Arie famose, Il lamento di Didone

Enea racconta a Didone la sconfitta di Troia, Pierre-Narcisse Guérin (1815), París, Louvre. (Wikimedia commons)

Il compositore barocco Henry Purcell ha composto la sua grande opera Didone ed Enea ispirandosi all’Eneide del poeta latino Virgilio e al libretto scritto da Nahum Tate. Proprio da quest’opera ha origine la celebre aria Il lamento di Didone.

Nella scena di questo lamento, Didone, la regina di Cartagine – città fondata sulla costa settentrionale africana, nell’VIII secolo a.C circa – si trova assieme alla cameriera Belinda, alla quale rivela la propria grande delusione dovuta all’inganno e alla partenza di Enea, il bel guerriero figlio di Afrodite e del mortale Anchise, cugino del re di Troia.

Didone, che si era innamorata di Enea, gli dedica i suoi ultimi istanti di vita, abbandonandosi allo spirito della morte.

Prevedendo di togliersi la vita, dopo aver visto il proprio amato in procinto di salpare con la sua flotta, la regina fa accendere un fuoco, che servirà per la propria cremazione. Il guerriero si era rifugiato infatti a Cartagine con le sue navi e il suo esercito, a seguito della sconfitta di Troia. Qui aveva conquistato Didone, dalla quale era stato accolto e aiutato, per poi abbandonarla e intraprendere un nuovo viaggio. La sua nuova meta era l’Italia, dove avrebbe dovuto fondare una nuova e grandiosa città. 

Nella mitologia, la sua prole, nata dal matrimonio con la sua seconda sposa Lavinia, figlia del re latino, ha reso possibile la fondazione di Roma.

Nell’Iliade, Omero racconta le precedenti gesta di Enea, nel bel mezzo delle quali era stato ferito da Diomede, salvato da sua madre Afrodite (Venere per i romani) e curato da Artemide e Leto. Successivamente, Poseidone lo aveva anche salvato da Achille.

L’aria, Il lamento di Didone, inizia con toni discendenti e profondi, intramezzati da note più acute e intense che accompagnano queste parole: «Ricordami, ma dimentica il mio destino». Con quest’aria il melodramma raggiunge il culmine della sua drammaticità:

 

La tua mano, Belinda… le tenebre mi spengono;

lasciami riposare sul tuo petto;

vi resterei più a lungo, ma la morte mi invade:

la morte ora è per me un’ospite gradita!

 

Quando giacerò nella terra, possano i miei errori

non turbare il tuo animo.

Ricordami, ricordami, ma dimentica il mio destino!

Ricordami, ma dimentica il mio destino!

 

Traduzione di Alessandro Starnoni

Top