La ‘Gestapo cinese’ nel mirino dell’Anti corruzione

Il capo della anti-corruzione Wang Qishan alla Grande Sala del popolo a Pechino il 5 marzo 2014. Recentemente, gli investigatori anti-corruzione hanno criticato l’ufficio 610, organizzazione del Partito extra-ordinario, responsabile della persecuzione del Falun Gong in China. (Feng Li / Getty Images)

Il loro mestiere è irrompere nelle case di innocenti meditatori, arrestandoli e confiscandone i beni a piacimento; basta infatti una loro parola, perché un giudice firmi una condanna; nei luoghi di detenzione, si occupano della conversione ideologica forzata e violenta dei dissidenti, cosa che ha portato, secondo dati incompleti, alla morte di migliaia di persone. Anche se non fanno parte della polizia, loro si chiamano ‘agenti’: sono i famigerati membri dell’Ufficio 6-10, la squadra simil-Gestapo creata specificamente per perseguitare i praticanti della disciplina spirituale del Falun Gong

Questo Ufficio che opera in ambito extra-legale, tuttavia, al momento non se la passa bene: gli investigatori che si occupano delle faccende interne ai ranghi del regime cinese lo hanno recentemente criticato, affermando che al suo interno fosse osservabile una «divergenza, tra lo studio approfondito dello Stato di diritto e la messa in pratica del suo spirito» (tradotto dal gergo del Partito Comunista, significa che l’Ufficio ha compiuto atti illegali) e sostenendo che l’Ufficio non avrebbe dato seguito alle indicazioni di Xi Jinping di avere una governance pulita; l’Ufficio avrebbe inoltre peccato di insufficiente «sensibilità politica».

Questo ‘feedback’ ufficiale è l’ultima delle mosse che l’attuale leadership ha intrapreso contro l’Ufficio 6-10, e potrebbe condurre infine alla sua destituzione. Le indagini e i problemi che l’Ufficio ha incontrato – persino nei suoi piani alti – durante gli ultimi due anni, sarebbero stati inconcepibili durante il governo della leadership precedente, nel cui contesto l’organo godeva di grande influenza, grazie alla protezione politica che riceveva dall’ex leader del Partito Jiang Zemin.
L’Ufficio era stato infatti fondato da Jiang allo scopo di portare avanti la sua campagna per «eliminare» il Falun Gong, una diffusissima disciplina spirituale pacifica legata alla tradizione cinese. Quelli che hanno sfidato pubblicamente questo ‘Ufficio’ segreto ed extra-legale sono stati puniti brutalmente. Gao Zhisheng, un noto avvocato dei diritti umani, ha definito l’Ufficio 6-10 una «organizzazione in stile Gestapo» e in una lettera aperta inviata ai massimi leader cinesi a dicembre 2005 ne ha descritto in dettaglio i crimini. Gao ha subito pesanti ripercussioni poco dopo l’invio della lettera ed infine è stato arrestato, incarcerato e torturato gravemente, il tutto in tre diverse occasioni.

Ma dopo la salita al potere di Xi Jinping, l’Ufficio 6-10 ha iniziato a subire attacchi dall’interno del regime. Nel 2013, l’allora direttore dell’Ufficio, Li Dongsheng, è stato sottoposto a una purga, e da allora nella posizione di leader dell’Ufficio si sono succedute varie persone in maniera irregolare.
A luglio l’agenzia del Partito che si occupa di combattere la corruzione ha annunciato formalmente un’indagine all’interno dell’Ufficio 6-10 senza nemmeno citare chi ne fosse il direttore, sollevando ulteriori interrogativi sul tema.

Inoltre la recente dichiarazione ufficiale sopracitata, ad un’attenta analisi, prova chiaramente che l’Ufficio 6-10 è nei guai.

«La maggior parte delle critiche rivolte all’Ufficio 6-10 non sono molto diverse da quelle rivolte a altri enti dello Stato o del Partito sotto indagine – afferma Heng He, un’analista freelance che si occupa di questioni relative al Partito Comunista per conto di vari giornali cinesi all’estero – Tuttavia almeno una frase va fuori dall’ordinario: “Una divergenza, tra lo studio approfondito dello Stato di diritto e la messa in pratica del suo spirito”».
Heng He ritiene che l’agenzia di contrasto alla corruzione, nella sua dichiarazione, si riferisse ai privilegi extra-legali di cui l’Ufficio ha goduto fin dalla sua fondazione.

Secondo Heng He, «spogliare l’Ufficio 6-10 dei suoi privilegi e criticarlo apertamente è un segnale» che lo status del Falun Gong (ovvero il suo essere oggetto di persecuzione) «potrebbe cambiare in futuro».

Una lettura più ottimistica del documento suggerisce che «Xi Jinping è nel processo di risolvere il problema relativo al Falun Gong», secondo il commentatore politico Li Tianxiao, che dichiara: «È lo sparo che ne dà il via».

Li osserva che ai quadri del Partito nell’Ufficio 6-10 è stato intimato di «essere cauti» nella loro «posizione politica» e i suoi capi veterani sono stati criticati in quanto aventi scarsa «sensibilità» politica e scarso «discernimento». Secondo Li, i funzionari del Partito si sono già accorti che in questi anni Xi Jinping sta portando a un cambiamento della posizione della leadership sul Falun Gong, e questi interventi dei funzionari hanno quindi lo scopo di assecondare la nuova linea.

Xi Jinping ha preso il potere nel 2012, e un anno dopo ha annunciato la chiusura dei campi di lavoro; secondo Minghui.org, che raccoglie informazioni sulla persecuzione del Falun Gong, i praticanti del Falun Gong costituiscono il 40-50 per cento della popolazione dei campi (il dato è costante nel tempo). Inoltre una riforma legale emanata a maggio del 2015, ha indirettamente permesso ai praticanti di denunciare Jiang Zemin. All’inizio di quest’anno Xi ha anche sostenuto che nel gestire le religioni, il Partito dovrebbe adottare un atteggiamento meno duro. Infine, nei mesi scorsi, il massimo organismo della sicurezza ha tenuto un incontro nazionale in cui si è discusso del ‘porre rimedio agli errori storici’.

Thomas DuBois, un professore di Cina moderna e religione presso l’Australian National University, ha affermato che la politica del regime cinese nei confronti del Falun Gong ha «avuto un costo molto alto per la reputazione della Cina».
«Gli osservatori rimangono perplessi su cosa il regime intendesse ottenere, agendo contro questo gruppo».

Articolo in inglese: 610 Office, ‘China’s Gestapo’, Is Criticized by Party Investigators

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