Il traffico di organi cinese colpisce anche il Vietnam

Recentemente alcune rivelazioni su certe organizzazioni criminali cinesi che rapiscono persone innocenti per raccogliere i loro organi vitali, hanno sollevato nuove preoccupazioni sull’annosa tragedia dei trapianti di organi in Cina.

A luglio 2016, la polizia del Vietnam di una provincia vicino al confine cinese ha emesso un avviso pubblico per mettere in guardia la poplazione dai trafficanti esseri umani provenienti dalla Cina: secondo i documenti ottenuti da Epoch Times, i contrabbandieri di organi umani cinesi catturavano cittadini vietnamiti inermi per prelevarne  gli organi.

In seguito, a ottobre la televisione di Stato vietnamita ha trasmesso i rapporti investigativi riguardanti alcune operazioni di contrabbando di organi effettuate dalla Cina che in parte colpivano anche il Vietnam.

Queste nuove rivelazioni sui crimini relativi ai trapianti commessi dal regime cinese contro un Paese confinante, vengono a galla mentre il sistema dei trapianti di organi in Cina viene messo sempre più sotto attenzione: l’anno scorso, è stata resa pubblica un’inchiesta solidamente documentata inerente a questi abusi, che vedono come principali vittime i prigionieri di coscienza; inoltre, in occasione di un recente vertice organizzato in Vaticano sul problema dei trapianti, Papa Francesco ha rifiutato di partecipare dopo aver saputo che la presenza dei funzionari cinesi aveva provocato scandalo sulla stampa.

VIETNAM: RAPIMENTI DI FRONTIERA

Il 27 luglio 2016, una stazione di polizia locale nella provincia vietnamita di Lao Cai, al confine con la Cina, avvisa la comunità che è in corso un’ondata di rapimenti finiti in modo orribile: «Sedici vittime sono state rapite e hanno subito l’asportazione dei loro organi (fegato, rene, cuore, occhi …) nella provincia di Ha Giang, vicino al confine tra Vietnam e Cina». Il comunicato della polizia vietnamita continua chiarendo che «in seguito alle indagini, i rapitori sono stati identificati come cinesi».

I rapitori, si legge nel documento, operavano in gruppi di 3/5 persone e giravano su auto con targhe false. Prendevano di mira «famiglie con persone molto anziane, bambini o studenti che frequentavano attività extra-scolastiche» come il lavoro in campagna per la cura del bestiame.

C’è stata una certa confusione sull’autenticità del documento della polizia del Vietnam, dal momento che il 18 agosto l’aveva ritirato dopo che era ormai circolato ovunque sui social media. Ma già il 10 agosto, Hoang Tien Binh, comandante della stazione di polizia di Si Mai Ca, ha confermato all’edizione vietnamita di Epoch Times l’autenticità del documento: «Lo scopo di quel comunicato è di diffondere una forte consapevolezza alla comunità».
L’emittente nazionale Vietnam Television, che ha per prima coperto questa notizia, ha a sua volta dichiarato di aver ricevuto conferma di autenticità del documento da una stazione di polizia.

A ottobre, questa emittente ha poi trasmesso due inchieste sul traffico di organi in Cina: i giornalisti si sono finti interessati agli organi e hanno segretamente registrato i loro tentativi di procurarsi illegalmente degli organi da intermediari cinesi o vietnamiti.
Nella prima inchiesta, un intermediario d’organi cinese ha detto ai giornalisti che le donne vietnamite rapite e portate in Cina, sono obbligate a prostituirsi e vendute come mogli. I bambini e gli uomini vengono invece venduti nei «campi di concentramento di organi».
Nella seconda inchiesta, i giornalisti sono andati alla ricerca di un rene nel Guangdong, una provincia meridionale della Cina, considerata secondo Vietnam Television «la capitale del mercato degli organi». Un trafficante di organi ha accompagnato passo passo i reporter attraverso il sistema che assicura organi «buoni e sani», poi ha detto il prezzo per un rene e infine ha mostrato ai giornalisti un video di come vengono prelevati gli organi. 
Poi il trafficante, vedendo i ritratti del personale sulla parete di un grande ospedale a Foshan, una città nel Guangdongil, ha riconosciuto il viso di un chirurgo cinese che avrebbe eseguito il trapianto.

