Storie sul rispetto per i genitori dagli antichi testi cinesi

Min Ziqian, del periodo delle Primavere e degli Autunni (770 a.C. – 476 a.C.), fu un esempio di pietà filiale (Clearwisdom.net)

Il classico Regole per essere un buon bambino e studente (Di Zi Gui) è un testo tradizionale cinese, che insegna ai bambini le regole morali e il giusto comportamento. L’autore è Li Yuxiu, vissuto durante il regno dell’imperatore Kang Xi, della dinastia Qing (1661-1722): in questo articolo verranno raccolti dei brani che esemplificano le preziose lezioni che si trovano nel Di Zi Gui. Il primo capitolo introduce il concetto cinese di xiao o pietà filiale.

LA PIETÀ FILIALE DI MIN ZIQIAN COMMUOVE LA SUA SPREZZANTE MATRIGNA

Il Di Zi Gui afferma:

Se i miei genitori mi amano,

essere devoti non è difficile.

Se mi disprezzano,

La mia pietà filiale è veramente nobile.

Un esempio di pietà filiale, o di rispetto per i propri genitori, è Min Ziqian. Min Ziqian viveva nello Stato di Lu durante il Periodo delle Primavere e degli Autunni (770 aC–476 a.C.); perse la madre da giovane, quindi suo padre si risposò ed ebbe altri due figli.

Min Ziqian rispettava sia il padre che la nuova madre e si prendeva cura di loro, ma la matrigna lo trattava con disprezzo: in inverno confezionò delle giacche calde per i suoi due figli, mentre per lui fece una giacca imbottita con erba secca. In un gelido giorno di quell’inverno, il padre chiese a Min Ziqian di guidare il suo carro, ma lui riusciva a mala pena a reggere la cavezza perché tremava dal freddo. Il padre dunque si arrabbiò, ma Min Ziqian non disse una parola.

Più tardi, il padre si accorse che il ragazzo era molto pallido, lo toccò e vide che indossava una giacca troppo leggera: guardò con attenzione e scoprì che era imbottita con erba secca, mentre gli altri due figli indossavano calde giacche pesanti. L’uomo, contrariato dalla crudeltà della moglie, pensò di divorziare, ma Min Ziqian scoppiò in lacrime: «Con una madre in famiglia, solo uno dei figli soffre di freddo, ma se la mandi via, tutti e tre i suoi figli soffrirebbero per il freddo».

Sentendo quello che Min Ziqian aveva detto, la matrigna si commosse e da allora iniziò a prendersi cura dei tre figli nello stesso modo. La storia della pietà filiale di Min Ziqian si diffuse ovunque.

L’IMPORTANZA DI CORREGGERE SINCERAMENTE I PROPRI ERRORI

Il Di Zi Gui afferma:

Un errore commesso per caso

si chiama sbaglio.

Un errore commesso intenzionalmente

si chiama cattiveria.

Gli sbagli possono essere corretti

E ci si può riscattare;

Ma nascondere le proprie azioni

Aggiunge un altro crimine all’azione.

Quando si fa qualcosa di male, bisognerebbe analizzare se ci sia stata l’intenzione di farlo o se sia stata solo noncuranza; inoltre non si dovrebbe negare o cercare delle scuse, ma riconoscere e correggere il proprio sbaglio.

Durante la dinastia Song, viveva il famoso letterato Zeng Gong che conosceva bene Wang Anshi. Un giorno l’imperatore Shen Zong chiese a Zeng Gong: «Che cosa pensi della personalità di Anshi?» Zeng Gong rispose: «La scrittura di Anshi è buona quanto quella di Yang Xiong della dinastia Han, tuttavia, essendo gretto, non è buono quanto Yang Xiong!» L’imperatore allora gli domandò: «Anshi non si cura troppo della fama e del denaro, perché dici che è gretto?» e Zeng Gong spiegò: «Quello che intendo per ‘gretto’ è che Anshi non è disposto a correggere i propri errori, anche se è ambizioso e ha raggiunto dei risultati». Udite le sue parole, l’imperatore annuì e mostrò di essere d’accordo.

Infatti, Wang Anshi era famoso per il suo talento e le sue conoscenze ma, essendo testardo, non era disposto ad ammettere i propri errori; inoltre, nell’applicare nuove leggi danneggiò le persone e venne ricordato in modo negativo dai posteri.

Anche i grandi saggi, fin dai tempi antichi, non erano immuni da errori ma, quando sbagliavano, si correggevano velocemente, esaminavano spesso sé stessi ed erano capaci di riconoscere le proprie mancanze.

Un antico detto cinese afferma: «Essere capaci di correggere i propri sbagli è la cosa più grande, e nient’altro vi è di paragonabile».

NON INDULGERE NELLA VANITÀ

Nessun genitore vorrebbe vedere i propri figli commettere azioni immorali o illegali: il Di Zi Gui afferma che non dovremmo mai trattare ingiustamente gli altri, anche in situazioni poco importanti; inoltre non si dovrebbero avere segreti con i propri genitori, per quanto piccoli possano sembrare, perché urterebbe i loro sentimenti.

