Masticare anche una singola gomma può liberare nella saliva centinaia o migliaia di microplastiche, esponendo chi ne fa uso abituale al rischio di ingerirne circa 30 mila in un anno. È quanto emerge da un nuovo studio pilota.
Secondo quanto riportato dall’American Chemical Society in una nota del 25 marzo, i ricercatori hanno voluto verificare quante microplastiche una persona potrebbe ingerire masticando gomme naturali e sintetiche. Le gomme naturali utilizzano polimeri di origine vegetale per ottenere una consistenza morbida, mentre quelle sintetiche si basano su «basi di gomma derivata da polimeri a base di petrolio».
«Non intendiamo allarmare nessuno – spiega Sanjay Mohanty, responsabile del progetto e professore di ingegneria alla University of California, Los Angeles – Non è ancora chiaro se le microplastiche siano dannose per la salute umana, poiché mancano studi clinici sull’uomo. Tuttavia, sappiamo di essere quotidianamente esposti a queste sostanze e questo è ciò che abbiamo voluto approfondire».
Lo studio ha analizzato cinque marche di gomme sintetiche e cinque naturali. Durante un esperimento, un partecipante ha masticato una gomma per quattro minuti, in un altro per venti, con campioni di saliva raccolti periodicamente per rilevare la presenza di microplastiche. Trattandosi di uno studio pilota, il campione era limitato, utile a perfezionare le variabili prima di ricerche su scala più ampia.
Per ridurre le variabili legate alle differenze individuali nella masticazione e nella composizione della saliva, è stato coinvolto un solo soggetto. Dai risultati è emerso che «in media vengono rilasciate 100 microplastiche per grammo di gomma, ma alcune possono liberarne fino a 600 per grammo. Considerando che una gomma pesa tra 2 e 6 grammi, un pezzo più grande potrebbe rilasciare fino a 3.000 particelle plastiche», si legge nella nota.
«Se una persona mastica tra 160 e 180 gomme piccole all’anno, potrebbe ingerire circa 30 mila microplastiche», hanno calcolato i ricercatori.
La coautrice dello studio Lisa Lowe, ha sottolineato che non è stata rilevata una differenza significativa tra gomme naturali e sintetiche nel rilascio di microplastiche, né nella composizione dei polimeri contenuti. Il professor Mohanty ha aggiunto che l’analisi si è concentrata su particelle di almeno 20 micrometri, lasciando probabilmente escluse quelle più piccole non rilevate nella saliva. «La plastica rilasciata nella saliva rappresenta solo una minima parte di quella presente nella gomma», ha precisato.
I DANNI DELLE MICROPLASTICHE
Le microplastiche rappresentano un potenziale rischio per la salute umana. Una revisione di 3.000 studi ha suggerito che quelle presenti nell’aria potrebbero contribuire all’aumento dei casi di cancro al colon e ai polmoni.
Queste particelle «si accumulano negli organi, causando alterazioni biologiche come stress ossidativo e infiammazione nelle linee cellulari umane», hanno scritto gli autori della revisione. Lo stress ossidativo può superare le difese dell’organismo, danneggiando il Dna. Inoltre, si ipotizza che possano interferire con le funzioni ormonali e indebolire il sistema immunitario nel contrastare il cancro.
L’esposizione alle microplastiche è stata associata a problemi riproduttivi, disturbi metabolici e peggiori esiti respiratori. Negli ultimi anni, queste particelle sono state individuate in diversi organi umani. Uno studio di settembre ha identificato per la prima volta microplastiche nel cervello, in particolare nel bulbo olfattivo, l’area responsabile dell’olfatto. Sono state rinvenute anche nei testicoli, nel sangue, nel fegato, nell’intestino e nei polmoni.
Uno studio del febbraio 2024 ha individuato microplastiche nella placenta umana, l’organo che fornisce ossigeno e nutrienti al feto durante la gravidanza.
Attualmente si stanno studiando diverse strategie per ridurre la contaminazione da microplastiche. Una ricerca pubblicata lo scorso anno ha indicato che bollire l’acqua del rubinetto per cinque minuti potrebbe ridurne la presenza fino al 90%. «Questa semplice strategia può ‘decontaminare’ l’acqua domestica da nano e microplastiche, offrendo un metodo efficace per ridurre l’assunzione di queste particelle attraverso il consumo d’acqua», scrivono i ricercatori.
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