Versi d’inverno dalla dinastia Tang

(Songshu888/pixabay)

Con il freddo invernale domina la calma e come il bianco della neve riduce la complessità del nostro mondo a uno stato di gelida tranquillità, così le parole degli antichi poeti cinesi evocano sentimenti ampi e visioni raffinate.

 Conosciuta per la sua semplicità grammaticale e il lessico libero, forse nulla più dello stile minimalista della poesia classica cinese è adatto a descrivere il muto gelo dell’inverno.

Alcuni dei più noti poeti cinesi vissero durante la Dinastia Tang, considerata il culmine della civiltà cinese. Nelle loro migliaia di opere, coprirono molti soggetti e raffinarono i loro metodi per i posteri.

Fiume innevato è probabilmente la più famosa poesia di Liu Zongyuan (773–819). Spesso memorizzata e recitata dai bambini, ritrae allo stesso tempo una scena fisica e l’umore che essa suscita.

Fiume innevato

Uccelli in volo alla fine di migliaia di colline,
Ombre di uomini svaniscono in miriadi di strade.
Un’unica barca, un vecchio coperto da una paglia,
Pesca solo nel gelido fiume innevato.
— di Liu Zongyuan

Come per ogni testo cinese classico, una traduzione esatta è impossibile, perché nella lingua originale, le forme grammaticali essenziali all’italiano, come le preposizioni o i plurali, semplicemente non esistono. C’è un uccello, è uno stormo? Volano alla fine delle colline, o il paesaggio ha un ruolo più attivo, inghiottendoli? Le risposte sono tutte nell’interpretazione.

Liu Zongyuan era un funzionario statale caduto in disgrazia agli occhi delle autorità imperiali per aver preso parte ad un fallito tentativo fallito. Fu esiliato in una regione remota nel sud della Cina, dove compose la maggior parte delle sue poesie.
L’esilio gli fornì un ambiente adatto per scrivere in pace, ma lo isolò, come riflesso nell’immagine del vecchio solo. Logicamente, sta pescando pesci, ma più probabilmente tutto ciò che troverà sarà la neve. La grammatica del cinese non esclude alcuna interpretazione, illustrando nello stesso verso speranza e realtà.

Liu Changqing (709–785) utilizzò le parole con la medesima ricchezza di significati in Bloccato sul monte Furong durante una tempesta di neve, creando un insieme di immagini e significati ancora più vario.

Bloccato sul monte Furong durante una tempesta di neve

Un tramonto colmo di lontane colline blu
L’aria gelida riempie un rifugio semplice e spoglio
Il suono di un cane che abbaia al cancello di vimini
Qualcuno ritorna nella tempesta di neve notturna
— di Liu Changqing

Le scene contrastanti di questa poesia ritraggono una prospettiva unica e insieme duplice. Prese per se stesse, le colline distanti, illuminate di blu dal tramonto, suggeriscono l’atmosfera invernale, quando anche il calore del sole è capace soltanto di tingere la terra di blu.

La parola ‘semplice’ usata per descrivere il rifugio corrisponde al carattere cinese per ‘bianco’, usata allo stesso tempo per descrivere il vuoto al suo interno e la neve al di fuori, che l’autore non ha bisogno di menzionare. In questo momento, le prospettive del vicino e del lontano si uniscono in un’unica sensazione di freddo intenso che avvolge sia il vasto panorama naturale che l’umana dimora intrappolata nel gelo.

In questo scenario congelato Liu inserisce le taglienti immagini di qualcuno che torna e del cane che abbaia. Si sente abbaiare, ma non si vede il cane, suggerendo che l’osservatore potrebbe essere allo stesso tempo ancora distante da casa o tremante all’interno del rifugio vuoto, in attesa dell’arrivo del proprio compagno. Facendo eco alla convergenza di vicino e lontano descritta sopra, colui che dimora nel rifugio e l’ospite che sta arrivando stanno entrambi resistendo alla tempesta invernale.

Come Liu Zongyuan, Liu Changqing era un funzionario e aveva superato un esame imperiale di alto livello. Anche se non fu esiliato, fu comunque coinvolto in una serie di lotte politiche e degradato dalla sua legittima posizione.

Anche i versi di Bai Juyi (772-846) intitolati Ode al crisantemo sono dedicati al tema della resilienza. Bai Juyi è stato uno dei più prolifici e amati poeti della dinastia Tang. È famoso per il suo stile diretto che enfatizza la chiarezza del significato. Si racconta che leggesse le proprie poesie ai domestici, pronto a cambiare immediatamente qualunque parte non riuscissero a capire.

Anche se Ode al crisantemo è una delle sue poesie più oscure, rimane però un tipico esempio dello stile di scrittura chiaro e diretto di Bai.

Ode al crisantemo

Il freddo gelo sulle tegole raccolte delicatamente nella notte
I gambi di banano si spezzano, i fiori di loto appassiscono
solo il crisantemo resiste nel freddo
Nella luce del mattino fiorisce dorato
— di Bai Juyi

Il crisantemo è famoso come uno dei cosiddetti Quattro gentiluomini, le quattro varietà di piante celebrate nella tradizione confuciana. Il crisantemo, simbolo di determinazione e longevità, è un soggetto appropriato per questa poesia.

Sebbene omessa nella traduzione per mantenere il ritmo del testo, nella terza linea Bai Juyi scrive ‘crisantemo della siepe orientale’, riferendosi al lavoro di un altro famoso poeta, Tao Yuanming (365-427), che visse in povertà mantenendo però uno spirito gioioso. Come descritto nella sua poesia Sul bere, n°5, amava raccogliere i crisantemi sotto alla siepe orientale, fissando lo sguardo sulle montagne lontane. Il fiore accompagnava il suo spensierato stile di vita taoista, che poneva l’accento sul seguire l’ordine naturale delle cose.

 

Articolo in inglese: Winter Verses From the Tang Dynasty

Traduzione di Veronica Melelli

Top