Venezuela, Maduro denunciato per crimini contro l’Umanità

(Photo by Spencer Platt/Getty Images)

Nel pressoché totale silenzio del ‘mondo libero’, il regime dittatoriale socialista venezuelano di Nicolás Maduro, continua a mietere vittime e a rimanere impunito. A denunciarlo pubblicamente davanti a un consenso internazionale è solo l’ex procuratrice generale del Venezuela, Luisa Ortega Díaz, destituita proprio da Maduro perché stava indagando su diversi scandali di corruzione che lo vedono coinvolto in prima persona.

Il giudice Luisa Ortega Diaz (pubblico dominio)

Ad ascoltare le denunce del giudice Ortega il 16 novembre è stata la Corte penale internazionale, davanti alla quale l’ex procuratrice venezuelana ha chiesto la condanna di Maduro per crimini contro l’Umanità: «Sollecitiamo un ordine di cattura internazionale contro Nicolás Maduro e le altre persone che denunciamo oggi», ha affermato la Ortega alla Corte dell’Aia, includendo nelle accuse anche alcuni funzionari del governo di Maduro, quali il ministro della difesa Vladimir Padrino López, il ministro degli Interni e della Giustizia Néstor Reverol, il direttore del Sebin (l’intelligence nazionale) Gustavo González López, e il responsabile del governo del Distretto Capitale, Benavides Torres.

L’ex procuratrice li accusa tutti (sulla base di «oltre mille elementi probatori») di «omicidio, tortura, arresti e attacchi sistematici e indiscriminati contro la popolazione civile», fornendo al contempo per gli omicidi numeri documentati, precisi e sconcertanti: 1.777 persone assassinate nel 2015 e altre 4.667 vittime nel 2016; nell’anno corrente, fino a giugno, si calcolano altri 1.846 morti, sommati ad altre 505 vittime di esecuzioni, mirate nell’ambito dell’’Operazione per la Liberazione del Popolo’, per un totale di 8.795 vittime nel giro di due anni e mezzo.

A queste cifre vanno aggiunte 17 mila detenzioni arbitrarie e centinaia di casi di tortura; la Ortega tiene a sottolineare come queste violazioni dei diritti umani siano state realizzate sotto espliciti ordini governativi. «Il governo di Nicolás Maduro deve pagare per questi delitti di lesa umanità», conclude l’ex procuratrice.

LA DITTATURA DI MADURO

Il governo di Maduro è salito illegittimamente al potere, non riconoscendo l’Assemblea Nazionale (il Parlamento venezuelano) che era stata al contrario legittimamente eletta nel 2015, assumendone a marzo tutti i poteri attraverso il Tribunale Supremo di Giustizia, e conferendo quindi così il pieno controllo a Maduro. Il 30 luglio poi, un’oscura consultazione elettorale ha eletto una nuova Assemblea Nazionale Costituente (Anc) che aveva il compito di stilare una nuova Costituzione.

In quell’occasione Maduro e il suo governo sostenevano che il popolo si fosse recato «in massa a votare», mentre l’opposizione dell’Assemblea Nazionale parlava di seggi «deserti».

Sempre in quell’occasione, la Commissione Europea era intervenuta parlando di «un’Assemblea Costituente, eletta in circostanze dubbiose e spesso violente» che aveva aumentato le divisioni, non legittimando «le istituzioni democraticamente elette in Venezuela».

A questo golpe strisciante hanno risposto il popolo e l’opposizione venezuelani: sono scesi nelle strade per protestare pacificamente, comportamento definito dal governo di Maduro «oltraggioso» e «ribelle» e al quale le forze armate del Paese hanno risposto con il pugno duro. Il Venezuela si trova attualmente infatti in un continuo stato di sorveglianza militare, nel quale è ammesso l’uso di armi da fuoco da parte della polizia sui manifestanti, al fine di mantenere ‘l’ordine’ sociale.

Dopo la violenta consultazione del 30 luglio, sui social c’era già qualcuno che parlava di genocidio: «Stanno massacrando giovani a Tachira e a Merida. Sparano tiratori scelti e fucilano […] Genocidio in Venezuela!».

Oggi Luisa Ortega, davanti alla comunità internazionale, oltre ad aver quantificato i numeri delle vittime, ha voluto anche fornire un nome e un volto ai colpevoli, chiedendone l’immediata condanna.

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