Il Giorno della Memoria cinese

Torsten Trey, direttore esecutivo dell’associazione Medici contro l’espianto forzato di organi, durante un intervento in un evento tenutosi a Taipei il 27 febbraio 2013. (Chen Pochou/Epoch Times)

I Medici contro il prelievo forzato degli organi, un’associazione non governativa di medici professionisti, hanno proclamato l’1 ottobre come ‘Giornata internazionale contro il prelievo forzato degli organi’. Per dare visibilità all’evento, è stata inviata una petizione sottoscritta da migliaia di sostenitori per sollecitare le Nazioni Unite a agire contro tale crimine. 

Le preoccupazioni per cui è nota la Dafoh [Doctors again forced organ harvesting, ndt] si concentrano su quello che è descritta come la sistematica uccisione di massa di prigionieri di coscienza in Cina perpetrata al fine di sottrarre gli organi. Infatti, secondo i ricercatori, le vittime di questa brutale pratica sono principalmente i praticanti del Falun Gong, una disciplina spirituale che è stata condannata all’eliminazione nel 1999, analogamente a altre comunità etniche o religiose, inclusi tibetani, uiguri e probabilmente anche alcuni ‘cristiani indipendenti’.
La petizione esprime «allarme […] per la grande quantità di evidenze del prelievo forzato degli organi da prigionieri di coscienza in Cina», e chiede all’Alto commissario, attualmente il principe Zeid bin Ra’ad di Giordania, di esortare la Cina a cessare il prelievo forzato degli organi, di «avviare ulteriori indagini che portino al perseguimento degli autori coinvolti in questo crimine contro l’umanità», e infine la cessazione della persecuzione del Falun Gong.

Il Falun Gong, una serie di cinque lenti esercizi e di insegnamenti morali incentrati sui principi di verità, compassione e tolleranza, durante gli anni 90 aveva guadagnato una popolarità significativa, prima che Jiang Zemin, il capo del Partito dell’epoca, scatenasse una furiosa persecuzione.

Secondo l’ultimo recente studio effettuato da David Kilgour, David Matas e Ethan Gutmann, ogni anno in Cina sono stati condotti fra i 60 mila e i 100 mila prelievi di organi dagli inizi del 2000, solamente sei mesi dopo l’inizio della persecuzione del Falun Gong. Durante questo periodo, la Cina ha affermato che l’unica fonte per i trapianti era costituita da prigionieri condannati a morte; eppure il numero delle esecuzioni capitali è diminuito, anno dopo anno.

Tuttavia, data l’enorme differenza fra il numero dei trapianti e quello delle condanne capitali (queste ultime dell’ordine di qualche migliaio ogni anno), i ricercatori hanno esplorato ipotesi alternative sulla fonte degli organi, concludendo infine che i praticanti del Falun Gong sono vittima di questo crimine. Le evidenze a supporto includono delle telefonate registrate tra gli investigatori e alcuni medici che hanno dichiarato di possedere degli organi dei praticanti del Falun Gong; includono inoltre gli esiti di molte indagini indipendenti che dimostrano come ai detenuti delle prigioni vengano effettuati dei test del sangue; il personale coinvolto nella campagna anti-Falun Gong, tra l’altro, è spesso legato alla pratica del prelievo forzato; e ci sono anche numerose altre prove.

La Dafoh nel suo sito raccoglie anche varie dichiarazioni di supporto a livello internazionale.
Hiroshi Yamada, membro della Camera dei consiglieri nella Dieta giapponese [l’organo legislativo del Giappone, ndt] ha affermato: «Esprimo sinceramente le mie condoglianze alle vittime del prelievo forzato degli organi. Dal Giappone ci mobiliteremo perché questo Olocausto che sfida l’altissimo spirito della medicina venga eliminato tempestivamente attraverso la forte solidarietà tra le persone di coscienza in tutto il mondo».

Anche alcuni deputati statali e federali degli Stati Uniti hanno presentato le loro osservazioni per l’occasione. Il deputato di Stato Michael F. Curtin dell’Ohio scrive: «Cari membri della Commissione dei diritti umani nelle Nazioni Unite, per molti anni sono stato profondamente turbato dall’ammontare delle prove riguardo il prelievo forzato degli organi in Cina e in altre parti del mondo. La Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite ha il dovere morale di fare tutto quanto in suo potere per porre fine a questa piaga inaudita, un affronto alla civiltà e all’umanità stessa».

Il 30 settembre, Michael G. Fitzpatrick, un repubblicano della Pennsylvania si è rivolto alla Casa dei rappresentanti, affermando: «Questa pratica è un’altra forma di male del nostro tempo e la Nazioni Unite saranno ulteriormente allarmate di questo crimine contro l’umanità, così come lo siamo noi».

Casualmente o no, l’1 ottobre è una data che ha un significato aggiuntivo: nello stesso giorno, nel 1949, Mao Zedong proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese.

 

Articolo in inglese: A Day to Remember Victims of Organ Harvesting in China

Davide Fornasiero



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