VII. La storia omicida del Partito comunista cinese

Una foto del dossier che mostra l’attacco e la denuncia dei “controrivoluzionari” da parte degli attivisti del Pcc (Afp / Getty Images)

Introduzione

I 55 anni di storia del Partito Comunista Cinese (PCC) sono scritti con il sangue e le menzogne. Le vicende che stanno dietro a questa storia sanguinosa non solo sono brutalmente disumane, ma raramente sono conosciute. Sotto il governo del PCC, tra 60 e 80 milioni di cinesi innocenti sono stati uccisi, lasciandosi dietro famiglie distrutte. Molte persone si chiedono perché il PCC uccida. Mentre il PCC continua la sua brutale persecuzione dei praticanti del Falun Gong e recentemente ha represso la protesta di massa di Hanyuan con la forza, le persone si chiedono se mai il PCC imparerà a parlare con le parole piuttosto che con le armi.

Mao Zedong ha riassunto l’obiettivo della Rivoluzione Culturale “…dopo il caos il mondo raggiunge la pace, ma dopo 7 o 8 anni la confusione deve tornare di nuovo.” [1] In altre parole, ci dovrebbe essere una rivoluzione politica ogni 7 o 8 anni e una massa di persone dev’essere uccisa ogni 7 o 8 anni.

Dietro i massacri del PCC si nascondono un’ideologia di supporto e necessità pratiche.

Ideologicamente il PCC crede nella “dittatura del proletariato” e nella “rivoluzione continua sotto la dittatura del proletariato”. Ma dopo che il PCC ha preso il potere in Cina, ha ucciso i proprietari terrieri per risolvere i problemi dei rapporti produttivi nelle aree rurali; ha ucciso i capitalisti per raggiungere l’obiettivo della riforma del commercio e dell’industria e per risolvere le relazioni produttive nelle città. Dopo che queste due classi sono state eliminate, i problemi economici erano fondamentalmente risolti. Anche la soluzione dei problemi relativi alla sovrastruttura [2] ha richiesto un massacro. L’eliminazione del Gruppo Anti-Partito di Hu Feng [3] e del movimento Anti-Destra ha eliminato gli intellettuali. Uccidendo i cristiani, i taoisti e i buddisti ha risolto il problema delle religioni. Le uccisioni di massa durante la Rivoluzione Culturale hanno stabilito, culturalmente e politicamente, l’assoluta leadership del PCC. Il massacro di Piazza Tiananmen è stato usato per prevenire crisi politiche e richieste democratiche. La persecuzione del Falun Gong serve a risolvere la questione della fede e della guarigione tradizionale. Queste azioni erano tutte necessarie al PCC per rafforzare il proprio potere e mantenere il suo ruolo, nonostante le continue crisi finanziarie (i prezzi dei beni di consumo sono saliti alle stelle dopo che il PCC ha preso il potere e l’economia cinese è quasi collassata dopo la Rivoluzione Culturale), le crisi politiche (alcune persone che non seguivano gli ordini del partito o altri che volevano condividere diritti politici col Partito) e le crisi del credo (la disintegrazione dell’ex Unione Sovietica, i cambiamenti politici nell’Europa dell’Est, il problema del Falun Gong). Ad eccezione del problema del Falun Gong, tutti questi movimenti politici sono stati usati per ravvivare lo spettro malefico del PCC e incitare il desiderio di rivoluzione. Il PCC ha usato anche i movimenti politici per mettere alla prova i membri del PCC, eliminando quelli che non si adeguavano alle richieste del Partito.

Uccidere è anche necessario per ragioni pratiche. Il Partito Comunista è iniziato come un gruppo di delinquenti e furfanti che uccidevano per ottenere il potere. Una volta stabilito questo precedente, non c’era modo di tornare indietro. Per intimidire le persone e forzarle ad accettare senza fiatare il potere assoluto del PCC, era necessario un terrore costante.

