Taiwan, l’isola felice della tecnologia

Nel mezzo delle crescenti tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, tre giganti americani della tecnologia – Google, Microsoft e Ibm – hanno recentemente annunciato che intendono assumere personale e fondare nuovi centri di ricerca a Taiwan.

Il 21 marzo Google ha annunciato che assumerà trecento nuovi dipendenti a Taiwan e formerà 5 mila studenti nell’ambito della programmazione dell’intelligenza artificiale. Anche Microsoft ha dichiarato a gennaio che investirà 33 milioni di dollari per istituire un centro di Ricerca e Sviluppo sull’Intelligenza artificiale a Taiwan, e assumerà cento persone nei prossimi due anni e duecento entro cinque.

L’isola di Taiwan ha un sistema politico ed economico separato da quello della Cina ‘Continentale’ ed è di fatto una nazione indipendente, nonostante il regime di Pechino consideri Taiwan una provincia separatista da reintegrare un giorno a venire.
Sebbene gli Stati Uniti intrattengano relazioni diplomatiche ufficiali con la Cina, hanno rapporti di amicizia ‘separati’ con Taiwan.

Ken Sun, direttore generale di Microsoft Taiwan ha affermato durante una conferenza stampa che «Taiwan è nota per essere un importante centro manifatturiero a livello mondiale. Perciò l’isola è il posto giusto dove sviluppare l’Intelligenza artificiale e migliorare le proprie capacità di ricerca e sviluppo. Il suo sistema scolastico ha coltivato un ampio e notevole bacino di talenti in matematica, ingegneria e scienze naturali».

Contemporaneamente, il direttore generale della Ibm a Taiwan, Lisa Kao, ha dichiarato che l’azienda amplierà il suo centro di ricerca e sviluppo di Taiwan, concentrandosi sull’intelligenza artificiale, le blockchain, e il cloud computing. Ha anche annunciato 100 nuove assunzioni entro la fine del 2018 e l’intenzione di fondare un nuovo laboratorio di ricerca sui cloud.

Il deputato del Taiwan’s Democratic Progressive Party, Kolas Yotaka, ha dichiarato durante un’intervista: «Non ci sorprende che i giganti dell’alta tecnologia Usa stiano reclutando talenti a Taiwan». Sottolineando che, per le aziende che si occupano di tecnologia, l’ambiente economico di Taiwan è molto più accogliente rispetto a quello della Cina continentale, dove i furti di proprietà intellettuale e i trasferimenti forzati di tecnologia sono all’ordine del giorno. La gravità del fenomeno ha addirittura spinto gli Stati Uniti a imporre dazi doganali sui prodotti tecnologici cinesi.

Ma Kolas ritiene anche che la notevole presenza nell’isola di giovani talenti nel campo dell’alta tecnologia, sia una delle ragioni per cui le ditte americane stiano aumentando i propri investimenti a Taiwan. E che l’organizzazione del lavoro nelle aziende cinesi non abbia gli stessi standard qualitativi di Taiwan: «Nel settore tecnologico temono che il costo/opportunità sia più alto lì [in Cina Continentale, ndr], perciò preferiscono andare a Taiwan». Senza contate che le infrastrutture delle principali città di Taiwan sono al livello dei Paesi sviluppati, e il costo della vita è più basso rispetto all’Europa e agli Stati Uniti. Insomma, per gli investitori Taiwan è letteralmente un’isola felice.

William Kao, imprenditore taiwanese e fondatore dell’Associazione delle Vittime degli Investimenti in Cina (un’organizzazione di consulenza legale per imprenditori truffati in Cina) sostiene che Taiwan, in quanto Paese democratico che crede nello Stato di diritto, rispetta e tutela i diritti di proprietà intellettuale. Mentre «il regime comunista cinese incoraggia attivamente i furti di tecnologia da altri Paesi».
Secondo Kao, inoltre, da quando il presidente Usa Donald Trump si è opposto apertamente alle pratiche commerciali del regime cinese, diverse nazioni sono diventate più attente nel fare affari con la Cina: «Penso che gli imprenditori conoscano i vantaggi di Taiwan. Sanno che ci potrebbero essere conflitti tra gli Stati Uniti e la Cina, per questo sceglieranno Taiwan».

 

Articolo in inglese: Amid US China Trade Tensions, US Tech Giants Turn to Taiwan for Investment

Traduzione di Marco D’Ippolito

 

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