Questa è la fine della corsa per Syriza

Il Primo ministro greco Alexis Tsipras parla a una sessione al Parlamento greco, prima del voto che si è tenuto ad Atene nella primissima mattinata del 23 luglio 2015. (Louisa Gouliamaki/AFP/Getty Images)

Le banche greche hanno riaperto gli sportelli. Nelle settimane di chiusura, i clienti formavano code spettacolari fuori dagli istituti di credito; hanno stupido molto per l’ordine e la pazienza con cui attendevano di utilizzare le casse automatiche; soprattutto chi, per qualche motivo, pensa ai greci come a persone incapaci di fare le cose per bene.

Ma c’è poca armonia in questa situazione. Le code fuori dai centri di lavoro sono lunghe come mai e molti dei negozi che hanno chiuso insieme alle banche devono ancora riaprire. Per la prima volta, da quando Syriza è andato al potere, ci sono state le prime proteste anti-austerità e anti-governative. Sono state arrestate decine di persone perchè il Parlamento greco ha votato per accettare un nuovo accordo di salvataggio proposto dall’Europa, basato sulle condizioni respinte pochi giorni prima in un referendum nazionale. Ulteriori tumulti si sono verificati quando il Parlamento ha approvato una legge che permette di confiscare le abitazioni private.

Siccome Syriza sta bruciando i ponti alle sue spalle con la popolazione in generale, la vita per la maggioranza delle persone è tornata alla disperata normalità – a dire il vero, in questi ultimi giorni molte persone hanno trascorso più tempo a parlare degli incendi che sono scoppiati in tutto il Paese anziché della Troika.

Il partito che sta governando la Grecia si potrebbe definire la ‘coalizione della sinistra radicale’, tuttavia sembra rigettare un argomento di base avanzato per anni dagli attivisti su quel versante dello spettro politico: è impossibile trasformare in un posto migliore questo mondo violento, difforme strutturalmente e fisicamente, se si tenta di farlo per via istituzionale. Il governo dello Stato, il sistema parlamentare, le principali riunioni ministeriali e tutto il resto, sono ciascuno nemico di un cambiamento significativo.

Probabilmente i leader di Syriza, quando hanno cercato di continuare a negoziare con l’Europa, conoscevano in parte i rischi che si stavano assumendo. In conclusione, potrebbero finire per opporsi allo schieramento politico e unirsi al resto dei governi di austerità o, meno probabilmente, verranno rovesciati per non aver rispettato le richieste dei creditori e dei banchieri internazionali.

Gli attori del sistema neoliberista non hanno mai avuto timore di provocare lo spargimento di sangue – e la storia greca porta decisamente alcuni esempi. La sinistra è stata spesso brutalizzata al fine di proteggere le forme capitalistiche del governo e questo è quello che è successo durante il colpo di Stato militare del 1967. E sebbene in questi giorni tali situazioni estreme siano improbabili, la debacle del salvataggio ha introdotto la leadership di Syriza alla politica vera.

Subito dopo che il primo ministro Alexis Tsipras ha accettato i termini che gli sono stati presentati dai creditori internazionali della Grecia, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), anch’esso parte dell’accordo, si è espresso contrario a ciò che era stato avanzato. L’Fmi ha affermato che la Grecia non sarà mai in grado di ripagare i propri debiti in base ai termini proposti. La dichiarazione è stata immediatamente appoggiata dal ministro delle finanze tedesco, che ha affermato pubblicamente di prevedere il fallimento del programma avanzato dal suo governo.

Tuttavia, questo è stato il percorso intrapreso dai leader dell’Unione Europea. Secondo Syriza il governo greco ha optato per queste nuove scadenze e condizioni catastrofiche per evitarne altre ancora più catastrofiche. Questo è esattamente come funziona la politica di alto livello a porte chiuse. C’è il ricatto e ci sono le minacce. Ci si può solo chiedere perché Syriza avrebbe dovuto aspettarsi qualcos’altro.

Molti ritengono che Tsipras sia stato costretto ad accettare queste condizioni, tuttavia Syriza non è innocente in questa situazione. Continua a glorificare l’Eurozona e a dare la priorità al ripagare il presunto debito nazionale, che finirebbe per salvare il settore bancario greco ed europeo.

Inoltre, la fiducia di Syriza nell’unità nazionale riflette anche gli errori fatti a lungo dalla sinistra greca. La popolazione greca comprende sia classi sociali impoverite in maniera rilevante che pochi corrotti che si arricchiscono ogni giorno. Quest’ultimo gruppo non ha alcun interesse verso un sistema che sia anche di poco più equo di quello dell’estrema austerità per i poveri e generosità statale per i ricchi.

Per lo meno, in mezzo a tutta questa confusione c’è chiarezza riguardo a un punto. Gli elettori stanno vedendo che la vittoria parlamentare di Syriza non significa la fine dell’austerità e della povertà. Persino lo stesso gruppo giovanile di Syriza ha denunciato pubblicamente il nuovo contratto di finanziamento.

Il profondo divario tra il governo e il popolo si sta allargando nuovamente. Dall’elezione di Syriza nel gennaio 2015, le parti significative del movimento popolare contrario al’austerità – dai gruppi di solidarietà e di protesta alle iniziative di sostegno degli immigrati e ai sindacati – erano rimaste alquanto inattive. Erano scivolate in uno stato letargico, nella speranza di una più agevole condizione delle cose con Syriza al comando del Paese tormentato dall’austerità. Tuttavia, il velo che offuscava la vista è calato e quelli che erano in sintonia con questo nuovo governo hanno nuovamente perso la fede nella politica fatta dall’alto.

Articolo in inglese: This Is the End of the Line for Syriza

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