Durante la preadolescenza, Sofia non si è mai sentita parte di un gruppo. Per sfuggire a quel senso di esclusione, ha trovato rifugio nello smartphone, immergendosi per ore nello scorrere continuo dei contenuti digitali. Era un modo per anestetizzare il dolore del divorzio dei genitori e l’isolamento imposto dalla quarantena per il Covid-19: «Ero completamente assorbita da quello che succedeva sul telefono» racconta Sofia, oggi quindicenne. Il confronto con gli altri la terrorizzava, i sintomi di ansia si manifestavano con sudorazione, nervosismo e rossore al volto. Incapace di esprimere ciò che provava, accumulava le emozioni fino a esplodere.
Il caso di Sofia è emblematico di una dinamica sempre più diffusa. Molti giovani si rifugiano nei social media, dove trovano modelli e tematiche che finiscono per rafforzare insicurezze e senso di inadeguatezza. Sulle piattaforme digitali si moltiplicano i contenuti che rappresentano l’assunzione di farmaci ansiolitici come risposta abituale a emozioni comuni dell’adolescenza. TikTok, in particolare, ospita una varietà di messaggi che vanno dalle spiegazioni di psichiatri ai racconti personali, fino alle sponsorizzazioni farmaceutiche. Tutto questo concorre a normalizzare l’idea che l’ansia debba essere sempre trattata con una prescrizione.
ANSIA GIOVANILE: UN CONFRONTO TRA IERI E OGGI
Il dialogo sull’ansia ha subito una trasformazione radicale rispetto a due generazioni fa, quando gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina – una delle classi più moderne di antidepressivi come Prozac, Celexa, Zoloft o Lexapro – erano appena stati introdotti. All’epoca, l’uso di farmaci era discreto e poco discusso. Oggi, i problemi di salute mentale sono diventati visibili, accettati e persino oggetto di contenuti virali. Ma l’enfasi sulle soluzioni farmacologiche rapide solleva interrogativi su quanto ciò ostacoli l’adozione di approcci più equilibrati e preventivi.
Le ricerche evidenziano un aumento dei rischi associati all’uso di farmaci per ansia e depressione, come dipendenza, tolleranza, sovradosaggi e pensieri suicidi. Nel frattempo, la psicoterapia perde terreno. Secondo il dottor Josef Witt-Doerring, psichiatra ed esperto degli effetti avversi dei farmaci, la cultura dominante in occidente – alimentata da una costante pubblicità farmaceutica – porta i giovani a considerare l’ansia come un’anomalia da correggere, anziché una reazione naturale allo stress adolescenziale. Questa visione riduzionista è rafforzata dai social media, dove l’idea di uno squilibrio chimico da trattare con farmaci viene spesso data per certa, nonostante manchino test affidabili o prove scientifiche conclusive in tal senso.
L’IMPATTO DEGLI ALGORITMI
Una ricerca di EducationWeek ha rilevato che molti adolescenti utilizzano i social media per autodiagnosticarsi disturbi mentali, comportamento osservato anche da numerosi insegnanti. Oltre la metà degli studenti delle scuole superiori ha dichiarato di averlo fatto almeno una volta. Una revisione pubblicata su European Child and Adolescent Psychiatry ha confermato che quasi la metà dei contenuti popolari su TikTok riguarda la salute mentale, spesso accompagnata da hashtag specifici. Temi come i tic, i disturbi dissociativi dell’identità e l’autolesionismo risultano legati a un aumento delle diagnosi per queste condizioni.
Secondo lo psichiatra Witt-Doerring, TikTok ha trasformato la sofferenza psichica in un elemento identitario. «Spesso si vedono video in cui qualcuno descrive la propria giornata con un disturbo depressivo maggiore, elencando i farmaci che assume. Questo normalizza l’idea che tutti abbiano problemi cerebrali da trattare». Un fenomeno particolarmente preoccupante per le ragazze, secondo Aaliyah Kissick, mentore per adolescenti, che ha dichiarato: «Questi post sono incredibilmente persuasivi e più pericolosi per chi ha un cervello in sviluppo». Gli algoritmi amplificano l’effetto riproponendo contenuti simili a quelli visti, creando camere d’eco che rafforzano i sintomi invece di alleviarli.
