Una pietra sopra il caso Regeni

Attivisti di Amnesty International in una manifestazione per chiedere verità sulla vicenda di Giulio Regeni (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Italia ed Egitto voltano pagina sulla vicenda di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso nel Paese nordafricano: la magistratura italiana continua a lavorare, ma le relazioni diplomatiche sono completamente ristabilite.

Riporta Egypt Independent che il nuovo ambasciatore italiano presso Il Cairo, Giampaolo Cantini, ha affermato domenica che le relazioni economiche tra Egitto e Italia sono in pieno boom e che ci sono opportunità per aumentare il turismo degli italiani nel Paese delle piramidi, con un obiettivo di un milione e 100 mila turisti all’anno.

Cantini è stato nominato ambasciatore in Egitto a settembre, dopo che il precedente ambasciatore era stato ritirato per inviare un segnale forte sul caso Regeni. Nel corso del tempo l’Egitto è stato anche parzialmente collaborativo, e proprio dai dati emersi è sembrato evidente che i colpevoli dell’omicidio siano state le autorità – probabilmente locali, forse nazionali – tanto che l’Egitto aveva anche promesso che avrebbe fatto «saltare una testa» importante nelle forze di polizia.

I genitori di Giulio, ovviamente, non hanno preso bene la decisione del recupero dei rapporti diplomatici: «Sostenevamo, con tante altre persone, non solo in Italia, che era meglio trattenere ancora in Italia l’ambasciatore, o farlo tornare insieme ad altre soluzioni – racconta la madre, Paola Regeni, a Che tempo che fa – perché altrimenti, ragionando come ragionano dall’altra parte del Mediterraneo, era una resa. Era come dire “il caso è chiuso” e infatti così hanno subito detto i media in Egitto».

«Trovare verità e giustizia per lui significa fare sentire sicuri tanti altri giovani come lui in giro per il mondo», ha inoltre detto la signora Regeni, specificando anche che le ricerche di suo figlio non avevano un orientamento politico e che anzi riguardavano sia i sindacati governativi che quelli all’opposizione.

INTERESSI GEOPOLITICI

La ripresa dei rapporti diplomatici costituisce senza dubbio una ‘vittoria’ per l’Egitto che, dopo i primi goffi tentativi di insabbiamento, ha cercato di prendere tempo fino a che l’attenzione mediatica si è spostata altrove. E con il tempo che passava, il deteriorarsi dei rapporti non ha potuto non preoccupare un governo così pragmatico e attento alla politica estera come quello di Gentiloni. L’alleanza con l’Egitto, infatti, è di importanza cruciale sia per motivi commerciali che strategici: l’Egitto è il più stretto alleato del generale Khalifa Haftar, a capo della più importante forza militare nella frammentata Libia, con la quale l’Italia ha sempre cercato di mantenere buoni rapporti (così come con tutte le altre forze libiche) per motivi strategici. Se non corresse buon sangue tra Italia ed Egitto, e quindi tra Italia e Haftar, il Belpaese rischierebbe di perdere i propri vantaggi a scapito di altre nazioni europee come Gran Bretagna e Francia.

E, secondo varie letture della vicenda, non solo gli altri Paesi hanno da guadagnarci dall’inimicizia tra Italia ed Egitto, ma alcuni di loro potrebbero aver avuto un ruolo nell’istigarla, come è il caso della Gran Bretagna, da più parti accusata di aver manipolato l’inconsapevole Regeni mediante l’università di Cambridge.

Addirittura – fa notare il generale Leonardo Tricarico, analista della Difesa intervistato da Tiscali.it – dopo la tragedia del giovane Regeni, l’università di Cambridge avrebbe cercato di inviare un altro ricercatore italiano in Egitto, il quale però ha posto la condizione che le autorità egiziane avrebbero dovuto essere informate del suo operato. Dopo questa richiesta, Cambridge ha però annullato la ‘missione’.

 

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