Come imparare a non rimandare

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La procrastinazione deriva dalla paura di affrontare una situazione, e alla lunga diventa un modello di comportamento che si consolida in un’abitudine molto dannosa: rimandare gli impegni può influire su tutti gli aspetti della vita, al punto che si evitano di compiere delle azioni concrete per il proprio miglioramento. 

Per esempio gestire serenamente le finanze, stabilire sane abitudini (dieta, esercizio fisico, controlli medici regolari), mantenere relazioni sane, realizzare lavori importanti, semplificare e ordinare, arrivare in tempo agli appuntamenti, imparare cose nuove e molto altro, sono casi tipici di compiti che facilmente vengono rimandati. Questi sono alcuni esempi lampanti, ma spesso le persone perdono tempo lungo tutto il giorno per piccole cose, controllando telefoni, mail, siti web preferiti, guardando notizie o spettacoli televisivi oppure giocando ai giochi. Non c’è limite al numero di modi in cui si cercano di evitare le difficoltà. 

La domanda diventa quindi come smettere di farsi del male: in che modo iniziare ad abbattere le abitudini più ostiche di procrastinazione e creare modelli più utili. La risposta è cominciare a pensare a quei modelli di comportamento come abitudini.

LA PROCRASTINAZIONE COME ABITUDINE 

Quando inizialmente si rimanda un’azione, non si è ancora sviluppata un’abitudine. Semplicemente, è una scelta. Per esempio, si deve svolgere un compito ma poi si rimanda e si fa qualcosa di più divertente. Questo succede perché si prova paura o resistenza nel fare un compito e si trovano le altre opzioni più attraenti. In questo modo, si sceglie la strada più facile, ci si sente meglio e la ricompensa è immediata. Poi arrivano le difficoltà, ma è un qualcosa che ha che fare con il futuro. 

Le scelte più semplici di solito sono ricompensate da una gratificazione immediata. Quindi, ripetendo questa scelta più e più volte, si inizia creare una nuova abitudine, un modello mentale che diventa familiare. Dopo un po’, la ricompensa non è nemmeno necessaria e l’abitudine diviene così radicata che la scelta è automatica. A quel punto diventa difficile interrompere questo schema di comportamento. 

Per uscire da questa situazione, occorre compiere uno sforzo cosciente ed essere disposti a farlo. 

MODIFICARE GLI SCHEMI DI COMPORTAMENTO 

I passi per interrompere un’abitudine radicata sono semplici, ma richiedono un piano d’azione: 

– Decidere che si è stanchi di avere una certa abitudine: il primo passo è riconoscere che il vecchio comportamento non è utile ed è dannoso. Quando si decide che si è stanchi di farsi del male con certe abitudini, si è pronti a cambiare. Certamente, occorre valutare se si è pronti in quel momento. 

Impegnarsi a cambiare coscientemente: quando si è pronti a smettere di farsi male, si è consapevoli e pronti a impegnarsi all’atto pratico. Prendere un impegno con qualcun altro o un piccolo gruppo di amici o familiari, è un potente mezzo per cambiare. 

Dedicare del tempo al fare pratica: Non si può cambiare un’abitudine radicata a casaccio. Bisogna fare pratica coscientemente e con uno sforzo deciso. Si possono per esempio dedicare cinque minuti al giorno per un piccolo periodo di pratica quotidiana; il consiglio è di pianificare al mattino prima di controllare la posta elettronica o di iniziare a lavorare. È importante creare un promemoria.

– Formulare un’intenzione precisa: prima di iniziare, è importante ricordarsi il motivo per cui si sta praticando e domandarsi in che modo una vecchia abitudine danneggi la propria vita. Forse fa male alla carriera, alla salute, alla felicità, alle relazioni o alle finanze e impedisce di svolgere compiti più importanti. Per eliminare al meglio l’abitudine, è importante stabilire dei buoni propositi. 

Svolgere un compito: Per iniziare va bene scegliere un compito che si è rimandato continuamente, ma che non sia troppo difficile o scomodo. Ci si può impegnare a svolgere un’operazione che richiede solo cinque minuti. 

– Svolgere solo il compito e osservare il proprio schema di comportamento: Sedersi e non fare nient’altro che il compito scelto, oppure si può scegliere di non fare niente. Notare quando si ha voglia di passare a fare qualcosa di diverso, di alzarsi dalla sedia e andare via. In questi casi, l’osservazione dei propri modelli di comportamento è estremamente preziosa.
Per esempio, si possono osservare le pulsioni senza agire e giudicare. Sono solo dei sentimenti che nascono, niente di cui preoccuparsi. Basta osservare, senza agire; semplicemente ci si siede e si affrontano gli stimoli. Poi si torna al proprio compito più e più volte, fino a quando questa diventa la nuova abitudine. 

Creare nuovi modelli di comportamento più funzionali è possibile.  

Leo Babauta è autore di sei libri e scrittore di ‘ZenHabits’, blog con oltre due milioni di iscritti.

 

Per saperne di più:

 

Articolo originale: ‘Undone: How to Change Our Procrastination Patterns

Traduzione di Massimiliano Russano 

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