Sfida allo Stato, a San Severo è Far West

A San Severo, in provincia di Foggia, la situazione è bollente. La microcriminalità non dà tregua ai cittadini, tra provocazioni e atti criminali, e la criminalità organizzata – si sospetta – tesse le trame che avvinghiano i migranti nella trappola del caporalato. Nel mezzo di tutto questo, l’intervento dello Stato ha ricevuto come risposta gli spari contro un’auto della polizia e il rogo – che, ad indagini ancora in corso, si sospetta doloso – di un ex ghetto appena sgomberato. In questa situazione il sindaco di San Severo, Francesco Miglio, ha fatto uno sciopero della fame. E lo Stato non ha mancato di mostrare la sua presenza. 

San Severo vive da lungo tempo una grave emergenza criminalità: sia micro-criminalità che di tipo organizzato. Quella del suo territorio è una situazione purtroppo largamente ignorata dall’opinione pubblica nazionale, al punto che lei ha intrapreso uno sciopero della fame. Ce ne parli.

La situazione negli ultimi tempi aveva acquisito delle connotazioni preoccupanti perché ormai quasi con cadenza quotidiana avvenivano fatti criminosi. Il 22 febbraio scorso addirittura tre in una stessa serata, a distanza di 15 minuti l’uno dall’altro. Io, visto che la criminalità a San Severo esisteva già in precedenza, avevo scritto, richiesto comitati, eccetera; questa volta, invece, proprio per la recrudescenza del fenomeno criminoso, ho ritenuto di porre in essere un atto di protesta che richiamasse l’attenzione sul mio territorio, sulla mia città, e devo dire che, a posteriori, si può dire che questo effetto sia stato prodotto; tanto è vero che, soli tre giorni dopo, siamo stati convocati al ministero [dell’Interno ndr] dal ministro [Minniti ndr] a cui abbiamo fatto delle proposte ben precise rispetto all’istituzione del reparto di prevenzione crimine della polizia di Stato, all’istituzione in provincia di Foggia della Direzione Investigativa Antimafia e ad altre varie richieste contemplate in un documento consistente in otto punti, in otto proposte. Ieri abbiamo avuto anche l’onore di ricevere qui a palazzo il procuratore nazionale antimafia, il dottor Franco Roberti: una visita non programmata, ma il procuratore, in zona per altri impegni, ha inteso raggiungerci qui nel nostro comune rendendoci un grande onore; ci ha espresso la sua solidarietà, la sua vicinanza, e a lui abbiamo reiterato le stesse istanze e richieste che abbiamo fatto al ministro qualche giorno prima. E sulla Direzione Investigativa Antimafia ci ha fornito ampie rassicurazioni, nel senso che vede la cosa come altamente possibile e quindi di probabilissima costituzione, invece per quanto riguarda l’altra richiesta, quella dell’istituzione del reparto di prevenzione crimine della polizia di Stato, non afferendo a competenze e a prerogative di legge sue dirette, ma essendo in capo al ministro e al capo della polizia, ci ha rassicurato che avrebbe caldeggiato e affiancato la nostra proposta, che riteneva assolutamente giusta e fondata.

Secondo lei a San Severo esiste un particolare legame tra la criminalità organizzata e il caporalato?

Senta, non possiamo escluderlo. Certamente anche questa questione del ghetto, questa vergogna che noi abbiamo da decenni, che andava smantellata… insomma non era più tollerabile. Credo che tra lo sfruttamento che c’è del lavoro in agricoltura, soprattutto di soggetti migranti, e la criminalità locale, probabilmente c’è una rete, c’è un’osmosi tra queste due delinquenze, diciamo così, e quindi sicuramente dei punti di contatto e dei rapporti secondo me ci sono, ma questo è compito delle indagini appurarlo e acclararlo in maniera certa.

Si dice che i braccianti extracomunitari abbiano rifiutato di spostarsi in case decorose offerte dalla Regione Puglia per non allontanarsi troppo dal luogo di lavoro. È davvero così?

