La crescita cinese potrebbe precipitare del 20 percento nei prossimi 5 anni

Un uomo cammina davanti ad alcune sculture in una mostra a Shenyang, l’11 luglio 2015. Secondo un istituto di ricerca giapponese, il Pil della Cina crollerà del 20 per cento nei prossimi cinque anni. (STR/AFP/Getty Images)

Attualmente si parla molto di diminuzione della crescita della Cina, ma secondo un istituto giapponese il quadro futuro sarà molto più preoccupante. Secondo infatti un rapporto dell’Economic Intelligence Team dell’istituto di ricerca Daiwa, lo scenario «più probabile» per l’economia cinese sarà un apocalittico -20 per cento di crescita del Pil nei prossimi 5 anni.

Probabilmente la maggior parte delle persone sanno che la Cina ha creato un’enorme bolla del debito e ha stanziato la maggior parte dei fondi facendo scelte inappropriate, ma il Daiwa ha fatto qualche calcolo per quantificare l’entità della recessione economica, con conclusioni per nulla incoraggianti. «Non è esagerato sottolineare che questa ipotesi costituisca una forte preoccupazione per chi è interessato ai mercati finanziari globali», si legge nel rapporto. Il Daiwa ha anche spiegato, in armonia con l’opinione comune, che la Cina ha incanalato troppo denaro nelle spese per i servizi pubblici, ma la maggior parte di esse non stanno generando il rendimento previsto.

E sebbene gli analisti stiano riponendo un po’ di fiducia nel regime cinese e nella sua gestione del rallentamento dell’economia, la grande quantità di crediti inesigibili derivanti dai cattivi investimenti nel sistema si riveleranno alla fine troppi da gestire. Persino se il governo centrale dovesse intervenire, «la Cina dovrebbe ancora far fronte alla minaccia di un crollo finanziario».

Percentuale del debito della Cina rispetto al Pil, comparato con altre Nazioni. Nel secondo trimestre del 2014 tale valore è più che raddoppiato rispetto al 2000, pari al 282 per cento rispetto al pil (secondo solo alla Corea del Sud). Il valore nel 2014 mostra un aumento deciso della componente delle società non finanziarie rispetto al 2000 e al 2007. (Source: McKinsey)

Consumi di materie prime della Cina, rispetto al totale mondiale. (Visual Capitalist)

La morale della favola è che la Cina ha consumato una grande quantità di risorse facendo salire, negli anni del boom, il prezzo di carbone, ferro, acciaio e petrolio. La Cina sta sperimentando un annoso problema di eccesso di capacità, che ha portato a una diminuzione dei prezzi di vendita di questi beni. Questo è innaturale, poiché se si fosse verificata un’autentica e naturale creazione di valore e di domanda, i prezzi di questi beni sarebbero dovuti salire.

Calo dei prezzi di produzione in Cina dal 2010 al 2015. Fonte: tradingeconomics.com

Il rapporto ha anche parlato degli effetti dell’accumulazione di capitale sul settore della tecnologia, con conseguenze nefaste sul Pil. «La Cina, per mantenere un alto tasso di crescita economica, ha continuato a dipendere dall’accumulazione di capitale proveniente principalmente dalla spesa pubblica e, di conseguenza, questo ha fatto più male che bene al progresso tecnologico». Secondo i ricercatori del Daiwa, questo spreco di risorse e questa inefficienza nell’utilizzo del capitale e del lavoro porterà a una massiccio cambiamento dei valori – verso il basso. Nel migliore dei casi, questo significa una crescita del 4 per cento delle spese in conto capitale (anziché il 10-20 per cento registrato nel passato decennio) e una crescita del Pil pari a zero.

Ma, sebbene questa possa essere una cattiva notizia, per l’istituto di ricerca non è lo scenario più probabile e il rapporto ne parla senza mezzi termini. «Di tutti i possibili scenari di rischio quello del crollo è, realisticamente parlando, il più probabile». Anche se i ricercatori non hanno voluto esprimerlo a parole, la crescita del meno 20 per cento che si registrerà intorno al 2017-2018 è chiaramente rappresentata nel diagramma verde in basso a destra nella seguente serie di grafici.

I calcoli di Daiwa su futuri tassi di crescita cinesi. (Daiwa Institute of Research). Grafico in alto: Tasso di crescita reale del Pil cinese, dal 1953 al 2020. Dalla politiche di riforma e apertura del 1979, il settore tecnologico ha acquistato un peso sempre maggiore nell’economia cinese, ma a seguito di una dipendenza da forti capitali d’investimento (anni 2012-2015) e a una prevista situazione di assestamento (anno 2020), la Cina sperimenterà un crollo del settore tecnologico, con conseguenze rilevanti sul Pil. Grafico in basso a sinistra: circolazione di capitale sociale nel corso degli anni. Grafico a destra: Tasso di crescita economica della Cina, dal 1980 fino a una previsione nel 2020. In verde è evidenziato l’andamento della spesa pubblica in Cina, in rosso il potenziale di crescita economica e in blu il potenziale di crescita del Pil. Tutti e tre i valori sono negativi nel lustro 2015-2020.

Articolo in inglese: ‘Japanese Researchers Think China’s GDP Could Crash to Minus 20 Percent in Next 5 Years’

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