitato Centrale.

Insomma dopo l’ultimo congresso di partito gli equilibri sembrano cambiare definitivamente, e i residui della gang dell’ex onnipotente Jiang Zemin iniziano ad avere i giorni contati anche al di fuori del Continente cinese.

Per approfondire:

 

Articolo in inglese: For the First Time, Xi Jinping’s Camp Will Oversee Affairs in Hong Kong and Macau

Traduzione di Vincenzo Cassano

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