Rampelli: in attesa del nucleare la soluzione è l’idroelettrico

di Artemio Romano
4 Aprile 2025 15:11 Aggiornato: 4 Aprile 2025 15:36

In una recente dichiarazione, il vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli, ha definito l’idroelettrico «l’uovo di Colombo» che risolve il dilemma di far quadrare il cerchio tra la domanda di energia, la “crisi climatica”, la dipendenza dal gas russo e la necessità di autonomia energetica. Ma è davvero così?

L’idroelettrico è già adesso la principale fonte rinnovabile sfruttata in Italia. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia e il gestore della rete elettrica italiana Terna, nel 2023 l’idroelettrico ha contribuito a circa il 15-20% della produzione nazionale (il valore è fortemente dipendente dalle precipitazioni annuali), e questo dato è in linea con il 18% citato da Rampelli. Secondo Federidroelettrica poi, l’Italia ha 4.800 impianti attivi, per cui l’idroelettrico copre già adesso una quota significativa del fabbisogno nazionale di elettricità. L’idroelettrico, essendo già operativo, è quindi “immediato” nel senso di utilizzo corrente.

Rampelli elenca gli indubbi, e tutto sommato reali, vantaggi dell’idroelettrico: sovranità energetica, sostenibilità, alto potenziale, programmabilità e inesauribilità. Ma per arrivare al 40% di produzione da idroelettrico sarebbero necessari nuovi impianti e/o potenziamenti degli attuali, cioè a dire anni di dibattiti, progettazioni, autorizzazioni e finanziamenti. In questo senso l’affermazione del vice presidente della Camera è alquanto ottimistica e semplificatoria della complessità del sistema energetico. Come ad esempio, rispetto al problema della siccità (che nel 2022 che ha ridotto la produzione idroelettrica del 20-30% in alcune regioni italiane): la soluzione di Rampelli (riuso dell’acqua piovana e manutenzione) è tecnicamente valida, ma richiede investimenti non indifferenti e tempi non immediati. Lo stesso vale le attività di manutenzione/eliminazione degli sprechi e della pulizia degli invasi: miliardi di spesa e anni di lavoro. Quanto allo sfruttamento delle maree per produrre elettricità, nonostante il potenziale teorico è un modalità di produzione costosa e tecnologicamente complessa.

Insomma, le affermazioni di Fabio Rampelli sono in gran parte fondate su dati reali e riflettono senz’altro il potenziale dell’idroelettrico come risorsa strategica per l’Italia. Tuttavia, alcune sue proiezioni risultano poco realistiche. Mentre la realtà è in effetti molto semplice: nel mix tecnologico dei sistemi di produzione energetica, non si può rinunciare al gas naturale. Che, depurato dell’ideologia “green” affermatasi da qualche anno a questa parte, nella realtà è sempre stata e rimane una risorsa naturale abbondante, affidabile, poco costosa e pulita.

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