Omicidio Regeni, le indagini e le teorie

Manifestazione a favore di Giulio Regeni nelle vicinanze del consolato italiano del Cairo il 6 febbraio 2016 ((MOHAMED EL-SHAHED/AFP/Getty Images)

Le indagini italoegiziane sulla morte di Giulio Regeni vanno avanti, e a partire dalla scorsa settimana gli investigatori italiani hanno ottenuto di poter collaborare con le autorità in Egitto.

Finora gli inquirenti egiziani hanno condiviso solo una parte degli elementi del caso. Il 10 marzo l’Unione Europea ha preso posizione sulla vicenda, con una risoluzione che chiede serie indagini, e inquadra il delitto di Regeni all’interno di un contesto di violazioni dei diritti umani nel Paese, cosa che ha provocato la reazione sdegnata delle autorità locali. Ma forse anche la loro maggiore apertura alle richieste italiane.

DUE VERSIONI SULLA MORTE

Secondo gli inquirenti italiani, Regeni sarebbe stato torturato per vari giorni, per poi morire a causa della frattura di una vertebra cervicale. Gli egiziani invece non parlano ancora chiaramente di torture, e ritengono che la causa della morte sia un edema cerebrale dovuto a un urto, cosa che convaliderebbe l’ipotesi della morte per incidente stradale. Secondo Repubblica, da parte italiana si conferma la presenza dell’edema ma non la si considera come causa della morte.

NUOVI DETTAGLI

Spunta un altro dettaglio sulla persona che aveva fotografato Giulio durante una riunione dei sindacati (anti governativi): secondo Repubblica si tratterebbe di una ragazza. Il ricercatore friulano aveva raccontato ai suoi amici di essere preoccupato perché questa persona gli aveva scattato delle foto: temeva evidentemente che fosse stata inviata da forze governative.

Un altro elemento, riferito da fonti della sicurezza locali al giornale Youm7 citato da Rai News, sarebbe un video che mostra Giulio Regeni litigare con un giovane per strada, nei pressi del Consolato italiano. Entrambi si sarebbero poi allontanati insieme.
Il giovane non è ancora stato identificato, e per ora non si sa se la vicenda possa aver avuto un collegamento con la successiva morte del ragazzo. Il video non è pubblico.

«Su Giulio Regeni – ha dichiarato il presidente della Camera Laura Boldrini – dobbiamo esigere verità, lo dobbiamo alla famiglia ma anche a tutti i cittadini. Non possiamo accettare verità di comodo. Ho accolto con favore – ha aggiunto – la notizia che i nostri inquirenti andranno al Cairo a svolgere indagini assieme agli egiziani. Il mio pensiero va a tutti quei giovani egiziani ai quali, nel silenzio, è toccata la stessa sorte di Giulio».

L’ENNESIMA TEORIA

Hoda Kamel, dell’Egyptian Center for economic and social rights, è una donna che ha aiutato Regeni nelle sue ricerche. Intervistata da Repubblica ha rivelato di ritenere che il ragazzo potrebbe essere stato «venduto» dal sindacato con cui collaborava.
Regeni si stava occupando in particolare dei sindacati dei venditori ambulanti. Questi venditori, spiega la donna, sono spesso informatori della polizia, perché per vendere hanno bisogno dell’autorizzazione delle autorità.
Il capo del sindacato – che secondo Hoda Kamel è plausibile fosse anche lui un informatore della polizia – aveva avuto dei contrasti con Regeni. «Quelle incomprensioni – dichiara la Kamel – potrebbero essere state alla base sia di una vendetta di Abdallah nei confronti di Giulio, ovvero l’occasione che le autorità hanno avuto per arrestarlo. Ma in un gioco ben più grande che ha a che vedere con lo scontro di potere in Egitto».

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