Sicurezza e privacy, Apple e Google per una volta insieme

(Immagine deepadesigns/Shutterstock)

Rivali praticamente su tutto, la linea tenuta da Apple e Google nei confronti ‘dell’interferenza‘ del governo Usa in materia di privacy e sicurezza, è in sostanza identica: chiusura completa. Indicativo di come, due aziende che in comune sembrerebbero avere solo la sede in California e il mito della fondazione nel garage, condividano in realtà un valore aziendale molto forte: la sicurezza dei propri utenti. 

Dalla loro fondazione di strada ne hanno fatta, prima di arrivare a essere le società multimiliardarie di oggi: da una parte Google, fondata da Larry Page e Sergey Brin nella seconda metà degli anni ’90: nel 2004 si quota Wall Street con 19.605.052 azioni di classe A come offerta pubblica iniziale, e dal 2001 acquista e assorbe più di 160 aziende – a partire da Blogger e Youtube – sviluppando nel tempo un’infinità di servizi applicativi per gli utenti, come Google Maps, Gmail, Chrome e Android, tra quelli di maggiore successo sui suoi smartphone prodotti da Samsung. Ma, nonostante l’escursione mobile, l’anima di Google resta radicata nel software applicato al web, vocazione che ha permesso al gigante di Mountain View di diventare, di fatto, il monopolista mondiale della ricerca su internet e di rivoluzionare il mondo della pubblicità in chiave digitale. 

Un universo digitale in continua e inarrestabile espansione, quindi. Il ‘motore di ricerca’ co-fondato e capitanato fino allo scorso agosto da Larry Page e guidato oggi da Sundar Pichai, è la maggiore potenza di internet, con un fatturato di 74,5 miliardi di dollari e un utile netto di 15,83 miliardi nel 2015. 

Dall’altra parte c’è invece la mela più famosa al mondo. La Apple, che a differenza di Google progetta tutto – software e hardware – direttamente (e segretamente) in Casa e fa costruire i suoi dispositivi secondo particolari ‘pacchetti’ di specifiche tecniche, estremamente accurate e all’avanguardia in termini di marketing: computer fissi e portatili, iPhone, iPad e iPod hanno ognuno il proprio sistema operativo (OS X o iOS) firmato Apple. 
La creatura di Steve Jobs, molto più ‘anziana’ della sua rivale, ha letterlamente inventato il mercato del personal computer alla fine degli anni 70; come ha re-inventato un mercato ‘esaurito’ come era quello dei telefoni cellulari, a metà degli anni 2000, e creato dal nulla un prodotto come l’iPad, al lancio del quale da più parti era perfino messa in dubbio ‘l’utilità’. 

Attualmente guidata da Tim Cook, la Apple Computers (ora Apple Inc.) è stata fondata nel 1976 nella Silicon Valley da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne. I ricavi del solo ultimo trimestre del 2015 ammontano a ben 51 miliardi di dollari, e il fatturato dell’azienda nel 2014 ha raggiunto i 182 miliardi di dollari.

PRIVACY E SICUREZZA, DUE CONCEZIONI DISTINTE

I due colossi californiani, come confermato anche dalle dichiarazioni dei due attuali amministratori delegati e originate dall’episodio della strage di San Bernardino (che mette duramente a confronto il governo Usa e l’azienda di Cupertino) fondano la loro politica aziendale sulla sicurezza e la privacy dell’utente. Ed è interessante notare come i due acerrimi concorrenti, normalmente ‘in guerra’ tra loro, si trovino perfettamente d’accordo quando si affrontano le questioni di sicurezza e privacy.

Riservatezza e sicurezza, infatti, sono comprensibilmente considerati da Apple e Google aspetti fondamentali per aumentare la competitività sul mercato dei loro prodotti: «Siamo consapevoli che la sicurezza dei prodotti è indispensabile per alimentare la fiducia degli utenti e ci impegniamo a creare prodotti innovativi che rispondano alle loro esigenze e operino principalmente nel loro interesse», scrive Google nella sua policy, che – a dimostrazione dell’attenzione posta a questa materia – ha creato anche un blog dove gli utenti possono rimanere costantemente aggiornati su ogni notizia riguardante la sicurezza dei loro dispositivi e relativi servizi.

