Regeni morto da 2 anni, le indagini ancora in alto mare

A due anni dall’omicidio di Giulio Regeni, lo studente di Cambridge friuliano torturato e ucciso in Egitto, si può dire che sia stata fatta luce su almeno la metà dei fatti.

Secondo Repubblica, per gli inquirenti italiani è ormai assodato che la Sicurezza Nazionale egiziana sia la responsabile materiale dell’omicidio. I magistrati avrebbero identificato persino nove agenti, tra poliziotti e membri dei Servizi segreti, che sarebbero coinvolti nell’operazione; gli inquirenti hanno inoltre ben chiaro come le forze di sicurezza si siano mosse contro Regeni, dalla sorveglianza fino a giungere all’arresto.

Rimane però da capire fino a che punto il governo egiziano abbia avuto parte nell’operazione. Inoltre, andranno accertate le responsabilità della professoressa Abdel Rahman, sospettata di aver spinto Regeni sulla strada delle ricerche sui sindacati egiziani, suggerendogli anche come muoversi. Ed è stato proprio il modo in cui il ragazzo si è mosso, che ha alimentato i sospetti delle autorità egiziane, probabilmente allertate anche da qualche conoscente di Regeni (con ogni probabilità un coinquilino), che per qualche ragione vedeva il ragazzo come una possibile spia. Ed è bastato poco – sembra – per convincere il paranoico regime egiziano della colpevolezza dello studente universitario, fino a ucciderlo.

Ma non è detto che la vicenda sia tutta qui. Perché, nonostante in generale tra i servizi segreti e la polizia egiziana non sia rara la violenza ingiustificata, resta inspiegabile che l’Egitto abbia ucciso un ragazzo di un Paese alleato – sia pure ritenendolo una spia – e ne abbia messo in mostra il cadavere, nel giorno della visita di Stato dell’ex ministro Federica Guidi, e poco dopo la chiusura di un affare importante con l’Eni. Perché compromettere così le relazioni con un Paese alleato? E pur volendo ammettere che Regeni fosse una spia, ne sarebbe valsa la pena?

Per questi motivi, diversi osservatori continuano a sospettare che in realtà ci sia lo zampino di un altro Stato europeo. Il più accreditato sarebbe la Gran Bretagna che, insieme alla Francia, è la nazione storicamente che più ha malvisto l’amicizia stretta tra Italia e Libia (si pensi al fatto, per esempio, che sono state Gran Bretagna e Francia a intervenire in Libia per mettere fine al regime di Gheddafi).
La Libia è legata strettamente all’Egitto, perché una delle due forze maggiori che si contendono il Paese nordafricano è quella del generale Haftar, appoggiato dall’Egitto. Di conseguenza, essere amici dell’Egitto significa poter essere più facilmente amici di Haftar, mentre essere nemici dell’Egitto significa inimicarsi Haftar.
L’Italia ha tutti i motivi per restare amica di tutte le forze libiche (interessi commerciali, petrolio, controllo degli sbarchi dei migranti) e la Gran Bretagna ha ragione di esserne invidiosa.

Altre teorie, tendono poi a ipotizzare il coinvolgimento della Gran Bretagna (e non della Francia) perché Regeni studiava a Cambridge, e quindi sarebbe possibile che l’Università (o la tutor) sia stata manipolata dai Servizi segreti inglesi per tendere una trappola allo sfortunato ragazzo.
A sostegno di quest’ultima teoria ci sono solo numerosi indizi, ma nessuna prova. Quindi da questo punto di vista le indagini non saranno facili. La Gran Bretagna, tuttavia, ultimamente è stata abbastanza collaborativa: ha permesso all’Italia di interrogare la tutor di Regeni e anche di perquisire l’abitazione della professoressa.

Qualcosa si muove, quindi. Ma l’omicidio Regeni resta ancora impunito.

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