mTOR è la proteina fondamentale per la longevità

di Redazione ETI/Jennifer Sweenie
5 Aprile 2025 23:24 Aggiornato: 5 Aprile 2025 23:24

Nel panorama della ricerca sulla longevità, una proteina ha assunto un ruolo centrale: la mechanistic (o mammalian) target of rapamycin, nota come mTor. Essenziale per la crescita muscolare, lo sviluppo e il metabolismo, mTor è coinvolta anche in numerose patologie, tra cui cancro, diabete di tipo 2, resistenza insulinica, artrite e disturbi neurologici. Non può essere definita né positiva né negativa: è semplicemente fondamentale.

Il punto cruciale è l’equilibrio. Un’attivazione eccessiva di mTor può risultare dannosa, così come una sua inibizione estrema. Regolarne l’attività è quindi determinante, obiettivo perseguibile attraverso lo stile di vita — alimentazione ed esercizio — oppure con interventi farmacologici, come l’impiego della rapamicina, che nei modelli animali ha mostrato effetti promettenti sulla durata della vita. Comprendere a fondo le funzioni di mTor è essenziale per valutare i potenziali rischi e benefici di una sua modulazione.

L’ORIGINE E LA DEFINIZIONE DI mTOR

La mTor è una proteina naturalmente presente nell’organismo, ma la sua scoperta è legata alla rapamicina, un composto prodotto da un batterio isolato negli anni ’70 da un campione di suolo dell’Isola di Pasqua, nota anche come Rapa Nui. Da qui, il nome del composto.

Negli anni ’90 fu identificato il bersaglio cellulare della rapamicina, denominato mTor, una proteina chinasi che regola crescita e metabolismo cellulare in numerosi organismi, dai lieviti ai mammiferi. Le chinasi sono enzimi che facilitano reazioni chimiche fondamentali per il funzionamento dell’organismo.

Inizialmente studiata per le proprietà antifungine, la rapamicina si è rivelata anche un potente immunosoppressore e inibitore della proliferazione cellulare. Nel 1999, la Food and Drug Administration ne ha approvato l’uso come farmaco immunosoppressore.

La “m” in mTor indicava in origine “mammalian”, poiché la proteina fu scoperta nei mammiferi. In seguito, si è preferito il termine “mechanistic”, più inclusivo della sua funzione trasversale in diverse specie. Attualmente entrambe le definizioni coesistono, senza contraddizioni.

La mTor agisce come regolatore centrale dei processi cellulari, adattando le funzioni delle cellule in base alle condizioni ambientali e alle risorse disponibili. Stimola crescita, divisione e gestione energetica a seconda dei segnali ricevuti. «mTor si comporta come un direttore d’orchestra: elabora segnali interni ed esterni e decide se la cellula debba espandersi o risparmiare energia» spiega il dottor Joseph Purita, specialista in chirurgia ortopedica e terapie cellulari.

mTor forma due complessi distinti: mTorc1 e mTorc2, strutture multiproteiche che ne determinano le funzioni specifiche.

mTorc1 è sensibile a nutrienti come aminoacidi, glucosio e fattori di crescita. Quando questi abbondano, inibisce l’autofagia, ovvero il processo di riciclo delle cellule danneggiate. Si localizza nei lisosomi ed è sensibile alla rapamicina.

mTorc2 agisce invece sulla morfologia e il movimento cellulare, influenzando la sopravvivenza delle cellule e il metabolismo di glucosio e lipidi. Si attiva in particolare in risposta a fattori di crescita come l’insulina. Tuttavia, mTorc2 resta meno compreso rispetto a mTorc1.

Il ruolo di mTor non può essere semplificato a una questione di attivazione o inibizione: occorre regolarne attentamente l’intensità. Non dovrebbe essere sempre al massimo né completamente inattivo. Infatti, un’attività eccessiva è associata a cancro, malattie neurodegenerative e disfunzioni metaboliche. Un’eccessiva attivazione di mTorc1 può inoltre contribuire a infiammazione cronica, insufficienza cardiaca e invecchiamento precoce.

Al contrario, una riduzione marcata dell’attività compromette processi vitali come la sintesi proteica, il ciclo cellulare e il metabolismo energetico. L’inibizione di mTor può ridurre l’efficienza dei mitocondri e quindi generare ripercussioni notevoli sulla salute cellulare.

COSA INFLUENZA L’ATTIVITÀ DI mTOR

NUTRIZIONE

Gli aminoacidi, soprattutto la leucina contenuta nelle proteine animali, attivano mTorc1. Un consumo eccessivo di carne rossa, pollo o latticini può favorirne la sovraattivazione. Anche i carboidrati ad alto indice glicemico attivano mTor indirettamente, tramite l’insulina, come confermato da uno studio del 2019 su modelli murini. L’effetto varia secondo la sensibilità insulinica individuale.

La dieta chetogenica, la restrizione calorica e il digiuno intermittente sembrano ridurre l’attività di mTor.

ESERCIZIO FISIO E OBESITÀ

L’allenamento di forza stimola mTor nei muscoli, promuovendone la crescita. Sebbene l’endurance abbia un effetto minore, contribuisce comunque alla conservazione della massa muscolare con l’età. Mentre un eccesso di acidi grassi liberi stimola mTorc1, aggravando disfunzioni metaboliche.

SONO E STRESS

La deprivazione di sonno altera la sensibilità insulinica, influenzando mTor. Lo stress cronico, attraverso l’aumento del cortisolo, potrebbe modificare la sua attività, ma sono necessari ulteriori studi.

ALCOL

Il consumo di alcol potrebbe attenuare gli effetti positivi dell’esercizio su mTorc1, anche se le evidenze restano limitate. Nel complesso, periodi di attivazione attraverso l’esercizio fisico, seguiti da periodi di minore attività, attraverso una nutrizione bilanciata e un adeguato consumo di proteine favoriscono un’attivazione equilibrata di mTOR.

LA RAPAMICINA

L’interesse per mTor ha stimolato la ricerca di inibitori, tra cui la rapamicina è la più studiata. Una revisione pubblicata nel 2024 su The Lancet ne ha confermato l’efficacia su invecchiamento e sistema immunitario. Tuttavia, i potenziali effetti collaterali — come infezioni o disturbi metabolici — e l’incertezza sull’impiego a lungo termine impongono cautela e supervisione medica.

UN DISALLINEAMENTO EVOLUTIVO

Il contesto moderno, ricco di nutrienti e povero di pause metaboliche, ha sbilanciato l’attività di mTor., L’insulina — stimolata eccessivamente dai carboidrati raffinati — mantiene mTor attivo più a lungo rispetto agli aminoacidi. In passato, l’alternanza tra abbondanza e digiuno permetteva un bilanciamento naturale, oggi compromesso.

«Non è mTor a rappresentare il problema, ma l’ambiente alimentare pro-infiammatorio» dice il nutrizionista J. Gulinello. Piuttosto che inibirne l’attività in modo drastico, risulta più efficace promuovere la moderazione alimentare, l’esercizio fisico e pratiche come il digiuno intermittente.

Le informazioni e le opinioni contenute in questo articolo non costituiscono parere medico. Si consiglia di confrontarsi sul tema col proprio medico curante e/o con specialisti qualificati.

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