GOOGLE-VIEW: LA SICUREZZA NASCE DALLA CONDIVISIONE

L’approccio di Google in questo campo è di massima vicinanza e apertura verso i suoi utenti, che possono partecipare attivamente e contattare liberamente l’azienda a indirizzi e-mail dedicati, in caso vogliano segnalare un problema relativo alla sicurezza: «Abbiamo imparato che quando la sicurezza è implementata in modo corretto, significa che è implementata a livello di community», dichiarano infatti da Mountain View, garantendo di impegnarsi a risolvere le problematiche relative alla sicurezza nel più breve tempo possibile: «Teniamo in grande considerazione sia la sicurezza dei servizi di Google sia la privacy dei nostri utenti, quando ci segnalano vulnerabilità o incidenti».

LA SICUREZZA APPLE: SERIETA’ E AFFIDABILITA’ PRIMA DI TUTTO

Se la concezione di Google è più ‘comunitaria’, quella di Apple è più di impronta ‘feudale’ o ‘cortese’: si fonda sul rispetto, che creerà fiducia nell’utente verso il suo sviluppatore, che a sua volta ricambierà con un servizio eccellente. Un circolo virtuoso fondato su una relazione uno-a-uno col cliente, come sintetizza Tim Cook: «Per Apple, la tua fiducia è tutto».

Per questo, nel corso degli anni l’azienda di Cupertino ha fatto tutto il possibile per guadagnarsi la fiducia dei suoi utenti, garantendo loro la sicurezza e l’incolumità dei dati più importanti, preziosi e riservati: «Gli unici dati che ci interessano sono quelli che servono per poterti offrire servizi unici […] e questi dati non li vendiamo a nessuno. Sappiamo bene che a mano a mano che il tuo dispositivo diventa sempre più personale, è sempre più importante fare in modo che le informazioni che contiene siano protette», scrive Apple sul suo sito, in cui dedica un’ampia sezione alla materia relativa alla privacy degli utenti/clienti.
La forza di Apple sta dunque nella sincerità e nell’integrità, intese come valori aziendali che generano fiducia nella clientela e di conseguenza sempre più utili per l’azienda.

A proposito di questo opposto posizionamento di mercato dei due antitetici giganti dell’informatica, va sottolineato che, in coerenza con le diverse e rispettive ‘nature’ dei due concorrenti, Google è un servizio rivolto chi naviga in internet: ha ‘utenti’ che non generano direttamente reddito ma costituiscono un ‘asset’; mentre Apple è un’industria, che prima di tutto e soprattutto vive realizzando e vendendo i propri prodotti: è lo specialissimo rapporto nel postvendita, che trasforma un semplice cliente in un utente Apple da servire e tutelare. Un rapporto che si fonda essenzialmente sull’assoluta sicurezza dei dati personali (basti pensare che iTunes e App Store conservano memorizzata nell’account la carta di credito che il cliente usa negli acquisti).

APPLE E GOOGLE INSIEME CONTRO IL ‘POTERE’

Quanto alla risposta negativa alla, doverosa, sacrosanta e senz’altro condivisibile, richiesta del governo Usa di decriptare l’iPhone del killer di San Bernardino, si può quindi dedurre che la Apple stia semplicemente seguendo la propria linea di condotta e rispettando le promesse fatte ai clienti.
Ed è proprio questa immutabilità di prospettive che rende l’azienda affidabile e allo stesso tempo prosperosa. Non a caso, Tim Cook dichiara nella sezione privacy del suo sito: «Per finire, voglio mettere bene in chiaro che non abbiamo mai collaborato con le autorità governative di alcun Paese per creare backdoor nei nostri prodotti o servizi, né abbiamo mai fornito l’accesso ai nostri server. E non lo faremo mai […] Sappiamo bene che la tua fiducia è preziosa. Per questo ci siamo sempre impegnati al massimo per guadagnarcela e mantenerla, e continueremo a farlo».

E d’altra parte, anche Sundar Pichai ha dichiarato a più riprese via Twitter:  

«Costringere le società a permettere l’hackeraggio potrebbe compromettere la privacy degli utenti»

«Sappiamo che le agenzie di applicazione della legge e di intelligence affrontano sfide rilevanti nell’attività di protezione della popolazione dal crimine e dal terrorismo»

«Realizziamo prodotti sicuri, per conservare in sicurezza le informazioni che vi riguardano e diamo alle Autorità accesso ai dati sulla base di ordinanze legalmente valide…»

«… Ma richiedere a una società di permettere l’hackeraggio dei dispositivi e dei dati dei clienti, è tutta un’altra cosa. Potrebbe costituire un pericoloso precedente»

 

Immagine Shutterstock

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