LA DIPENDENZA DAI FARMACI
Le cause profonde dell’ansia giovanile – come stress scolastico, dinamiche familiari, difficoltà relazionali o disturbi dell’apprendimento – vengono spesso ignorate a favore di soluzioni rapide. L’eccesso di prescrizioni rischia di impedire ai giovani di sviluppare strategie di coping efficaci e comprendere le origini del proprio disagio.
Nel 2020, quasi il 12% dei bambini ha ricevuto una diagnosi di ansia o depressione, rispetto al 9,4% del 2016. Secondo il National Ambulatory Medical Care Survey, le segnalazioni di ansia durante le visite mediche sono triplicate tra il 2006 e il 2018. Nello stesso periodo, le diagnosi tra adolescenti e giovani adulti sono aumentate, mentre l’accesso alla terapia è sceso dal 49% al 33%. Oltre il 60% di chi riceve una diagnosi assume farmaci, soprattutto gli antidepressivi e, in misura minore, benzodiazepine, nonostante i rischi. La distribuzione disomogenea degli psichiatri infantili, più concentrati nelle aree urbane e benestanti, acuisce le disparità.
Gli antidepressivi vengono spesso affiancati alla terapia cognitivo-comportamentale, ma la tendenza generale segnala una crescente dipendenza dai farmaci a scapito del supporto psicologico. Anche quando la prescrizione è affidata ad altri medici, gli effetti collaterali vengono raramente discussi e soluzioni non farmacologiche come sonno, attività fisica o alimentazione restano escluse.
TRATTAMENTO ED EFFETTI COLLATERALI
L’efficacia di ogni trattamento è influenzata dalla maturità emotiva e dal sostegno familiare. Creare abitudini è complesso a qualsiasi età. In casi gravi, si ricorre alla terapia a risonanza magnetica, una tecnica non invasiva che offre benefici anche a chi fatica a seguire percorsi regolari.
Gli antidepressivi possono attenuare le emozioni, offrendo sollievo in situazioni critiche, ma al costo di un intorpidimento mentale che compromette la capacità di resilienza. Gli effetti collaterali più gravi includono pensieri suicidi, mania, convulsioni, disfunzioni sessuali e sindrome da sospensione, con sintomi che possono persistere a lungo. «Molti giovani non sanno che questi farmaci possono causare danni permanenti», spiega lo psichiatra Witt-Doerring.
Uno studio pubblicato su Journal of Affective Disorders Reports ha mostrato che il 40% dei pazienti che volevano interrompere gli antidepressivi ha sperimentato sintomi di astinenza per oltre due anni. L’80% ha riportato gravi conseguenze e un quarto non è riuscito a smettere. I sintomi includevano vertigini, problemi di memoria e sensibilità sensoriale, con effetti negativi su lavoro e relazioni. Alcuni racconti parlano di suicidi legati all’astinenza, come quello di una giovane che, dopo anni di disfunzioni sessuali, ha deciso di togliersi la vita. La disforia tardiva, un peggioramento della depressione dopo uso prolungato, è un ulteriore rischio.
L’adolescenza rappresenta un momento delicato anche per il rischio di abuso farmacologico. I disturbi da uso ricorrente di ansiolitici sono in crescita, seppure rari. Le benzodiazepine, impiegate in seconda linea, aumentano il rischio di sovradosaggio e vengono spesso ottenute senza prescrizione, con effetti simili a quelli dell’ansia stessa.
Le informazioni e le opinioni contenute in questo articolo non costituiscono parere medico. Si consiglia di confrontarsi sul tema col proprio medico curante e/o con specialisti qualificati.