In superficie, potrebbe sembrare che il PCC fosse “forzato ad uccidere” e che i vari incidenti siano accaduti per irritare lo spettro malvagio del PCC e mettere in moto accidentalmente il meccanismo omicida del PCC. In realtà omicidi periodici sono richiesti dal PCC e questi casi servono a mascherare il bisogno di uccidere del Partito. Senza queste lezioni dolorose, le persone avrebbero potuto pensare che il PCC stesse migliorando e chiedere la democrazia, come quegli studenti idealisti del movimento democratico del 1989. Ricorrendo alle stragi ogni 7 o 8 anni, si rinfresca nelle persone la memoria del terrore e si mettono in guardia le giovani generazioni – chiunque lavora contro il PCC, vuole cambiare la leadership assoluta del PCC o cerca di dire la verità sulla storia cinese sperimenterà il “pugno di ferro” della dittatura proletaria.

Uccidere è diventato il modo basilare per il PCC per mantenere il potere. Avendo accumulato tali debiti di sangue, la rinuncia a questo meccanismo omicida avrebbe incoraggiato le persone a vendicarsi degli atti criminali del PCC. Per questo omicidi numerosi e generalizzati non erano abbastanza, dovevano essere fatte stragi nel modo più brutale per intimidire effettivamente la popolazione, specialmente quando il PCC ha iniziato a espandere il suo governo.

Per suscitare il massimo terrore possibile, gli obiettivi della distruzione dovevano essere scelti arbitrariamente, così che nessun gruppo si sentisse sicuro. In ogni movimento politico, il PCC ha usato la strategia del genocidio. Prendiamo “l’eliminazione dei reazionari” come esempio. Il PCC non voleva eliminare il “comportamento” reazionario, ma le “persone” che erano reazionarie. Se qualcuno era stato arruolato e aveva prestato servizio anche solo per pochi giorni nell’esercito dei Nazionalisti (Kuomintang, KMT), anche senza aver fatto assolutamente nulla di politico, dopo che il PCC aveva preso il potere, questa persona poteva essere uccisa comunque per la sua “storia reazionaria”. Nel processo di riforma della terra, per “rimuovere il problema alla radice”, il PCC spesso uccideva l’intera famiglia del proprietario terriero.

Dal 1949 il PCC ha perseguitato più della metà delle persone in Cina. Circa 60-70 milioni di persone sono morte per cause non naturali. Questo numero supera il numero totale di morti delle due guerre mondiali mese assieme.

Come in altri paesi comunisti, l’omicidio arbitrario fatto dal PCC include anche l’assassinio brutale dei suoi stessi membri, per rimuovere i dissidenti che conservavano un senso di umanità al di sopra dei principi del Partito. Il governo del terrore del PCC si abbatte allo stesso modo sul partito stesso, nel tentativo di mantenere una “forza invincibile”.

In una società normale, le persone si amano e si prendono cura le une delle altre. Hanno rispetto per la vita e sono grate a Dio. In Oriente le persone dicono, “ Non imporre agli altri ciò che tu stesso non vorresti avere [4]”. In Occidente dicono, “Ama il prossimo tuo come te stesso[5].” Per contro, il PCC sostiene che “La storia di tutta la società esistita fino ad ora è una storia di lotta di classe”[6]. Per tenere viva la “lotta” nella società, deve essere generato odio. Non solo il PCC uccide, ma incoraggia le persone ad uccidere. Si sforza di rendere insensibili le persone di fronte alle sofferenze degli altri, circondandole continuamente di omicidi. Vuole che diventino storditi dalla frequente esposizione alla brutalità disumana e che sviluppino la mentalità per cui “la migliore cosa da desiderare è evitare di essere perseguitati”. Tutte queste lezioni, insegnate attraverso una repressione brutale, permettono al PCC di mantenere il suo potere.

Oltre ad aver distrutto innumerevoli vite, il PCC ha distrutto anche l’anima del popolo cinese. Molte persone sono state condizionate a reagire alle menzogne del PCC abbandonando i loro principi e la loro ragione. L’anima di queste persone è morta – qualcosa di più spaventoso della morte fisica.

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