Referendum, Gentiloni apre alle richieste delle regioni

(Dan Kitwood/Getty Images)

Altro che Catalogna. Se i referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto sono avvenuti in parte sotto la scia delle rivendicazioni indipendentiste catalane, i toni con cui il tutto si è svolto in Italia e in Spagna sono stati completamente diversi.

Toni calmi e zero scontri, infatti, hanno caratterizzato finora tutto il processo, dalle votazioni, agli articoli dei media, alla risposta del governo. In entrambe le regioni i sì superano il 95% dei votanti, ma solo in Veneto a votare è stata la maggioranza dei cittadini. In Lombardia, invece, solo il 38% per cento delle persone ha partecipato, pur non essendo previsto alcun quorum. I referendum sono stati di tipo consultivo e quindi privi di ogni valore immediato, ma mandano un segnale forte a Roma.

Le richieste da parte delle regioni non erano chiaramente espresse nei quesiti referendari, soprattutto nel caso di quello del Veneto, che si limitava a chiedere ai cittadini se desiderassero maggiore autonomia. Il quesito alquanto generico, in effetti, potrebbe aver gonfiato i Sì. In ogni caso l’intenzione delle regioni è principalmente quella di ottenere la gestione esclusiva in molte materie cosiddette ‘concorrenti’, ovvero che sono in capo sia alle regioni che allo Stato, come espresso più chiaramente nel quesito lombardo. Le due regioni chiedono anche di pagare meno tasse, ritenendo ingiusto il rapporto tra il loro contributo positivo al Pil e le imposte che ritengono.

Il primo ministro Paolo Gentiloni ha dimostrato apertura alle ipotesi di riforma, ma ha chiuso all’ipotesi dell’indipendenza vera e propria, nella quale, probabilmente, non credono nemmeno Maroni e Zaia, visto che si discute, appunto, di maggiore autonomia: «Guardo con interesse, rispetto, disponibilità – dichiara Gentiloni – alla discussione aperta dai referendum sul tema dell’autonomia. Sono disposto a fare dei passi in avanti […] non abbiamo bisogno di ulteriori lacerazioni sociali ma bisogna ricucire le lacerazioni che la crisi ha provocato».
Il governo si impegna a un confronto e ai relativi provvedimenti che mirino ad «avere regioni più efficienti» ma «nei limiti fissati dalle leggi e dalla Costituzione».

«Si discute di come far funzionare meglio l’Italia – ha specificato Gentiloni – e non dell’Italia. Il governo su questo ha la massima apertura ed è aperto al confronto».

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