Usa e Cina uniti contro la Corea del Nord

Il generale Martin Dempsey (s) e il generale Fang Fenghui (d) durante una conferenza stampa a Washington nel 2014. (Gripas/Reuters)

La Corea del Nord è diventata un tormento per i Paesi vicini ormai da lungo tempo. Per le nazioni più potenti è diventata come la tigna. Ma la Corea del Nord è diventata soprattutto un problema per l’Asia e il Pacifico orientale, considerate le sue armi nucleari a lunga gittata e la personalità ‘eccentrica’ del suo leader. 

Nel 1980 la Cia aveva elencato sei zone calde nel Pianeta: la penisola coreana, il sud-est del Mare della Cina, l’India e il Pakistan, il Medio Oriente e Israele, e la Jugoslavia. Tre di queste sono direttamente collegate con la Cina, e la Corea del Nord è la più importante. 

Dal punto di vista geopolitico, la posizione della Cina verso la Corea del Nord può essere sintetizzata nei seguenti punti (in ordine di importanza decrescente):

  1. mantenimento dell’attuale separazione fra Nord e Sud Corea, così da rendere questa penisola un cuscinetto tra Cina e Stati Uniti;
  2. denuclearizzazione di tutta la Penisola;
  3. mantenimento dell’attuale ostilità della Corea del Nord verso Corea del Sud, Giappone e Usa;
  4. mantenimento della dipendenza economica e politica della Corea del Nord nei confronti della Cina, così che quest’ultima possa significativamente influenzarne la politica sia interna che internazionale. 

D’altra parte, anche gli Stati Uniti d’America hanno la propria posizione: 

  1. la Corea del Nord non deve poter disporre di armi nucleari né di tecnologia missilistica di lungo raggio;
  2. mantenimento dell’alleanza militare Usa-Giappone-Corea del Sud (quindi la minaccia militare nordcoreana non può essere del tutto eliminata);
  3. evitare di essere coinvolti in una guerra con Cina e Russia nel caso in cui riesploda il conflitto fra il Nord e il Sud. 

È quindi chiaro quanto intricate siano diventate negli ultimi dieci anni le relazioni Cina-Usa sul problema della Corea del Nord. 

Nessuno dei due vuole che la Corea del Nord abbia armi nucleari, ma la Cina non vuole esercitare eccessiva pressione su quest’ultima, per evitare il collasso dell’attuale governo; per questo ha solamente ridotto gli aiuti alla Corea del Nord, invece di opporsi fermamente alle sue armi nucleari. E sfrutta questa sua posizione come mezzo di trattativa con la comunità internazionale. 

A quanto pare, secondo i servizi cinesi, le armi nucleari nordcoreane non sono ancora pronte. 

A ogni modo, a seguito dei recenti sviluppi, Usa e Cina hanno visto improvvisamente rafforzarsi la reciproca convergenza di interessi: 
primo, perché entrambi hanno interesse a che le due Coree restino divise (per gli Usa, la riunificazione significherebbe l’indebolimento della loro presenza militare al Sud; per la Cina, senza il ‘cuscinetto’ lo scontro con gli Usa potrebbe diventare diretto);
secondo, perché nessuno dei due vuole che il Nord abbia missili nucleari a lungo raggio: gli Usa, sia perché sarebbero una minaccia diretta, sia perché creerebbero un problema di proliferazione (il Pakistan, ad esempio, usa tecnologia nordcoreana, e più potenze nucleari al mondo ci sono, più aumentano i rischi, specialmente in caso di instabilità politica); e la Cina, a sua volta, sarebbe minacciata in modo molto più grave: per la Corea del Nord non sarebbe facile raggiungere gli Usa coi suoi missili, ma la Cina riuscirebbe senz’altro a colpirla: la distanza tra il sito nucleare nordcoreano e il territorio cinese sono 100 chilometri, 200 e 500 dalle principali città cinesi e meno di mille da Pechino. 

Il regime cinese è davvero preoccupato del fatto che ci sia uno come Kim Jong-un a capo della Corea del Nord: da quando è salito al potere all’età di 30 anni, ha fatto uccidere numerosi suoi collaboratori, sostituito la maggior parte dei generali e assunto posizioni di politica internazionale aggressive. 
La politica interna va male e la popolazione versa in cattive condizioni: le probabilità dello scoppio di una rivoluzione crescono sempre di più. Sarebbe una fortuna se subentrasse un successore che tenesse sotto controllo la situazione; ma se il Paese si dividesse, la minaccia nucleare per la Cina sarebbe gravissima.

Ovviamente, il potenziale nucleare e i relativi test, insieme all’instabilità del governo, rendono la minaccia nucleare il problema di gran lunga più grave.

Non sorprende quindi che Cina e Usa abbiano raggiunto un accordo, la scorsa settimana, per esercitare maggiore pressione sulla Corea del Nord in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La maggiore instabilità della Corea del Nord determinata dal potenziale nucleare preme sulle nazioni vicine affinché si trovi una soluzione razionale. 

Dai punti di vista militare, economico e politico, per gli Stati Uniti e la Corea del Sud non sarebbe un problema: se il Nord attaccasse, gli Usa potrebbero rispondere distruggendo le armi nucleari nordcoreane con i loro missili e poi occupare il territorio con truppe di terra vincendo la guerra. 
In questo caso il risultato sarebbe la riunificazione del Paese, secondo il sogno che per tutta la vita ha accompagnato il primo presidente sudcoreano, Syngman Rhee. 

Una seconda possibilità è che Cina e Usa risolvano il problema insieme: cooperando a livello di intelligence, potrebbero eliminare le armi nucleari nordcoreane e poi sfruttare le fazioni contrapposte all’interno delle forze armate per mettere al potere Kim Jong-nam, figlio maggiore di Kim Jong-il e fratello dell’attuale leader. 
E quest’ultima ipotesi appare, alla luce dei rispettivi interessi delle due superpotenze, la più probabile (anche perché le due Coree resterebbero separate, cosa che sia Cina che Usa vogliono).  

In effetti, i militari cinesi e americani hanno già raggiunto un accordo in merito: a Washington si dice che se la situazione in Corea del Nord dovesse andare fuori controllo, la Cina si occuperebbe dell’arsenale nucleare e gli Stati Uniti dell’intelligence.  

Kim Jong-nam è già adesso tenuto sotto controllo dai servizi cinesi, che – nel corso degli ultimi anni – hanno fatto trapelare su di lui ogni genere di notizia (e pare che Kim Jong-nam abbia addirittura vissuto in Cina).

Questo è un copione che in Cina si ripete da 2 o 3 mila anni: l’erede al trono viene usurpato, si rifugia lontano e poi torna a corte. Un colpo di teatro antico che potremmo rivedere anche oggi, nel 21esimo secolo. 


Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente il punto di vista d
i Epoch Times. 

Articolo in inglese: Why China Is Willing to Work With United States to Sanction North Korea

 

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