Cile, la salute di milioni di persone a rischio

Veduta di Santiago del Cile (Immagine: Wikipedia)

Mutazioni, malformazioni fetali, cancro, fenomeni di imprinting da malattie prodotte dall’alterazione a livello cellulare causata dalla contaminazione da metalli e metalloidi: l’acqua inquinata è un problema causa di crescente preoccupazione in tutto il Cile. Non solo per la popolazione che vive in campagna, ma anche per le grandi città: è un costo sociale per tutta la nazione.

A causare tutto questo è l’essere umano. Ne è un esempio Santiago del Cile, una metropoli di oltre 6 milioni di abitanti, come ha spiegato in un’intervista a Epoch Times il dottor Andrei Tchernitchin, presidente del Dipartimento dell’ambiente dell’Università di Medicina del Cile. Il medico, ricercatore e professore dell’Università del Cile, ha documentato la contaminazione dell’acqua della popolazione ‘Los Caimanes’, al nord di Santiago, rimasta da anni senza acqua potabile, con i fiumi contaminati dalla miniera Los Pelambres e i cittadini costretti a ricevere acqua trasportata dai camion.

Il gruppo di ricerca del dottor Tchernitchin, recentemente ha anche verificato se si stiano contaminando anche le acque sopra Santiago. Nell’ambito del progetto idroelettrico Alto Maipo, infatti, il gruppo statunitense AES Gener, per generare elettricità proprio nella zona di Los Pelanbres, sta costruendo un tunnel di 67 km tra due bacini acquiferi di Los Andes. Le conseguenze, ha spiegato, «sono gravi».

I cittadini nella zona del Canal Aicayes possono trovare nelle sue acque il 2.800% in più di livello di ferro e 240% in più di manganese, rispetto alla normativa dell’acqua potabile. L’acqua di questo canale era usata come acqua potabile e per irrigare. Tchernitchin ha spiegato che solo quando il suo gruppo di ricerca è andato a fare la rilevazione nel novembre scorso, sono arrivati i camion con bottiglioni di acqua potabile per la popolazione. «Agli abitanti non era stato detto nulla (in precedenza); al massimo avevano detto loro di bollire l’acqua, procedimento che non elimina gli elementi tossici nell’acqua».
«Questo ritardo dell’informazione alla popolazione è grave per le donne in gravidanza e per i bambini piccoli» sottolinea Tchernitchin.

Secondo il documento di studio ambientale del governo, hanno autorizzato i lavoratori del progetto a sversare i residui delle acque servite, 60 metri cubi al giorno, nelle acque di superficie. Le persone che abitano nella zona non sono mai state informate.  I residui metallici, industriali e domestici devono essere immagazzinati.

Per le rocce, il governo permette di lasciarle depositate, ma per Tchernitchin tutti i detriti di rocce e pietrisco contaminati dovrebbero essere smaltiti in un luogo sicuro e sigillato per impedire il passaggio dei prodotti risultanti della lisciviazione nelle acque sotterranee; servirebbe anche un sistema di scarico del percolato per garantire l’assenza di acqua.

I risultati della ricerca sono stati inviati al governo il 22 gennaio e indicano nell’acqua potabile dell’Alto Maipo presenza di Piombo, Manganese, Ferro, Nichel e Arsenico a livelli di rischio di malattie. Nell’acqua per irrigare la Terra, e per tanto gli alimenti, sono stati trovati Molibdeno, Ferro e Manganese. Tchernitchin dice che prima della vendita dei diritti dell’acqua ai privati anni fa, le misurazioni ne registri non indicavano alcuna contaminazione. I valori attuali sono stati presi anche dall’acqua di rubinetto di un’abitazione della polizia.

Gli effetti degli elementi trovati, ha spiegato, portano come risultato a un maggior numero di persone nate con mutazioni, malformazioni fetali, impriniting e cancro. Non sono tutti effetti immediati o prossimi. Alcune sono malattie progressive e altre producono problemi di salute nel corso della vita futura di chi oggi è neonato o predisposto.

Il ferro in un piccolo affioramento d’acqua superava il livello di rischio per la salute umana del 5.903% e i livelli di manganese erano del 189%.

«Costituisce un grave rischio per la procreazione o per le persone che vivono nelle zone vicine al bacino e si deve prendere in considerazione il rischio che le falde acquifere contaminate continueranno a diffondersi in aree più basse del Cajon (Cajon dl Maipo), contaminando fonti d’acqua potabile e prodotti tipici ortofrutticoli». Queste acque arrivano al fiume Maipo, che porta il acqua potabile a Santiago.

L’arsenico eccede solo del 5% dalla normativa cilena, e il piombo eccede del 170% secondo la raccomandazione della OMS e il Cadmio rimane entro il limite massimo.

«Per quegli elementi che sono in concentrazioni superiori alla norma, ma non così alti, è possibile prevedere un continuo aumento delle loro concentrazioni nei prossimi anni, visto che la lisciviazione di alcuni elementi come As, Pb e Ni è relativamente lenta, ma costante», ha detto il ricercatore, che ha annunciato future nuove misurazioni.

ALTERAZIONE DEL CORSO NATURALE

Luis Knaak, gerente generale del progetto Alto Maipo ha dichiarato recentemente al giornale Electricidad, che hanno invertito «2.050 milioni di dollari per produrre 531 MW, che è abbastanza elevato», e circa il 30 per cento si pensa sia destinato alla miniera Los Pelambres, di Antofagasta Minerals.

Secondo Knaak si tratta di una centrale idroelettrica progettata per esistere dai 50 ai 60 anni, funziona di passaggio. Significa «che questa centrale fa ritornare tutta l’acqua che utilizza dal fiume Maipo allo stesso fiume 6 km prima di dove si trova l’impianto di trattamento dell’acqua potabile».

La popolazione si chiede chi rimedierà alla contaminazione. Oggi i fiumi stanno contaminando l’ambiente e i prodotti agricoli.

La deviazione del corso naturale dell’acqua di Santiago sta producendo anche cambiamenti geologici pericolosi. L’istituto Nazionale per i diritti umani (Indh) ha pubblicato in precedenza che «questa situazione significherebbe la desertificazione di 100 mila ettari intorno ai bacini d’acqua, con una probabile accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai a causa dell’aumento delle temperature a Los Andes».

Quello che preoccupa di più è lo spostamento della popolazione nelle zone più contaminate.

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