Il Parlamento Usa contro il peggioramento dei diritti umani in Cina

Il presidente della Commissione esecutiva del Congresso sulla Cina, Senatore Marco Rubio, in un discorso presentato alla Commissione in Washington, il 5 ottobre 2017. (Wei Wu / NTD)

WASHINGTON- Le notizie sui diritti umani in Cina non sono buone, secondo quanto confermato dall’ultimo rapporto annuale pubblicato dalla Commissione esecutiva del Congresso americano sulla Cina. La Commissione ha il compito di monitorare i diritti umani  e l’andamento dello Stato di diritto in Cina, un compito che svolge con un rapporto annuale, ma anche mediante udienze, tavole rotonde e altri progetti speciali.

Con più di 300 pagine, il rapporto di quest’anno è esaustivo e dettagliato e classifica i diritti umani sotto 12 categorie diverse, che spaziano dalla libertà di espressione fino all’ambiente; lo studio della situazione dello Stato di diritto, invece, si divide in altre 4 categorie. Inoltre, il rapporto dedica dei capitoli separati allo Xinjiang, al Tibet, a Hong Kong e Macao.

All’evento che ha annunciato il nuovo rapporto, tenutosi al Parlamento degli Stati Uniti il 5 ottobre, il co-presidente repubblicano, Christopher  Smith, ha dichiarato che la relazione rappresenta un atto d’accusa al regime cinese che «praticamente in qualunque aspetto si osservi si ravvisa un peggioramento».

Tuttavia, il popolo cinese non si è placato, nonostante la repressione sia stata intensificata. Il presidente della Camera Usa Marco Rubio ha infatti commentato: «Mentre il governo cinese reprime l’autentica libertà di religione, il numero dei fedeli aumenta; mentre il regime impone la censura su internet, gli strumenti per aggirarla proliferano; mentre Pechino perseguita brutalmente gli avvocati dei diritti umani, i loro cari aprono un nuovo fronte di lotta».

La Commissione identifica quattro temi conduttori del rapporto annuale: l’uso continuativo della legge come strumento di repressione; la criminalizzazione degli avvocati cinesi specializzati nei diritti umani; l’intensificazione delle restrizioni della libertà religiosa, e l’aumento dell’incertezza derivante dal principio ‘un Paese, due sistemi’ nell’amministrazione di Honk Kong.

CANE DA GUARDIA

La Commissione è stata creata nel 2000 da una legge tesa a garantire delle relazioni commerciali normali e stabili con la Cina. In precedenza, ogni rinnovamento delle normali relazioni commerciali con la Cina era motivo di un acceso dibattito sui diritti umani. La Commissione esecutiva è quindi un ente che continua a svolgere il ruolo di cane da guardia, in passato svolto dai  dibattiti annuali.
Il recepimento della legge che ha dato luogo alla Commissione, seguito dall’adesione della Cina all’organizzazione mondiale del commercio nel 2001, ha dimostrato di essere una cosa vantaggiosa per l’economia ma non per i diritti umani in Cina.

Come ha osservato Marco Rubio, «la Cina ha beneficiato immensamente dell’ordine stabilito sulle regole internazionali, per guidare il suo sviluppo e per sollevare milioni di persone dalla povertà, ma la riforma politica che molti credevano avrebbe accompagnato la trasformazione economica della Cina e l’adesione all’organizzazione mondiale del commercio, non si è materializzata».

CRESCENTE CONSAPEVOLEZZA

La Commissione non si limita a monitorare i diritti umani e lo Stato di diritto in Cina: cerca anche di promuovere i diritti umani grazie alla possibilità di mettere in primo piano specifici sviluppi. In tal senso, mentre la Cina condannava i tre più importanti capi studenteschi del movimento filo-democratico degli Ombrelli di Hong Kong (Joshua Wong, Nathan Long e Alex Chow) da 6 a 8 mesi di reclusione, la Commissione nominava i tre giovani e l’intero movimento Ombrelli alla candidatura al premio Nobel per la pace e ha invitato i membri del Congresso a unirsi alla nomina.

Ad Aprile, la Commissione ha annunciato l’iniziativa eroi della Cina libera, che mette in evidenza i casi dei prigionieri politici e religiosi considerati detenuti o imprigionati in Cina. L’iniziativa mette a disposizione della politica e del grande pubblico un database con pìù di 1.400 casi per chiunque voglia patrocinare un caso particolare.

La Commissione ha poi dedicato il rapporto del 2017 al premio Nobel Liu Xiaobo, morto a luglio, dopo che il regime cinese si era rifiutato di permettergli di andare all’estero per ricevere adeguate cure per un cancro al fegato.

Rubio sostiene inoltre che la strategia della Commissione sia volta a utilizzare la relazione annuale per informare i cittadini del prelievo forzato di organi ai danni dei praticanti del Falun Gong in Cina. Questo «nella speranza di accrescere la consapevolezza [di questa tragedia, ndr] sia qui che nei consessi internazionali: dentro e fuori dal governo.

UNA STRATEGIA NAZIONALE

Una delle raccomandazioni del rapporto chiede agli Stati Uniti di sviluppare una strategia in materia di diritti umani in Cina. Nella copia del rapporto per il presidente Trump, Rubio e Smith sostengono che sia «necessaria una leadership autorevole da parte degli Stati Uniti, con l’obiettivo di sviluppare una politica di lungo termine che imponga alla Cina di rispettare gli impegni internazionali assunti e di aderire agli standard universali dello Stato di diritto». E ancora: il rapporto «esorta l’amministrazione a sviluppare un piano d’azione che […] prepari tutti gli organi del governo a perseguire risultati misurabili e orientati ai diritti umani e allo Stato di diritto».

«Una Cina più libera e democratica rappresenta infatti un interesse cruciale per gli Usa, e questo obiettivo potrebbe essere ottenuto insieme alle altre priorità diplomatiche, economiche, politiche, e di sicurezza degli Stati Uniti», concludono Rubio e Smith.

Anche le vittime degli abusi in Cina chiedono aiuto a Trump. A presenziare alla pubblicazione del Rapporto in Cina ci sono infatti anche i membri delle famiglie degli avvocati dei diritti umani e degli attivisti, venuti per testimoniare la sorte di chi ha parlato in difesa dei diritti umani in Cina.
Jin Bianling, moglie dell’avvocato per i diritti umani Jiang Tianyong, ha parlato di quanto lei e gli altri membri della famiglia di Jiang siano seriamente preoccupati per le torture subite dal marito in prigione.

Jin Bianling ha inoltre invitato Trump, quando visiterà la Cina a novembre, a pronunciarsi sui diritti umani e a chiedere il rilascio degli avvocati per i diritti umani arrestati dal regime.

 

Articolo in inglese: Commission Seeks to Shine Spotlight on Deteriorating Human Rights in China

Traduzione di Giuseppe Di Talia

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