Timore per la Dottrina Trump al Festival internazionale della Geopolitica europea

di Agenzia Nova
3 Aprile 2025 18:57 Aggiornato: 3 Aprile 2025 18:57

Proseguono i lavori presso M9-Museo del ’900 con la prima giornata della quinta edizione del Festival internazionale della geopolitica europea. Il pomeriggio si è aperto con un nutrito panel dedicato al «dibattito sulle elezioni Usa e gli equilibri globali», con ospiti d’eccezione, tra cui l’ambasciatore Antonio Badini, il giornalista Oliviero Bergamini, l’esperta di Usaid, Maria Bina Palmisano (in collegamento dagli Usa), l’analista Greta Cristini, il docente Gianluca Pastori e il giornalista Giampiero Gramaglia, moderati da Gerardo Pelosi.

«Oggi assistiamo a una crisi nella disponibilità di beni internazionali – ha spiegato Badini – Bettino Craxi aveva una visione della politica ben distinta dall’ideologia comunista, opponendosi all’Urss e riconoscendo nel Medio Oriente una fonte di instabilità che minacciava la pace globale. Craxi adottò una politica forte e coraggiosa nei confronti del blocco sovietico, arrivando a pubblicare una lettera per stimolare un’azione più incisiva dell’Europa. Egli prevedeva sempre le mosse giuste e sapeva che, per controllare il Medio Oriente, avrebbe dovuto affrontare direttamente l’Unione Sovietica».

«La Russia di Putin ha inizialmente adottato un approccio cauto, subendo alcune delusioni – ha proseguito –, ma ora si rivela per quello che è realmente: una potenza con mire spietate per ricostruire l’ex Unione Sovietica e riaffermarsi sulla scena globale. La domanda chiave è: cosa è cambiato rispetto allo strappo di allora?».

Donald Trump «utilizza lo slogan “Pace attraverso la forza” – ha sottolineato Cristini –, ripreso da Ronald Reagan e tipico dei repubblicani. Tuttavia, mentre per Reagan rappresentava una responsabilità strategica e un approccio anti-coloniale, per Trump assume una connotazione diversa: viene impiegato per il recupero dell’identità storica degli Stati Uniti e la Dottrina Monroe viene reinterpretata in chiave anti-europea. Per Trump, la guerra in Ucraina rappresenta una sconfitta della Russia, ma considera l’Europa un ostacolo al dialogo diretto tra Mosca e Washington. Trump sta portando avanti un dialogo per recuperare i rapporti con la Federazione Russa, anche in funzione di possibili accordi commerciali sulle risorse minerarie».

Nel suo intervento il giornalista Oliviero Bergamini ha aggiunto: «Trump utilizza i dazi in funzione difensiva, ma il loro impatto ha aumentato lo sbilancio tra Europa e Stati Uniti. La sua strategia commerciale si basa su una logica da imprenditore: per ottenere un accordo, si deve iniziare con richieste massime, per poi arrivare a una mediazione. Zelensky ha criticato questo approccio, sostenendo che Trump non ha le “carte” per trattare efficacemente. Tuttavia, nonostante l’azzardo, la sua strategia segue una logica interna. Il futuro dell’assetto geopolitico tra Europa e America si giocherà anche su queste dinamiche economiche».

A seguire Gianluca Pastori ha rimarcato: «Le istituzioni economiche e sociali sono in continua evoluzione. Il Wto è emerso come strumento di regolazione del commercio globale, ma non è attrezzato per affrontare le sfide attuali del multilateralismo. Si sta assistendo a un ritorno del protezionismo e la gestione dei dazi rappresenta una sfida cruciale. Il commercio internazionale è una competenza tipicamente europea, e l’Ue impone spesso la decisione definitiva in questi ambiti. Tuttavia, questa posizione dominante potrebbe entrare in crisi a causa delle politiche americane».

Secondo Giampiero Gramaglia «le responsabilità dell’Europa risiedono nella mancata risposta efficace agli Stati Uniti. Se l’opinione pubblica europea è sommersa da fake news, il problema è più ampio e non riconducibile a un solo leader. L’Europa è l’unione di 27 paesi con un Pil complessivo comparabile a quello degli Stati Uniti. Tuttavia, la differenza con Trump è evidente: egli sostituisce la verità oggettiva con la sua versione personale dei fatti e si fida solo della propria forza. Un elemento interessante è il legame tra Trump, Elon Musk e l’Europa: entrambi offrono opportunità nel campo della sicurezza, ma promuovono una visione orientata verso la deregolamentazione. Per affrontare queste sfide, l’Europa dovrà costruire un nucleo di paesi pronti a rafforzare la propria sicurezza senza vincoli eccessivi».

In conclusione, Maria Bina Palmisano ha evidenziato: «Con l’avvento di Trump, tutta l’amministrazione pubblica statunitense è stata ristrutturata in modo radicale. Fin dal suo insediamento, l’apparato burocratico ha subito tagli drastici e migliaia di dipendenti sono stati licenziati. Una ristrutturazione così violenta si è manifestata anche nelle politiche aziendali: molte multinazionali hanno dovuto ridimensionarsi. Un aspetto cruciale riguarda il ruolo della progettazione europea: come può contribuire alla crescita politica ed economica virtuosa del continente? Per rafforzare il proprio ruolo globale, l’Ue deve affrontare questioni come l’autonomia strategica, la gestione del commercio internazionale e il rapporto con le grandi potenze mondiali» ha concluso.

L’ultimo panel della prima giornata sarà dedicato a un tema di grande attualità: l’innovazione e l’intelligenza artificiale. Tra i relatori: Luca Baraldi, ambassador European digital Sme alliance; Stefano Da Empoli, Presidente dell’Istituto per la competitività (I-Com) e autore di L’economia di ChatGpt; Riccardo Meggiato, Consulente in cyber-security e digital forensics e Umberto Rapetto, Generale della guardia di finanza e fondatore del Gat (Gruppo anticrimine tecnologico), moderati dal giornalista Maurizio Cerruti. Tutti gli eventi sono gratuiti e si svolgeranno in presenza e in diretta streaming sulla pagina Facebook del festival e sul sito dedicato.

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