DEFINIRE UNA LEGGE

La dottoressa Nancy Ascher, presidente dell’Organizzazione mondiale dei Trapianti, ha detto in una e-mail che il traffico di organi tra Vietnam e Cina è un’attività criminale che deve essere indagata: «I responsabili devono essere processati […] nella misura in cui il personale medico viene coinvolto in simili atti scellerati, questi individui devono essere portati davanti alla giustizia».
«I criminali probabilmente agiscono al di fuori dei sistemi di regolamentazione attualmente vigenti in Cina», ha dichiarato Asher riferendosi alle norme ufficiali cinesi, che da gennaio 2015 impongono la cessazione dell’utilizzo di organi dai prigionieri.

Negli ultimi anni, le autorità cinesi hanno sostenuto di aver creato un sistema di donazione volontaria, simile a quello occidentale. E recentemente, durante un vertice internazionale sul traffico di organi in Vaticano, i migliori chirurghi cinesi hanno avuto la possibilità di spiegare le modalità di riforma delle pratiche non etiche nel loro Paese: hanno dichiarato ai partecipanti (oltre cento esperti sull’etica del trapianto di organi provenienti da tutto il mondo) che i prigionieri non vengono assolutamente più utilizzati come fonte di approvvigionamento di organi, fatta eccezione le rare volte in cui vengono condannati per dei «crimini».

Ma queste affermazioni, considerato soprattutto che sono state fatte dal portavoce cinese Huang Jiefu, sono state contestate dagli investigatori che hanno invece fatto notare l’assenza di una messa al bando di questa pratica.

Il punto della controversia non è la condanna a morte dei prigionieri, ma i rapporti investigativi secondo cui le autorità cinesi hanno sistematicamente raccolto organi dai prigionieri di coscienza, per la maggior parte praticanti del Falun Gong, una pratica spirituale perseguitata (uno delle prove a conferma è il volume di trapianti d’organi in Cina, che ha sperimentato una crescita esponenziale proprio sei mesi dopo l’inizio della persecuzione di questa pratica spirituale, iniziata nel luglio 1999).

Il dottor Huang Jiefu, presidente del Comitato nazionale cinese di Donazione e Trapianto in Città del Vaticano, il 7 febbraio, 2017. (AP Photo/Andrew Medichini)

Inoltre uno stretto collaboratore di Huang, l’eminente chirurgo del fegato Zheng Shusen, è a capo di una ‘task-force’ anti-Falun Gong nella provincia di Zhejiang; un titolo di cui è pubblicamente investito: quanto a reputazione e a potere nel sistema dei trapianti, Zheng si colloca appena dietro Huang. Questa straordinaria sovrapposizione tra due campi altrimenti non correlati, non è mai stata spiegata dai funzionari cinesi.

Alcuni investigatori ritengono che l’abuso di questa pratica in Cina sia ormai dilagante. «In generale, le violazioni dei diritti umani si diffondono, a meno che non vengano fermate – ha scritto David Matas, avvocato canadese specializzato in diritti umani che indaga su questo crimine da più di un decennio – L’uccisione de praticanti del Falun Gong per i loro organi ha portato alla costruzione di una macchina cinese di morte che, a quanto pare, viene ora utilizzata a livello internazionale contro i vietnamiti».

Per l’avvocato Matas, alla domanda se gli abusi rivelati dalla televisione vietnamita e dalla polizia costituiscano in Cina una normalità o una aberrazione locale che sarà rapidamente punita, la risposta è ovvia ma scomoda: «Quante prove, di quante persone, provenienti da quanti Paesi che subiscono il traffico d’organi dalla Cina dobbiamo avere prima che l’abuso dei trapianti di organi in Cina ottenga l’attenzione globale che si merita?».

Per approfondire:

 

Articolo originale: ‘Organ Trafficking Claims From Vietnam Renew Concerns About Abuses in China

Traduzione di Massimiliano Russano


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