La tragedia di Dallas è un punto di ripartenza per l’America

Guardia d’onore sull’attenti mentre il feretro dell’agente di polizia Brent Thompson del Dallas Area Rapid Transit (Dart) è pronto per essere caricato in un carro funebre durante i funerali di servizio presso la Chiesa Potter’s House, il 13 luglio 2016, Dallas, Texas. (Justin Sullivan / Getty Images)

La tragedia di Dallas, in cui sono stati uccisi cinque poliziotti, mette in evidenza i pericoli a cui sono esposti quelli che dedicano la vita a servire e proteggere la comunità.

Questo vile attacco, il più sanguinoso contro le forze dell’ordine statunitensi dall’11 settembre, fa apprezzare ancor di più dagli americani il lavoro dei loro agenti, riavvicinandoli di fatto alle forze dell’ordine: tutte le controversie legate alla comunità di polizia Usa, così come le tensioni e le incomprensioni, devono servire da punto di svolta per ispirare pace, unità e rinnovamento.

Nonostante la questione della polizia negli Stati Uniti sia un caso prettamente americano, tutto il mondo ha gli occhi puntati sulla reazione dell’America: in Cina, per esempio, non ne parlano soltanto fonti americane ma anche, e in modo diffuso, televisioni di Stato e stampa.

 I cinque agenti di polizia di Dallas che sono stati uccisi dal cecchino Micah Johnson durante una marcia per i dirtti dei neri a Dallas (National Law Enforcement Memorial Officers Fund)

IN MEMORIA DELLE VITTIME DI DALLAS

La morte degli agenti di Dallas è una perdita indescrivibile, non solo per le loro famiglie, ma anche per la ‘famiglia’ delle forze di sicurezza degli Stati Uniti, nonché una ferita al cuore dell’America stessa.

I poliziotti statunitensi sono punti di riferimento per la difesa dei cittadini, in quanto sono chiamati a proteggere la comunità e a tutelarne l’etica. Senza il loro lavoro gli Usa cadrebbero nell’anarchia e nel caos più totale: per questo gli americani dovrebbero apprezzare maggiormente il loro spirito di servizio e cercare di restare quanto più possibile uniti.

In questo impegno americano per rinnovare la Nazione e rafforzare la coesione all’interno della Polizia, è d’obbligo un momento di cordoglio in segno di rispetto per coloro che hanno perso la vita il 7 luglio a Dallas, e per rendere omaggio al loro sacrificio.

Agente Michael Krol

Veterano del dipartimento di Polizia di Dallas, per il quale lavorava da otto anni. In precedenza aveva prestato servizio come guardia carceraria per l’Ufficio dello sceriffo della Contea di Wayne, a Detroit nel Michigan, dal 2003 al 2007.

Krol, 40 anni, è descritto molto bene dalle parole della madre, che lo ricorda come «una persona premurosa, pronta sempre ad aiutare gli altri. Era consapevole dei pericoli derivanti dal suo lavoro, ma non è mai sfuggito al suo dovere».

La notte della protesta, l’agente Krol in un messaggio alla sua compagna, ha scritto che «tutto procedeva tranquillamente».

 

Agente Brent Thompson

È il primo agente di polizia nella storia del suo Dipartimento di Dallas ‘Area Rapid Transit’ a essere ucciso in servizio.

L’agente Thompson aveva 43 anni, era un ex marine e aveva prestato servizio in Iraq e in Afghanistan. Aveva sei bambini che sono saliti tutti sul palco durante il funerale di servizio, per onorare il loro papà.

Queste le parole di sua figlia Katie: «Il suo unico scopo era cercare di creare una vita felice per i suoi bambini, per noi. Nonostante fosse diventato un marine e andasse spesso all’estero, ha lavorato davvero duro per dedicare a noi la sua intera vita. Continuava a svolgere questi due lavori, sempre. Ha fatto infinite ore di straordinario, per non farci litigare più». Sua figlia Sandy ha detto: «Non era solo l’eroe di Dallas ma di tutto il mondo. Ha combattuto all’estero per tanti, tanti anni».

