Incontro al vertice Cina-Francia

di Redazione ETI
28 Marzo 2025 16:25 Aggiornato: 28 Marzo 2025 16:28

Cina e Francia terranno quest’anno tre incontri al vertice su questioni strategiche, economiche, finanziarie e culturali, ha dichiarato il ministro degli Esteri Wang Yi dopo l’incontro con il suo omologo francese a Pechino di giovedì 27.

In un incontro che Wang ha definito «costruttivo», durante il quale si è discusso delle relazioni bilaterali e dei rapporti tra Cina e Unione Europea, ha sottolineato che entrambi i Paesi metteranno a frutto il meccanismo di consultazione tra i ministeri degli Esteri per un dialogo approfondito su temi di comune interesse.

Wang ha incontrato il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot giovedì mattina presso la Diaoyutai State Guesthouse di Pechino. Barrot è in Cina per una visita di due giorni che si concluderà venerdì. L’incontro si è svolto mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta «riequilibrando» il commercio internazionale con i dazi. Cosa che peraltro sta facendo anche l’Ue nei confronti della regime cinese, con i dazi sulle auto elettriche importate dalla Cina.

«Di fronte ai profondi cambiamenti nel panorama internazionale, entrambe le parti, in quanto partner strategici, dovrebbero dimostrare una consapevolezza storica, sostenere il multilateralismo e opporsi all’unilateralismo», ha dichiarato Wang ai giornalisti dopo l’incontro, aggiungendo che entrambi i Paesi stanno costruendo sui loro punti di intesa: «Non abbiamo ancora finito. Continueremo a rafforzare ulteriormente il nostro coordinamento strategico sulle questioni calde internazionali e regionali».

Francia e regime cinese hanno concordato di approfondire la cooperazione in settori come l’agricoltura, l’energia nucleare, l’aviazione e l’aerospaziale, esplorando al contempo industrie innovative come l’intelligenza artificiale, l’economia digitale, i veicoli connessi intelligenti, l’idrogeno verde e la bio-fabbricazione, ha spiegato Wang: «Incoraggeremo anche un numero maggiore di imprese cinesi capaci e disponibili a investire e fare affari in Francia».

Il ministro degli Esteri ha evitato di affrontare la disputa commerciale tra i due Paesi, ma Barrot ha sottolineato la necessità di trovare una soluzione.
La Francia si oppone a qualsiasi forma di guerra commerciale e promuove il dialogo sulle questioni di commercio, in particolare tra l’Unione Europea e la Cina, ha affermato Barrot, ribadendo la difesa del proprio settore del cognac da parte della Francia.

A ottobre, la Cina ha imposto dazi provvisori tra il 30,6% e il 39% sulle importazioni di brandy europeo, pochi giorni dopo che l’Unione Europea aveva votato a favore di dazi sui veicoli elettrici cinesi, colpendo soprattutto i marchi francesi di cognac, e riducendo di quasi un quarto il valore delle loro esportazioni lo scorso anno. «So che il nostro obiettivo comune è raggiungere rapidamente una soluzione a questa questione, che ci permetta di concentrare le nostre energie e i nostri sforzi sulla costruzione di partnership e investimenti per il futuro, nell’ambito di un’agenda positiva», ha dichiarato secondo Reuters. Barrot ha poi aggiunto che la Francia sostiene il dialogo che il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, sta portando avanti a Pechino per raggiungere questo risultato.

Riguardo alla guerra in Ucraina, Barrot ha esortato la Cina a svolgere un ruolo nel convincere la Russia a negoziare con proposte serie e in buona fede.
Le relazioni tra Francia e Cina saranno «tanto più produttive e solide» se si terranno in considerazione gli interessi commerciali e di sicurezza, ha aggiunto.

Entrambi i ministri hanno inoltre elogiato gli sforzi congiunti dei propri Paesi per affrontare le sfide climatiche: «La Cina è determinata nel suo impegno a promuovere la governance climatica internazionale e a fronteggiare le sfide climatiche», ha affermato Wang.
La Cina, secondo Global Energy Monitor, aveva 1.080 centrali operative nel 2020, per una capacità di 1.059 GW; oggi, le centrali a carbone in Cina si stima siano aumentate a oltre 1.100, per un totale di 1.300 GW. Nella Ue, nel 2020 c’erano 15o centrali a carbone; entro il 2025 si prevede diventino 100, 120 al massimo. Il carbone è considerato, dal mainstream, come la fonte di energia più inquinante al mondo e il primo responsabile del “cambiamento climatico”.

 

 

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