La grandezza di Michelangelo e di Zhuangzi

di Redazione ETI/Eric Bess
17 Marzo 2025 19:26 Aggiornato: 17 Marzo 2025 22:02

Cosa rende una persona veramente grande? Come fanno certe persone a raggiungere grandi traguardi? Per rispondere a queste domande, occorre riflettere sul significato di “grandezza”. Non ci stiamo riferendo a persone o alle imprese famose che possono aver compiuto. Queste ultime cadono rapidamente nel dimenticatoio.

La grandezza di cui vogliamo parlare si riferisce a persone e a opere che trascendono il tempo e il luogo.

Qui vogliamo esplorare due esempi di grandezza: il primo è l’artista rinascimentale Michelangelo, il secondo è un personaggio del testo taoista cinese Zhuangzi, un falegname di nome Qing.

MICHELANGELO E IL MARTELLO DI DIO

C’è un detto apocrifo, spesso attribuito a Michelangelo:

«Ogni blocco di pietra ha una statua dentro di sé, ed è compito dello scultore scoprirla. Io ho visto l’angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo».

Non ci sono prove che queste siano effettivamente parole di Michelangelo, tuttavia alcune sue poesie fanno pensare che sarebbe stato d’accordo con l’idea che lo scultore “liberi” l’angelo imprigionato nel marmo:

Per ritornar là donde venne fora,
l’immortal forma al tuo carcer terreno
venne com’angel di pietà sì pieno,
che sana ogn’intelletto e ’l mondo onora.
……….
né Dio, suo grazia, mi si mostra altrove
più che ’n alcun leggiadro e mortal velo;
e quel sol amo perch’in lui si specchia.

(Rime, 106)

Penso che qui Michelangelo voglia intendere che può vedere la forma divina imprigionata nelle cose terrene. Ma, nonostante la sua prigionia, il divino diffonde sulla Terra la compassione e l’onore della guarigione, e nel sentirsene testimone Michelangelo è pieno d’amore: un sentimento sacro, un amore neoplatonico.

Scrive:

Se ’l mie rozzo martello i duri sassi
forma d’uman aspetto or questo or quello,
dal ministro che ’l guida, iscorge e tiello,
prendendo il moto, va con gli altrui passi.
………
Onde a me non finito verrà meno,
s’or non gli dà la fabbrica divina
aiuto a farlo, c’al mondo era solo.

(Rime, 46)

Michelangelo fa intuire che non è solo lui a scolpire la pietra: Dio lo sta guidando. L’artista fa oscillare il martello in alto sopra la testa per creare bellissime statue, ma queste forme non potrebbero manifestarsi senza l’intervento di uno strumento che sta più in alto del suo (dal ministro che ’l guida, iscorge e tiello,). Senza Dio, che è la fucina divina, Michelangelo non riuscirebbe a raggiungere tanta grandezza, sta dicendo di essere il martello di Dio.

LIBERARE L’ANGELO

Il processo di liberazione degli angeli imprigionati che Michelangelo porta avanti, è visibile nelle quattro sculture incompiute per la tomba di Papa Giulio II. Qui, le figure prendono vita mentre si liberano dalla prigione della fredda pietra: la levigatezza della pelle scolpita contrasta con il marmo grezzo che deve ancora essere sbozzato.

Michelangelo, Giovane schiavo, 1530. Galleria dell’Accademia di Firenze. Pubblico dominio

Il contrasto è ancora maggiore se si confronta la scultura incompiuta con una statua dello stesso progetto, finita. La scultura del Mosè, realizzata da Michelangelo per la tomba di Papa Giulio II, nella basilica romana di San Pietro in Vincoli, è considerata una delle sue opere migliori. Dopo aver “liberato” la figura del Mosè con l’aiuto di Dio, l’artista le avrebbe chiesto: «Perché non parli?».