Agente Patrick Zamarripa

Aveva prestato servizio in Iraq per tre turni in marina, come agente della polizia militare. Trentaduenne, era entrato nel Dipartimento di Polizia di Dallas dopo il servizio militare e recentemente svolgeva l’attività di pattuglia in bicicletta nel centro di Dallas. Valerie Zamarripa ha ricordato: «Fin da bambino, Patrick ha sempre voluto fare il poliziotto. Amava la vita, amava la sua famiglia, il suo lavoro, era un uomo felice e si trovava dove voleva stare».

L’agente Zamarripa, padre di un bimbo di due anni, appena pochi giorni prima della morte stava progettando un viaggio a Disney con la sua famiglia. 
In un sms del 4 luglio, uno dei suoi ultimi messaggi, aveva scritto: «Buon compleanno alla più grande nazione sulla faccia della terra, mia amata America».

Sergente Michael Smith

Ranger in congedo dell’esercito si era arruolato dell Dipartimento di Polizia di Dallas nel 1989. Il sergente Smith aveva ricevuto il riconoscimento ‘Cops’ Cop’ dall’Associazione di Polizia di Dallas. Era sposato e aveva due figlie. Era ammirato soprattutto per la sua inclinazione positiva alla vita e per la sua compassione verso gli altri.

La sorella Yea-Mei Sauer ha condiviso queste toccanti parole al suo funerale: «Il sacrificio di mio fratello non sarà vano, il suo spirito altruistico continuerà a vivere. Avrebbe voluto vederci continuare a combattere per la giustizia, essere guardiani, leader e promotori di pace, amarci l’un l’altro, per dare l’esempio, perché questo è quello che dovremmo fare».

Caporale Lorne Ahrens

Aveva prestato servizio come vice al Dipartimento dello sceriffo di Los Angeles dal 1991 al 2002, per poi arruolarsi nella Polizia di Dallas.

Anche lui era sposato e aveva due bambini. È stato descritto dal comandante Ken McWard, ex collega ai tempi di Los Angeles, come «qualcuno che ha sempre voluto essere nelle forze dell’ordine. Lo si capiva non appena lo si conosceva. Era un grande ragazzo dal cuore d’oro, si poteva sempre contare su di lui. Amava davvero tanto il suo lavoro».

   

 La processione al funerale del caporale Lorne Ahrens (Stewart F. House/Getty Images)

RIFLESSIONI FINALI

Nel mio articolo ‘Principles of American Policing’ [pubblicato il 24 aprile 2016 da Epoch Times Usa, ndt] ho lanciato un appello per rafforzare il dialogo, la comunicazione e la fiducia tra polizia e comunità. Questa mia idea emerge dal concetto fondamentale che ‘Essere dalla parte della polizia e dalla parte della comunità è un principio importante e imprescindibile, per cui non ci si deve mai stancare di rispettarlo e metterlo in atto’.

Ma questo ideale è meglio descritto dal cuore spezzato del padre dell’agente Zamarripa, Rick Zamarripa, che ha perso il suo amato figliolo a Dallas il 7 luglio: «Tutto questo odio deve fermarsi. Non mi importa se sei bianco o nero… Siamo tutti figli di Dio».

 Vincent J. Bove, CPP, è un opinionista Usa e un autore che si occupa delle questioni critiche per l’America. Bove ha ricevuto il premio FBI Director’s Community Leadership per aver combattuto la criminalità e la violenza ed è un ex consulente dei New York Yankees. Il suo ultimo libro è “Listen To Their Cries”. 

Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente il punto di vista di Epoch Times.

 

Articolo in inglese ‘Dallas Police Tragedy: Healing, Unity, Renewal

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