Xi Jinping contro Jiang Zemin: ha tentato il colpo di Stato

Militari cinesi in prossimità di piazza Tiananmen durante il 19 ° congresso del Partito Comunista di Pechino il 22 ottobre 2017. (NICOLAS ASFOURI/AFP/Getty Images)

Per la prima volta, il regime di Xi Jinping ha esplicitamente denunciato un tentativo di colpo di Stato da parte di una fazione avversa nel Partito. L’annuncio è stato dato durante l’evento politicamente più importante del Partito Comunista Cinese: il Congresso nazionale, in cui i massimi leader decidono chi sarà al vertice del Paese nei successivi 5 anni.

È certo un colpo di scena, ma non bisogna dimenticare che si tratta del teatrino della politica cinese: una nazione che da settant’anni vive sotto il tacco di una sanguinaria dittatura comunista (mal) camuffata da repubblica, e che il potere a suo tempo l’ha strappato al partito nazionalista di Chiang Kai-shek per mano di Mao Tse-tung. Insomma in Cina non si può parlare propriamente di ‘colpo di Stato’, ma di perenni guerre di potere, combattute a volte con le armi da fuoco, spesso con la corruzione, sempre con la propaganda.

Da quando Xi ha preso il potere nel Congresso del Partito del 2012, la sua principale occupazione è stata quella di combattere contro i membri del Partito fedeli all’ex leader del Pcc Jiang Zemin, e molti di loro sono già stati purgati nel contesto della sua campagna anti-corruzione.

Xi Jinping (S) e il suo arcinemico Jiang Zemin (D) (Foto: Getty Images)

E giovedì, durante un incontro all’interno del 19° Congresso nazionale, il presidente della Commissione di Vigilanza sulla Borsa, Liu Shiyu, pur non avendo nominato Jiang stesso ha affermato espressamente che degli alti funzionari avevano programmato un colpo di Stato: è la prima volta che i membri del clan di Jiang Zemin vengono accusati apertamente di un crimine così grave.
I nomi fatti sono stati quelli di Bo Xilai e Sun Zhengcai, degli ex capi del Partito della città di Chongqing, oltre a quello di Zhou Yongkang, ex capo della sicurezza nazionale, e a quelli degli ex vice presidenti della Commissione militare centrale, Guo Boxiong e Xu Caihou, nonché dell’ex consigliere politico Ling Jihua. Tutti questi erano già stati eliminati da Xi con l’accusa di aver violato le regole del Partito e di aver accettato tangenti.
Ma, questa volta sono stati direttamente accusati di aver tentato attentato alle istituzioni: «Detenevano posizioni elevate e grande potere nel Partito – ha detto Liu ai partecipanti all’incontro, secondo un articolo del South China Morning Post – ma erano pesantemente corrotti e tramavano di usurpare la leadership del Partito e il potere statale».

Xi Jinping resterà quasi sicuramente al vertice del Pcc per altri 5 anni, ma i commenti di Liu – che quasi sicuramente sono stati autorizzati da Xi stesso – riconoscono implicitamente che la guerra di potere è ancora in corso, e che Jiang è il principale antagonista di Xi. Infatti, nonostante il Partito cerchi di dare un’impressione di unità – cosa dimostrata da Xi Jinping che stringe la mano a Jiang e ad altri anziani del Partito all’inizio del Congresso – la leadership sta cercando di mandare un ‘avvertimento’ agli uomini di Jiang.

Ji Da, esperto di politica cinese, ha fatto notare che i media cinesi non hanno ancora pubblicato articoli sull’annuncio di Liu, cosa che suggerisce che Xi Jinping possa avere incontrato resistenze da forze nel Partito ancora fedeli a Jiang Zemin. Infatti il potere di Xi Jinping non è assoluto, e alcune parti dello Stato sono tutt’ora controllate almeno in parte da Jiang, mediante i suoi fedelissimi rimasti al potere dopo la fine del ‘regno’ del loro capo. Una di queste parti dello Stato è il dipartimento della Propaganda, che si occupa di controllare tutti i media.

IL GOLPE

Nel 2012 si era vociferato che Bo Xilai e Zhou Yongkang avessero pianificato un golpe per impedire a Xi di prendere il potere al 18esimo Congresso Nazionale. Il tutto sotto le istruzioni di Jiang.

Bo Xilai era un astro nascente del Partito, che Jiang Zemin intendeva piazzare a capo del Partito al posto di Xi Jinping. È stato però tradito dal suo vice, Wang Lijun, che temendo per la propria vita dopo un acceso diverbio con il suo capo, ha tentato la defezione presso l’ambasciata americana, attirando l’attenzione dei media e scatenando una crisi politica. Dopo che gli americani hanno deciso di riconsegnarlo alle autorità governative cinesi, che lo hanno arrestato e interrogato, il piano di Bo Xilai e Jiang Zemin è stato svelato ed è quindi fallito.

Bo Xilai (Foto: Getty Images)

Bo Xilai e Zhou Yongkang (allora il capo assoluto delle forze di polizia e della sicurezza) sono stati purgati e processati poco dopo. Se Jiang Zemin era la mente e il capo della fazione e Bo Xilai l’avanguardia, Zhou Yongkang era un tassello forse ancora più cruciale, poiché controllava una forza militare (essendo, appunto, al comando delle forze di sicurezza interna). Anche due importanti ex generali come Guo Boxiong e Xu Caihu, alleati a Jiang, sono stati purgati da Xi Jinping, per le stesse ragioni.

Zhou Yongkang, ex capo della sicurezza interna (Foto: Getty Images)

Nel frattempo, Sun Zengcai, altro esponente della fazione di Jiang che ha sostituito Bo Xilai alla guida di Chongqing, sembrava, ironicamente, destinato a diventare il successore di Xi Jinping a capo della Cina, proprio come il suo predecessore aveva desiderato per sé. Ma Xi ha eliminato anche lui settimane fa, liberando il Partito da un’altro fattore di influenza di Jiang Zemin. Poco prima dell’inizio del 19esimo Congresso nazionale del Pcc.

 

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