Mosè di Michelangelo, Chiesa di San Pietro in Vincoli, Roma. Pubblico dominio

Le creazioni di Michelangelo sembrano essere vive e non semplicemente un’imitazione, ed è qui che risiede la sua grandezza. Chiedere alla statua appena scolpita il perché del suo silenzio suona un po’ ironico; oggi, dopo 500 anni, queste creazioni ci “parlano” ancora. Tuttavia, Michelangelo, per sua stessa ammissione, non è l’artefice di questa grandezza, lo è Dio. Quindi, quando ci chiediamo: «Che cosa rende qualcuno veramente grande in qualcosa? Come fanno certe persone a raggiungere grandi risultati?». C’è una risposta a queste domande: è Dio che parla attraverso loro.

QING LIBERA IL DIVINO DALL’ALBERO

Quali analogie possiamo trovare tra la grandezza di Michelangelo e quella di una cultura orientale? Prima che la Cina fosse sottomessa dal comunismo, la “grandezza” in quel popolo era spesso associata alla virtù e alla spiritualità. Il taoismo, nell’antica Cina, ha vissuto una lunga tradizione spirituale. Il libro taoista Zhuangzi offre spunti per seguire il Tao, o la via del cielo.

Zhuangzi dal Libro dei dieci figli, dinastia Yuan, di Hua Zuli. Pubblico dominio

Nello Zhuangzi si racconta di un falegname di nome Qing che costruisce supporti artistici per tenere le campane. Le sue creazioni sono così belle che tutti pensano che siano state realizzate da divinità o spiriti. Quando gli viene chiesto come fa a creare opere d’arte così belle, Qing risponde:

«Sono solo un artigiano, come potrei avere un’arte? C’è una cosa, però: quando mi accingo a costruire una campana, non lascio mai che la mia energia vitale si esaurisca. Resto sempre a digiuno per fermare la mia mente. … La mia abilità si concentra e tutte le distrazioni esterne svaniscono. Poi vado nella foresta in montagna ed esamino la natura divina degli alberi. Se ne trovo uno di forma superlativa e riesco a vedervi una campana, mi dedico al lavoro di intaglio, altrimenti lascio perdere. In questo modo non faccio altro che far coincidere il “Cielo” con il “Cielo”. Probabilmente è per questo che la gente si chiede se i miei lavori non siano stati fatti dagli spiriti».

Queste parole ci dicono alcune cose sulla grandezza. In primo luogo, la grandezza di Qing proviene da qualcosa che sta oltre la sua persona: con umiltà, risponde di non avere un’arte in sé. Penso che il suo “digiuno” sia un digiuno mentale attraverso cui liberarsi di tutte le distrazioni, affinché il cielo possa rivelarsi a lui. In questo “vuoto” – risultato del suo altruismo – si riempie della via verso il cielo. Credo anche che in questo esempio il cielo operi mediante due vie: attraverso Qing e attraverso la natura.

Quando Qing riconosce il divino che si manifesta nel suo spirito, sente la corrispondenza con l’aspetto divino che vede manifestarsi nella natura. In sostanza, scolpisce quel legno per liberare il supporto della campana dall’albero. È in grado di giudicare l’albero come superlativo per il suo scopo, solo dopo aver svuotato la mente ed essersi riempito di pace divina. In quale altro modo avrebbe potuto mettere in relazione il cielo con il cielo se non fosse stato in grado di riconoscere il cielo stesso?

Naturalmente, Qing e Michelangelo differiscono tra loro ma, come Michelangelo, Qing permette al divino di operare attraverso di lui. Qing non deve la sua grandezza alla capacità di agire presente in lui, è invece una grandezza che deriva dal movimento del cielo attraverso di lui. Ecco, forse, una risposta alla domanda sulla grandezza: il cielo agisce attraverso di noi.

RICERCARE LA GRANDEZZA

Pensando a questi due esempi, come possiamo arrivare alla grandezza? Possiamo arrivarci cercando Dio. Potremo raggiungere la grandezza comportandoci qui sulla Terra come faremmo in cielo? Possiamo trovare la grandezza nel trovare Dio, e la via del cielo, qui sulla Terra? La nostra grandezza è un riflesso del nostro altruismo, un vuoto pieno di Dio che ci permette di vedere il divino nel mondo?
Se è così, che cosa ci ha fatto diventare grandi finora nella nostra vita, e come speriamo di riuscire a esserlo in futuro?

 

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