Anche riguardo alle piccole cose,

Non gestirle in modo capriccioso.

Gestirle in modo capriccioso

Danneggia i principi che segui.

Anche se una cosa è piccola,

Non tenerla per te.

Tenerla per te

Renderà tristi i tuoi genitori.

Nei tempi antichi, i genitori applicavano severamente queste regole con i loro figli e, se questi non le rispettavano, subivano delle punizioni: crescendo in tale modo tanti ragazzi diventarono formidabili generali privi di timore per la morte, e per molte dinastie ci furono funzionari onesti, che si mettevano al servizio della gente e del Paese, senza cercare ricompense per sé o per le proprie famiglie.

La storia del generale Qi Jiguang della dinastia Ming e di suo padre Qi Jingtong ne è un esempio: Qi Jiguang nacque in una famiglia di militari, il padre aveva già 56 anni e, poiché Jiguang era l’unico figlio, lo amava molto. Insegnò personalmente a Qi Jiguang a leggere e a praticare le arti marziali, tuttavia era molto severo per quanto riguardava il carattere morale e la condotta.

Quando Qi Jingtong aveva 13 anni ricevette un paio di scarpe di seta di bella fattura, ma mentre camminava avanti e indietro nel cortile con le sue scarpe nuove sentendosi molto soddisfatto, il padre lo vide, lo chiamò nel suo studio e lo rimproverò, arrabbiato: «Una volta che hai belle scarpe, desidererai indossare bei vestiti e quando avrai bei vestiti, naturalmente sognerai di mangiare buon cibo: alla tua giovane età, svilupperai la mentalità del goderti il buon cibo e i bei vestiti, e così in futuro avrai un’insaziabile bramosia».

Qi Jiguang (1528 – 1588) e il suo coraggioso esercito difesero la costa orientale della Cina dai pirati giapponesi durante la dinastia Ming

«Crescerai così, desiderando il buon cibo e i bei vestiti – continuò il padre di Jiguang – se diventerai ufficiale militare, ti approprierai dei salari dei soldati: se continuerai sempre in questo modo, sarà impossibile che tu riesca a prenderti cura dei tuoi vecchi».

Qi Jingtong venne a sapere in seguito che le scarpe di seta erano un dono del nonno materno di Qi Jiguang, ma ordinò ugualmente al figlio di togliersele e le fece immediatamente a pezzi, per impedire che Jiguang sviluppasse la cattiva abitudine di indulgere nel lusso.

Una volta, poichè la famiglia Qi doveva far sistemare una decina di stanze in cattive condizioni, Qi Jingtong assunse alcuni artigiani per eseguire i lavori, e avendo necessità di un luogo presentabile dove ospitare gli ufficiali della corte reale, chiese agli artigiani di montare quattro porte intarsiate nella sala principale, e disse a Qi Jiguang di sovrintendere all’installazione. Gli artigiani consideravano la famiglia di Qi nobile, e pensarono che quattro porte decorate fossero poche, così dissero a Qi Jiguang, in privato: «La tua è una famiglia di generali, e per una famiglia nobile e ricca come la vostra, andrebbero decorate tutte le porte della casa, almeno dodici: solo così saranno adatte al vostro stato sociale». Qi Jiguang pensò che quel suggerimento fosse ragionevole e ne parlò con il padre, ma Qi Jingtong lo rimproverò duramente per la sua idea stravagante e appariscente, e lo avvertì: «Se persegui e indulgi nella vanità, quando crescerai non sarai in grado di realizzare grandi cose». Qi Jiguang accettò le critiche del padre e disse agli artigiani di installare solo quattro porte intarsiate.

Qi Jingtong insegnò anche a Qi Jiguang che lo scopo dello studio delle arti liberali e della pratica delle arti marziali non è il perseguimento della fama, del successo personale o della ricchezza, ma l’impegno deve essere finalizzato al benessere della nazione, della società e delle persone.

Seguendo l’insegnamento di suo padre, la sua disciplina e la sua condotta, Qi Jiguang condusse una vita frugale: si accontentava del cibo semplice, era diligente e serio negli studi e nella pratica delle arti marziali, e in seguito, durante la dinastia Ming, divenne un famoso generale e uno straordinario stratega militare. Il suo nome è rimasto scritto in modo indelebile nella storia cinese.

Qi Jiguang apprese così che il mettersi in mostra, l’indulgenza, l’attaccamento all’apparenza, ai risultati personali e allo status derivano tutti dal desiderio di essere lodati e lusingati, e sono tutte manifestazioni della vanità, che affonda le radici nell’attaccamento al proprio ego, il quale porta sicuramente alla rovina delle nobili aspirazioni; la persona che lo persegue è destinata a fallire nei suoi progetti più importanti, chi si lascia incantare da questa mentalità e lotta con gli altri sarà una persona mediocre.