No, io ho il fondato dubbio che molti di loro siano stati sottomessi e soggiogati anche psicologicamente da caporali e capineri, i quali probabilmente hanno fatto nei loro confronti una sorta di terrorismo psicologico. Io il ghetto l’ho visitato… nessun essere umano può tollerare e ritenere per sé desiderabili le condizioni di vita che avevano quelle persone… è veramente…siamo al di là dell’immaginabile, quello che io mesi fa ho visto al ghetto. Quindi mi rifiuto di credere che una persona umana dotata di media intelligenza possa ritenere per sé desiderabili quelle condizioni di vita. Ritengo invece che sia più probabile che questi ragazzi, queste persone, siano state sottoposte a una sorta di terrorismo psicologico e di ricatto morale da parte dei capineri, i quali avevano tutto l’interesse economico acché quello scempio perdurasse proprio perché sulla pelle di quei ragazzi costruivano i loro guadagni.

Qual è la sua opinione sul rogo del Gran Ghetto di Rignano? Ha aggiornamenti a livello delle indagini?

No, io aggiornamenti a livello delle indagini non ne ho perché come sa gli atti investigativi sono secretati e quindi all’attenzione esclusivamente degli investigatori. Ho le notizie che abbiamo noi tutti. Ho visto anch’io questo video di questa baraccopoli che andava in fiamme e il ghigno, il sorrisino di chi probabilmente si è reso egli stesso responsabile di quel rogo. Ora qual è il messaggio che abbiano voluto lanciare io non lo so, ammesso e non concesso che ci sia dolo (ci sono tutti i presupposti per ritenerlo, però, ripeto, gli investigatori lo acclareranno). Però credo che avendo avuto ormai contezza e coscienza del fatto che la baraccopoli veniva in qualche maniera eliminata, si è voluto ripulire il sito da qualcosa che si voleva tener nascosto o non far conoscere, oppure – cosa più verosimile – si è voluto lanciare un messaggio allo Stato: “Prima che sbaraccate voi, siamo noi ad appiccare il fuoco sulla baraccopoli”. Quindi probabilmente si è voluto lanciare questo messaggio alle istituzioni.

Ora che il ghetto non esiste più, dove andranno a vivere i braccianti?

Il comune di San Severo, da tempo ha offerto la disponibilità di un suo immobile all’amminstrazione regionale. Noi ritenevamo di dover fornire la collaborazione istituzionale alla Regione in una battaglia che è soprattutto una battaglia di civiltà. Penso che nel 2017 non era più tollerabile, per uno Stato che si definisse democratico e civile, una situazione del genere. Quindi noi nell’operazione ci siamo limitati ad offrire la disponibilità di un sito di nostra proprietà che mi risulta essere già occupato da 60-70 unità. Dopodiché io so che la Regione avvierà un percorso lavorativo per queste persone, un programma di reintegrazione o di integrazione. Noi non abbiamo, direttamente, nessun tipo di ruolo in questo percorso. Noi come comune di San Severo ci siamo soltanto limitati a rispondere “ci siamo” quando la Regione ha chiesto a tutti i comuni della capitanata di offrire la disponibilità e un supporto a questa operazione.

Come commenta il recente caso di colpi d’arma da fuoco contro un’auto della polizia a San Severo?

È un fatto di inaudita gravità, molto grave, avvenuto nel momento in cui i reparti anticrimine erano a San Severo – così come promesso dal ministro Minniti solo qualche giorno prima a me in audizione – per svolgere operazioni di controllo del territorio e anche operazioni di sgombero del ghetto: i reparti speciali erano impiegati sull’uno e sull’altro versante, questo va detto a onor del vero. Però ecco, voglio dire, questa risposta di questo delinquente, di questo balordo che apre il fuoco sulle autoblinde della polizia, ha proprio il sapore di una vera e propria sfida della criminalità allo Stato, a cui la risposta dello Stato dev’essere ferma, decisa, determinata e tempestiva.


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