La corruzione nel sistema cinese

di Redazione ETI/Terri Wu e Xin Ning
26 Marzo 2025 17:31 Aggiornato: 26 Marzo 2025 17:31

La corruzione è una «caratteristica tipica» della Cina comunista, figlia di un sistema politico senza controlli. Lo dicono i Servizi americani in un documento pubblicato il 20 marzo scorso dall’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale, rivela che le tangenti moltiplicano «da quattro a sei volte» il salario di un funzionario, e che nel 2012 Xi Jinping e la sua famiglia hanno accumulato oltre un miliardo di dollari. Da quando Xi è salito al potere, è diventato più difficile ottenere dati sulla corruzione dei vertici del Pcc ma l’analisi evidenzia che, fino all’anno scorso, la famiglia di Xi ha speso diversi milioni in investimenti finanziari.

L’Intelligence Authorization Act del 2023 ha obbligato l’Ufficio a pubblicare un’analisi sul reddito e sulla corruzione dei capi del Pcc, grazie a una normativa proposta da Marco Rubio, allora senatore e vicepresidente della Commissione Intelligence del Senato, ma un ex funzionario cinese dice che lo studio condotto lascia alquanto a desiderare.

Du Wen, ex direttore dell’Ufficio di Consulenza Legale della Mongolia Interna, ha scontato 12 anni di carcere in Cina per corruzione. Si definisce un capro espiatorio di una guerra di potere persa. «La corruzione del Pcc è ovunque» dice «da una parte sventolavano la bandiera della rivoluzione proletaria per stare al potere, dall’altra […] hanno solo riempito le tasche dei politici».

L’analisi evidenzia inoltre che in Cina i vertici del Partito decidono chi si aggiudica licenze e contratti: il grado porta potere e accesso all’informazione. Si paga per salire, si incassa per restare.

Paul Berkowitz, esperto di Cina vede l’analisi come un «primo passo» che manda un messaggio: alcuni in America, soprattutto Rubio, conoscono le debolezze del Pcc e «non hanno paura di smascherarle». «Rubio conosce i comunisti come pochi e sa che il loro tallone d’Achille è la ricchezza a accumulata a danno dei cittadini». Denunciare la corruzione dei capi del Pcc, aggiunge, distrugge la loro facciata di «servitori del popolo».

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