PRENDERSI CURA DEI GENITORI FINO ALLA FINE, PER NON AVERE RIMPIANTI IN FUTURO

Nel Di Zi Gui si afferma che bisogna prendersi cura dei propri genitori malati, assisterli giorno e notte e, dopo la loro morte, ricordarli sempre con gratitudine e con il dispiacere per non dimostrato riconoscenza; inoltre, si dovrebbe commemorare l’anniversario della loro scomparsa con la massima sincerità, e servirli come se fossero ancora vivi.

Quando un genitore è malato,

Assaggia le loro medicine.

Assistili giorno e notte,

senza lasciare il loro letto.

Esegui i riti funebri;

Organizza le cerimonie con sincerità.

Servi i morti

come li serviresti da vivi.

L’Imperatore Wen, della dinastia Han occidentale, così come l’insegnante Wang Pou, che visse durante il Periodo dei Tre Regni, furono esempi della dedizione nei confronti dei genitori.

L’IMPERATORE WEN ASSAGGIA LA MEDICINA DI SUA MADRE

L’imperatore Han Wendi assaggia le erbe medicinali di sua madre prima di imboccarla, per assicurarsi che non siano troppo calde.

Durante la dinastia Han occidentale, dopo la morte del fondatore Liu Bang, il trono passò a suo figlio Liu Heng o ‘Liu il Costante’. Liu ricevette il nome di Han Wendi, ovvero ‘l’Istruito Imperatore Han’; governava in modo giusto e rigoroso, amava i cittadini e li ispirava all’auto miglioramento attraverso l’istruzione.

Mentre gestiva i complessi e impegnativi affari di Stato, l’imperatore Wen trovava sempre il tempo per servire sua madre con rispetto e devozione filiale, e non era mai distratto né in ritardo quando doveva prendersi cura di lei. Una volta, la madre si ammalò gravemente e l’imperatore, non appena conclusi gli impegni di governo, lasciava immediatamente le sue stanze per recarsi da lei e nutrirla con tenerezza: restò ammalata per tre anni interi, eppure le  cure del figlio furono costanti e instancabili; la assisteva giorno e notte, con continue attenzioni, senza lamentele né risentimenti.

Le cure dell’imperatore verso la madre erano meticolose: l’assisteva accanto al letto senza chiudere gli occhi, dimenticando spesso di cambiarsi gli abiti per molto tempo, nel timore di essere negligente; quando i domestici preparavano le medicine, le assaggiava per assicurarsi che non fossero troppo calde e nella giusta dose; quando erano pronte da bere aiutava personalmente la madre.

Trascorsero molti anni e l’Istruito Imperatore imboccò sua madre per tutto il tempo, guadagnandosi le lodi di tutti i cittadini: oltre a essere uno straordinario governante, infatti, fu anche un figlio devoto e stabilì le regole di comportamento verso i genitori; in Cina tutti lo rispettavano e rimasero profondamente influenzati dal suo modello di virtù. Il nome dell’Imperatore Istruito, Han Wendi, è stato trasmesso di generazione in generazione e ancora oggi la gente ammira il suo modello di condotta virtuosa e altruista.

WANG POU PROTEGGE LA MADRE DAL TUONO, ANCHE DOPO LA SUA MORTE

Wang Pou visse durante il Periodo dei Tre Regni e fu un figlio devoto. La madre di Wang era terrorizzata dal rumore dei tuoni, così ogni volta che il cielo si riempiva di nubi scure e la pioggia era in arrivo, Wang Pou correva al fianco della madre per confortarla e calmare le sue paure: se suo figlio non era con lei, l’anziana donna veniva presa da un’insopportabile preoccupazione.

Dopo che la madre morì, Wang Pou la seppellì in un cimitero vicino e, ogni volta che la tempesta si avvicinava, Wang correva alla sua tomba e si inginocchiava, con il volto segnato dalle lacrime: «Non piangere, mamma, tuo figlio è qui con te!», diceva, come se la donna fosse ancora viva. Wang restava vicino alla tomba fino a quando la tempesta non era finita, girandole attorno innumerevoli volte per proteggere lo spirito della madre e aiutarla a non avere paura.

In seguito, Wang Pou divenne insegnante e, ogni volta che leggeva un passaggio sulle emozioni dei figli devoti verso i genitori scomparsi, i suoi sentimenti traboccavano e piangeva di nostalgia: nel vedere questo, i suoi studenti eliminarono tutti i testi che parlavano dell’amore dei bambini per i loro genitori.

Nelle sue lezioni, Wang Pou enfatizzava sempre la necessità di ripagare la gentilezza dei genitori quando sono in vita: fu considerato un modello di devozione filiale, e l’affetto costante per la madre scomparsa commosse tutti coloro che ne furono testimoni.

Articolo in inglese: Stories From the Students’ Rules: At Home, Be Dutiful to My Parents

Traduzione di Veronica Melelli

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