Dazi: Zaia, soluzione non è il muro contro muro

di Agenzia Nova
2 Aprile 2025 11:20 Aggiornato: 2 Aprile 2025 11:20

«I dazi per noi avrebbero un impatto devastante. Il Veneto ha un export verso gli Usa che vale quasi otto miliardi di euro. Ma la soluzione non è il muro contro muro. L’Ue deve investire su un canale diplomatico sempre aperto con Washington».

Il presidente del Veneto Luca Zaia parla al Foglio dell’imminente annuncio dell’amministrazione Trump come di un ‘terzo cigno nero’ dopo il Covid e le guerre in Ucraina e Israele. Per questo chiede responsabilità. «Von der leyen dice che ci saranno contro-dazi? Le abbiamo viste in questi anni le strategie dell’Ue, a partire dalla guerra in Ucraina, dove si sono spesi centinaia di miliardi e continuano a morire migliaia di persone. Con le minacce non si va da nessuna parte». Il vicepresidente americano J. D. Vance, come ha reso noto Bloomberg, sta pianificando una visita a Roma dal 18 al 20 aprile per alcuni incontri con il governo italiano: «Non so se abbia una strategia, ma sicuramente ce la dobbiamo avere noi», ragiona a tal proposito il presidente Zaia.

Che dall’osservatorio veneto spiega nel dettaglio quali sarebbero le ricadute dei dazi sul suo territorio: «Siamo leader mondiale dell’occhialeria. Produciamo l’80 per cento dell’attrezzatura dello sport system legato alla montagna. Per non parlare del nostro settore agroalimentare, con l’attrattiva esercitata dai nostri vini, dall’Amarone al Prosecco, nel mercato americano. È ovvio che i dazi per noi sarebbero tanta roba, in termini negativi. Ma abbiamo già visto con i precedenti di Canada e Messico che andare allo scontro diretto non paga per niente». Per questo bisogna fare di tutto per agevolare il tavolo dei negoziati: «Noi dobbiamo partire da alcuni assunti. Quando ha invitato Zelensky alla Casa Bianca, Trump ha ricordato come nella sua carriera abbia sempre fatto affari e in ogni affare c’è un compromesso da raggiungere. Io non credo che gli Stati Uniti siano così disposti a rinunciare al mercato europeo, che per loro è il principale mercato di sbocco».

Da questo punto di vista, secondo Zaia, sarebbe conveniente fare qualche passaggio, qui in Europa: «Noi europei, a mio avviso, dovremmo fare un bagno di umiltà. Significa riconoscere che, ci piaccia o no, sono gli americani ad aver scelto Trump. In secondo luogo dobbiamo sempre essere riconoscenti nei confronti degli Stati Uniti, che hanno avuto un ruolo importante affinché avessimo anche noi la democrazia. La democrazia stessa è filoamericana. Vuol dire che dobbiamo avere complessi di inferiorità? Assolutamente no. Ma abbiamo bisogno di investire in un rapporto di amicizia, che non porti a prove muscolari, da una parte e dall’altra. Perché va bene aprire i mercati per esempio all’asse dei Brics, ma non possiamo fare a meno degli Usa».

Su questo versante, spiega il presidente leghista del Veneto, un ruolo peculiare può avercelo l’Italia e la premier Giorgia Meloni: «Noi abbiamo il vantaggio di non essere un paese che ha fatto delle ingerenze nelle elezioni americane. I governi di Francia e Germania, invece, hanno fatto campagna elettorale contro questa amministrazione. Per questo credo che il governo abbia oneri e onori. E che possa sfruttare al meglio questa neutralità nei confronti della nuova Amministrazione». Anche perché – conclude l’esponente del Carroccio – «non è una soluzione praticabile condannarci a quattro anni di isolamento».

 

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