Trump Media e Rumble contro giudice brasiliano “liberticida”

di Redazione ETI/Aldgra Fredly
25 Febbraio 2025 10:26 Aggiornato: 25 Febbraio 2025 14:34

Il Donald Trump Media Group (Tmtg) e Rumble hanno chiesto un’ordinanza in tribunale contro il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre de Moraes. Moraes ha infatti ordinato la sospensione di Rumble in tutto il Brasile; Trump Media e Rumble (che utilizzano la stessa infrastruttura streaming) stanno cercando di bloccare per vie legali le disposizioni del giudice, sostenendo che violino la libertà di espressione.

Secondo il giudice, Rumble non ha rispettato gli ordini del tribunale di nominare un rappresentante legale in Brasile, e di rimuovere l’account di Allan dos Santos, un sostenitore dell’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, considerato un latitante in Brasile e sotto inchiesta per presunto incitamento all’odio e disinformazione. Non solo: Rumble avrebbe «ripetutamente e consapevolmente omesso di rispettare l’ordinamento giuridico della magistratura brasiliana».

Il giudice De Moraes ha poi emesso un ordinanza in cui richiedeva che Rumble obbedisse all’ordinanza, pena la chiusura e il pagamento di pesanti sanzioni. Rumble si è rifiutata di adeguarsi, e ha dovuto pagare una sanzione di 8.700 dollari al giorno.

La mozione presentata dai due gruppi mediatici afferma inoltre che De Moraes avrebbe «minacciato personalmente» l’amministratore delegato di Rumble, Chris Pavlovski, di procedere penalmente dopo che quest’ultimo aveva pubblicamente messo in dubbio la legalità degli ordini emessi dal giudice.

La mozione presentata dichiara: «In assenza di un intervento giudiziario immediato, i querelanti subiranno ulteriori danni irreversibili, inclusa la perdita delle libertà garantite dal Primo Emendamento, ulteriori difficoltà operative e la compromissione permanente della fiducia dei propri utenti».
Le due società sostengono che «se un aggiramento della legge statunitense come questo fosse consentito, incoraggerebbe altri funzionari stranieri a imporre censure alle aziende americane senza ripercussioni legali, censurando il dibattito politico e interferendo con operazioni commerciali statunitesi».

Lo scorso anno, lo stesso giudice aveva imposto un divieto alla piattaforma X di Elon Musk, a causa del rifiuto di rimuovere alcuni account accusati di diffondere disinformazione, e per non aver nominato un rappresentante legale in Brasile. Il blocco è stato successivamente revocato dopo che la società ha rispettato la decisione di De Moraes e ha pagato le sanzioni.

 

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