Rischi geopolitici minacciano una borsa esuberante

Manifestazione contro il Ceta [Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente], al Parlamento europeo di Strasburgo il 15 febbraio scorso.

Anche se tutto sembra andare bene nel mercato borsistico americano, il rischio geopolitico è alto: bisogna valutare le grandi tendenze, come la ‘deglobalizzazione’ e la transizione economica cinese verso i costi degli asset e l’inflazione. La volatilità è estremamente bassa; nello stesso tempo c’è un livello più alto di incertezza economica collegata alla politica: gli investitori nutrono poca fiducia nelle azioni governative future.

Lisa Emsbo-Mattingly, direttrice delle ricerche presso il Fidelity Investment, ha dichiarato al Forum economico internazionale delle Americhe il giugno scorso: «È un po’ sconcertante vedere fino a che punto [i due fattori, ndr] siano scollegati uno dall’altro». Infatti, quando sembra che il mondo si diriga verso un periodo di regolare crescita economica, la geopolitica o i fattori non collegati al mercato – come l’invecchiamento della popolazione o l’innalzarsi degli squilibri – provocano turbolenze.

La diversificazione è sempre stata importante per gli investitori, per far fronte agli sbalzi del mercato e realizzare gli obiettivi finanziari. Nei periodi di stress del mercato, il costo delle attività tende a muoversi insieme (maggiore correlazione), e cambiare portafoglio di investimenti diventa oneroso, a causa dei prezzi elevati degli scambi (scarsa liquidità).

SIAMO PREOCCUPATI CHE L’ASIA DELL’EST POSSA ESSERE LA POLVERIERA DEL XXI SECOLO

Marko Papic, vice presidente della strategia geopolitica presso la Bca Research [società di investimenti indipendente di Montréal da 68 anni, ndr], sostiene che «la globalizzazione ha esteso la crescita economica verso i mercati emergenti e di frontiera, e in questo modo l’egemonia americana è stata intaccata. Se guardiamo alla Storia, vediamo che quando i Paesi dicono e fanno quello che vogliono, il mondo è meno stabile; oggi abbiamo il maggior numero di conflitti in atto contemporaneamente».

La Cina cerca di colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti, mentre l’assetto creato dopo la Guerra Fredda sta crollando, e la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato che con Donald Trump gli Stati Uniti non sono più un alleato affidabile e, secondo un commento del ministro per gli Affari esteri Chrysthia Freeland, il Canada conta di avere un ruolo più importante sulla scena internazionale.

La simbiosi economica tra Cina e Usa è, nel migliore dei casi, precaria, come sostiene Papic: «Siamo preoccupati che l’Asia dell’Est possa diventare la polveriera del XXI secolo», l’esperto di geopolitica ritiene che in un mondo multipolare, saranno le piccole e medie imprese a prosperare maggiormente, rispetto alle grandi multinazionali che hanno imboccato la via della globalizzazione, e aggiunge: «Ogni economia, ogni settore o ambito che attinge la maggior parte della domanda finale dalla giurisdizione di appartenenza, sarà oggetto [d’investimento, ndr] nei prossimi quindici o vent’anni».

CONOSCERE QUELLO CHE SUCCEDE IN CINA È PIÙ IMPORTANTE CHE MAI

Per Paul Podolsky, socio della Bridgewater Associates, «le fluttuazioni nell’economia mondiale sono una conseguenza di quelle cinesi». Il boom Cinese è stato possibile grazie alla manodopera abbondante e a basso costo, ma non è più così: il recente aumento del suo debito ha stimolato l’economia mondiale.

La questione è che molte economie, come quella canadese, del Sud Africa, dell’Australia o del Brasile, contano sul fatto che la Cina continui a sostenere un modello economico alimentato dal credito. Tuttavia, se il governo cinese sarà in grado di gestire la difficile transizione da un modello di investimenti basato sul prestito verso quello di un consumo interno, per i mercati emergenti e le economie fondate sui prodotti di base, sarà ‘doloroso’. Papic, riferendosi alla Cina, che terrà il 19esimo congresso del partito comunista in autunno, commenta infatti: «Prima di pensare al predominio mondiale, dovrà veramente risolvere la sua economia interna».

Il Fondo Monetario Internazionale ha dovuto correggere la sua previsione sul Pil cinese per il 2017 al 6,7 percento, avendo precedentemente previso il 6,6: la crescita del credito è rallentata in maggio, in seguito a un più attento controllo del governo. Secondo Podolsky «conoscere quello che succede in Cina è più importante che mai» e ritiene che le previsioni a breve termine sembrano buone; il rapido aumento dei debiti è effettuato con moneta cinese, e sarà possibile emetterne ulteriormente.

L’ORO: IL RIFUGIO

Con la globalizzazione, la produzione si è delocalizzata verso mercati con manodopera a basso costo, come la Cina, e altri Paesi emergenti.  Una motivazione per l’ondata populista è il fallimento della globalizzazione nell’aumento dei redditi del ceto medio, nei Paesi sviluppati come Stati Uniti e Regno Unito.

Il ministro canadese del Bilancio Bill Morneau ha previsto stanziamenti per il ceto medio, e riferendosi al rifiuto dello statu quo emerso dal voto per la Brexit, l’elezione di Trump e il ritorno al potere dei liberali in Canada nel 2015, ha dichiarato: «Dovremmo riflettere sul senso di ansietà che le persone vivono».
Mentre l’economia si allontana dalla mondializzazione, il rischio dell’inflazione aumenta: se la libertà di movimento del capitale e della manodopera è limitata, il costo della produzione aumenta e anche i prezzi. Papic è dell’opinione che si stia uscendo da un periodo deflazionistico per entrare lentamente, ma sicuramente, in una fase inflazionistica: «L’oro sta acquisendo il ruolo di rifugio».

I mercati finanziari presentano uno scenario da Goldilocks, sostenuti da tassi di interesse bassi, una bassa inflazione, buone entrate per le imprese e una debole minaccia di recessione imminente. E Lisa Emsbo-Mattingly precisa: «Non ritengo che ci sia molto compiacimento nel mercato: il Vix rispecchia una situazione esuberante», aggiunge che la ripresa dipende da quella cinese, che è stata positiva per le azioni cicliche in tutto il mondo, e conclude: «Temo che siamo al massimo della crescita: fare meglio non è possibile».

Articolo in inglese: Geopolitical Risks Threaten Exuberant Stock Market

Traduzione di Francesca Saba

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