Il direttore dell’Ufficio capacità rapide spaziali degli Stati Uniti, Kelly Hammett, ha rivelato che nel gennaio 2023, Washington ha lanciato in segreto un carico utile a individuare il tracciamento che il regime cinese fa dei satelliti americani.
Come riportato dalla rivista Air & Space Forces Magazine, il 5 marzo ad Aurora, in Colorado, Hammet è intervenuto ad una tavola rotonda durante il Simposio dell’Associazione delle Forze Aeree e Spaziali, spiegando che questa tecnologia consente agli operatori di sapere se un satellite viene osservato, seguito o preso di mira, e sarà quindi installata su tutti i satelliti della Space Force. Secondo Hammett, il prototipo attualmente in funzione è già stato fonte di «dati molto interessanti» da quando è entrato in orbita. Il veicolo spaziale LDPE-3A è stato lanciato nello spazio dalla Northrop Grumman, azienda operante nei settori aerospaziale, della difesa e della sicurezza, che ne ha confermato il lancio in un comunicato del 16 gennaio 2023.
Northrop Grumman ha comunicato l’utilizzo di una «base comune», offrendo ai clienti – in questo caso la Space Force statunitense – un maggiore controllo sulla missione. Veniva inoltre specificato che il lancio trasportava equipaggiamento sufficiente per cinque missioni spaziali.
Nel gennaio 2025, l’Ufficio ha incaricato FedTech — un programma federale che collega i laboratori tecnologici governativi al settore privato — e alcune startup del settore spaziale, di collaborare a un progetto battezzato Space RCO Prime Fusion Accelerator, con l’obiettivo di rafforzare la «consapevolezza situazionale nello spazio, le capacità difensive e la prontezza operativa».
Riferendosi all’inventario dei 970 satelliti del regime comunista – come indicato in un’analisi di luglio 2024 sulle minacce spaziali cinesi condotta da Andrew Erickson, professore di strategia al Naval War College statunitense – Hammett sospetta che i dati ricevuti dal suo team dopo il lancio del prototipo provengano probabilmente da un Siso cinese, ovvero una rete di sensori e radar utilizzata per la sorveglianza e l’identificazione di oggetti nello spazio Stando a Erickson oltre 490 di questi satelliti sarebbero destinati a operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione, e sono dotati di sensori ottici, multispettrali, radar e a radiofrequenza.
L’IMPERIALISMO CINESE MIRA AL COSMO
Nel 2021, il regime cinese ha lanciato un missile balistico intercontinentale in grado di trasformarsi, durante il volo, in un veicolo planante: una tecnologia del tutto diversa da quella russa, americana o di altri Paesi. Questa peculiarità, come sottolineato dal generale dell’aeronautica Usa DeAnna M. Burt — all’epoca anche vicedirettrice delle operazioni spaziali, informatiche e nucleari — risultava «ancora più preoccupante», come dichiarato il 5 aprile 2022 in occasione di un forum sulla difesa spaziale, perché suggeriva la capacità del missile di eludere determinati sistemi di rilevamento.
Un documento ufficiale del 2022, intitolato Il programma spaziale della Cina: una prospettiva 2021, stabiliva un obiettivo quinquennale per «integrare scienza, tecnologia e applicazioni spaziali secondo una nuova filosofia di sviluppo, costruendo un nuovo modello di crescita e rispondendo ai requisiti dello sviluppo di alta qualità». Il documento, pubblicato dall’Ufficio informazioni del Consiglio di Stato cinese, dichiarava l’intenzione del regime cinese di «intraprendere un nuovo percorso verso la potenza spaziale» e di lanciare almeno 40 satelliti nel 2022.
Un rapporto del novembre 2022 della Commissione per gli affari esteri della Camera dei Rappresentanti statunitense denunciava l’utilizzo dei satelliti cinesi per «il telerilevamento e la mappatura, terrestri e marittimi, sia a fini civili che militari, nonché per la raccolta di informazioni di intelligence».
Il 5 aprile 2023, il generale B. Chance Saltzman, a capo delle operazioni spaziali della Space Force, aveva affermato che sia la Cina sia la Russia erano ormai in grado di attaccare i satelliti. Durante una conferenza sulla difesa spaziale, il generale ha elencato le capacità offensive del regime comunista: laser terrestri in grado di disturbare e danneggiare i sensori dei satelliti, sistemi di guerra elettronica per interferire con il Gps e le comunicazioni satellitari, oltre ai missili antisatellite.
Il 17 luglio 2024, il generale Stephen Whiting della Space Force intervenendo a un incontro dell’Aspen Institute, ha dichiarato che «negli ultimi sei anni, il regime cinese ha triplicato il numero di satelliti per l’intelligence, la sorveglianza e la ricognizione attualmente in orbita». Ha aggiunto che questi satelliti rappresentano una minaccia concreta per gli Stati Uniti e le forze alleate nella regione Indo-Pacifica.
Anche il generale Anthony Mastalir, comandante della Space Force per l’Indo-Pacifico, è intervenuto il 4 marzo 2025 allo stesso Simposio dell’Afa in Colorado, mettendo in guardia sulle implicazioni delle capacità spaziali cinesi nell’equilibrio strategico della regione: «Abbiamo cominciato a osservare una crescente integrazione delle operazioni spaziali nelle esercitazioni militari cinesi». Ha quindi ribadito l’urgenza per la Space Force statunitense di proteggere i propri militari da possibili «attacchi dallo spazio» da parte del regime.