Troppi carboidrati aumentano il rischio di morte

Alcuni dei carboidrati più comuni (SID Italia)

Da anni la ‘lotta’ tra grassi e carboidrati divide gli esperti. Da una parte ci sono le cosiddette ‘low-carb’ che abbassano l’insulina (il principale ormone responsabile dell’accumulo di grasso), dall’altro le ‘low-fat’, che per ovvie ragioni mantengono basso l’introito di grassi a scapito dei carboidrati e che ultimamente stanno ritornando di moda nel mondo del fitness.

Ma questa sfida non riguarda solo il mondo del dimagrimento. Uno studio pubblicato sulla rivista medica Lancet ha infatti paragonato gli effetti sulla salute tra una alimentazione ricca di carboidrati e una abbondante in grassi. Con risultati inaspettati. Si è infatti sempre pensato che i grassi facessero male alla salute. Ma stando alla conclusioni dello studio Pure, una ricerca internazionale che ha coinvolto più di 157 mila persone, una dieta alta in carboidrati aumenterebbe la mortalità.

Se già questa è una notizia, lo studio ha rivelato un risultato inaspettato: «Contrariamente alla convinzione comune, un maggiore consumo di grassi è associato a un minore rischio di morte», ha spiegato Mahshid Dehghan, ricercatrice del Population Health Research Institute della McMaster University e uno degli autori dello studio. Più precisamente un alto consumo di lipidi, pari al 35 per cento dell’introito calorico giornaliero è stato associato a un rischio di mortalità e di ictus minori del 23 e del 18 per cento rispetto al gruppo che assumeva grassi per un introito calorico giornaliero pari all’11 per cento. Per quanto riguarda invece i carboidrati, chi ne assumeva per il 65 per cento del totale calorico giornaliero, presentava un rischio di morte superiore del 28 per cento.

La ricerca ha analizzato 157 mila persone di età compresa tra 35 e 70 anni che vivevano in 18 nazioni a basso, medio e alto reddito. Sono stati seguiti per sette anni e mezzo, durante il quale si sono verificati 4.784 problemi cardiovascolari e 5.796 morti, e analizzati attraverso questionari riguardanti l’utilizzo di farmaci, i fattori socio-economici, lo stile di vita, i comportamenti e la cartella medica.

Sulla base dei risultati ottenuti, secondo la ricercatrice le linee guida dovrebbero essere riesaminate, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito: «È probabile che la mortalità cali diminuendo le attuali restrizioni sul consumo di grassi ed enfatizzando la limitazione dei carboidrati quando siano eccessivi», in contrasto con l’idea secondo cui la riduzione dei grassi totali e saturi abbassi il ‘colesterolo cattivo’ (Ldl).

Insomma, una conclusione che potrebbe aprire a nuove prospettive, tenendo presente che già «un altro studio di Pure ha mostrato come un maggiore consumo di carboidrati aumenti i livelli di lipidi ad alta densità e il rapporto tra apolipoproteina A e B, un forte predittore di malattie cardiovascolari». Il consiglio, come sottolinea Dehghan, è sempre di moderare l’apporto di grassi e carboidrati, evitando di andare agli estremi.

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