Totti e Roma, quarant’anni di magia per un amore infinito

(Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

ROMA — Per la Capitale, il 27 settembre 2016, è un giorno speciale. Nelle strade c’è aria di festa, che si mescola a un po’ di malinconia. Infatti, se Francesco Totti ha compiuto quarant’anni, significa che dentro a quelle mura capitoline  ?  nelle quali si diramano come vicoli tutti i ricordi, le storie e le vite dei tifosi romanisti  ?  sono condensati almeno vent’anni di emozioni, che a riviverle restituiscono il sorriso sulla bocca, ma anche qualche lacrima negli occhi, di gioia, di vissuto.

Per chi non è romano, può essere difficile comprendere il perché di tutta questa ‘pazzia’ per Francesco Totti. Totti rappresenta la realizzazione del sogno di ogni bambino romano, che tira calci a un pallone nel cortile di casa, nel campetto della chiesa, della scuola, o in quello della scuola calcio del quartiere.

Questo perché a Roma il successo di uno è il successo di tutti; ogni quartiere, da Trastevere a Tor bella monaca, è proprio come un piccolo paesino, e come nei piccoli paesini tutti sanno le storie degli altri, tutti si conoscono, tutti si salutano e tutti si vogliono bene, tutti si supportano a vicenda: se un ragazzo diventa famoso, diventa famoso tutto il paese, la vittoria di uno è la vittoria del paese. Nei campetti romani i ragazzini ogni tanto si azzuffano, ma poi si danno la mano ed è pace fatta, perché in fondo l’importante è divertirsi. Roma poi, con la sua importanza storica, ha la funzione di una mamma, che come in un abbraccio avvicina ogni quartiere in un tutt’uno, facendo della città stessa un piccolo grande paese.

Anche Totti del resto ha iniziato così, e come ogni bambino romano a cui piaceva giocare a calcio, tornato da scuola, finiti i compiti non vedeva l’ora di scendere in cortile per giocare a pallone; come ogni bambino romano aveva due genitori umili: papà Enzo era un operaio e mamma Fiorella aveva sempre fatto la casalinga. Come ogni bambino romano si sbucciava le ginocchia, giocava a palla con la carta della pizza, mangiava le lasagne, gli gnocchi, andava al mare e, tra divertimento e scuola, aveva un sogno.

Ecco perché, da questo punto di vista, ognuno di noi avrebbe potuto essere un Francesco Totti. Ed ecco perché, se Totti è arrivato fino a questo punto, è tutta Roma che ha vinto. Se Totti sorride, è tutta Roma che sorride, e quando Totti segna e gioisce davanti alla curva sud, è tutta Roma che esulta e gioisce. Ogni adulto-bambino rivede in lui la propria passione, il proprio sudore, i propri sogni e la propria speranza materializzata. Lui però ce l’ha fatta, e lui è quindi il Capitano.

Ma se ce l’ha fatta è merito del suo impegno, del suo sudore e del suo talento indiscutibile, che al di fuori di Roma e al di fuori dei tifosi romanisti, tutti gli appassionati di calcio riconoscono. Lo testimonia la pioggia di auguri arrivati sul nuovo profilo Facebook del Capitano, da ogni parte del mondo.

Le sue giocate di prima, i suoi colpi di tacco, i suoi assist pennellati, i ‘cucchiai’ e i suoi gol stratosferici sono ormai nei ricordi di tutti: tiri al volo, di potenza o di precisione, classe, morbidezza, dribbling; tutto quello che il calcio può offrire è passato per i piedi di Francesco Totti. E a Roma, tutto questo lo sanno bene quelle famiglie che ogni volta che arrivava la domenica, o il mercoledì di coppa, si riunivano attorno a un tavolo e davanti alla Tv per ammirare le sue magie.

E la cosa bella, è che tutto questo a Roma, dopo tutti questi anni, ancora esiste. L’aria di festa alla fine surclassa la malinconia proprio perché Totti, a quaranta anni, ancora gioca e ancora segna. E a quando smetterà, i romani ancora non ci pensano più di tanto. E forse non ci si penseranno neanche quando smetterà per davvero. Questo perché nei cuori dei romani, da qui in avanti lui e il suo estro non smetteranno mai di esistere. Se è vero che ‘tanto dai, tanto ricevi’, tutto l’amore che Totti sente e ha dato per la sua città e per la sua maglia, è talmente grande che continuerà a tornargli indietro all’infinito.

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