Quanto ‘costa’ davvero un cellulare?

(pixabay)

Yi Yeting, come milioni di giovani uomini e donne nati nella Cina rurale, è emigrato in cerca di migliori prospettive verso la costa, a Shenzhen, dove ha trovato un impiego in una grande azienda statale.
Dopo due anni di lavoro, a 24 anni di età, i medici gli hanno diagnosticato la leucemia, dovuta dall’esposizione continua al benzene, una sostanza chimica tossica che nei Paesi sviluppati è soggetta a forti restrizioni. Yi, invece, era stato costretto respirarla ogni giorno a pieni polmoni.

Yi Yeting e altri lavoratori cinesi, vittime delle multinazionali che producono ogni genere di beni, dai container agli iPhone, sono al centro di Complicit, un nuovo documentario diretto da Heather White e Lynn Zhang, basato sulle inchieste di media sia cinesi che estere e sulle testimonianze di decine di vittime, e integrato da riprese effettuate da attivisti sotto copertura.

La scena d’apertura del documentario, il funerale di un giovane operaio di una fabbrica, ha ricordato ad alcuni nel pubblico le proprie responsabilità nella tragedia che viene mostrata; Jhoe Garay, che ha assistito alla prima, ha affermato: «Mi sono sentito colpevole, dopo aver visto il film – con un telefonino in borsa – non sapevo nulla delle persone che muoiono per i telefoni o gli iPad».

Come documenta il film, il 90 percento dell’elettronica da consumo nel mondo viene prodotta in Cina. Molti stabilimenti come Foxconn – il principale fornitore della Apple – impiegano lavoratori migranti, che lasciano le loro case in cerca di un lavoro meglio retribuito. Le statistiche ufficiali contano nel 2016 un totale di 280 milioni di lavoratori migranti, molti dei quali giovanissimi. Affamati di ulteriori profitti, i terzisti di marche internazionali costringono i lavoratori a usare solventi chimici tossici con il benzene e l’n-esano, perché costano meno o sono più efficienti delle loro alternative innocue.
Questa pratica a dir poco non etica è responsabile di diverse storie tragiche, alcune delle quali sono documentate in Complicit.

Nel 2009 Ming Kunpeng ha contratto la leucemia dopo aver trattato per due anni componenti elettroniche con il benzene, in uno stabilimento allora di proprietà della compagnia olandese Asm International. La salute di Ming è peggiorata e, non volendo gravare sulla sua famiglia per gli alti costi delle cure, si è suicidato gettandosi dal tetto dell’ospedale dove era ricoverato. Aveva 27 anni.

Ma, a volte, le tragedie portano grandi rivelazioni, come succede in questo film con il caso di Yi Yeting.
Dal 2005, nonostante la lotta contro la leucemia e l’aumento delle spese mediche, Yi ha trovato il tempo di fare volontariato per una Ong di Hong Kong, aiutando decine di vittime di malattie o infortuni causati dal lavoro a chiedere alle holding come Foxconn il risarcimento e una riforma delle condizioni lavorative.

La regista Heather White ha commentato in un’intervista: «Mi vengono ancora le lacrime quando guardo il film, perché mi sento connessa a quelle persone».
La White (che in passato è stata a capo di una Ong, ha trascorso tutta la sua carriera in Cina, indagando sulle violazioni dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche) aggiunge che creare questo film è stato «un incredibile viaggio personale». Anche Todd Larsen, co-direttore esecutivo di Green America, che promuove pratiche di consumo e aziendali, sostenibili per l’ambiente, riconosce che, anche se in tutto il mondo succede che i costruttori di elettronica violino le norme sul lavoro, in Cina gli illeciti e le violazioni aziendali ormai radicate hanno raggiunto degli estremi assoluti, anche a causa del fatto che spesso le autorità, invece di combattere la corruzione, ne sono complici.

A causa del suo attivismo, Yi Yeting è stato messo sotto sorveglianza, è stato sfrattato dal suo appartamento e gli è stato impedito di abbandonare il Paese. Nonostante tutto, Yi è riuscito a partecipare al recente debutto europeo di Complicit a Ginevra anche se, al suo ritorno, ha subito un interrogatorio di ore da parte delle autorità cinesi.

Si può comunque dire che Yi sia fortunato: un altro operaio, che avrebbe dovuto comparire nel documentario, è sparito mentre andava a lavoro: «Semplicemente non abbiamo più saputo niente di lui – ha affermato Heather White durante il dibattito – la sua famiglia non l’ha mai ritrovato». La White ha inoltre aggiunto che «la Cina è il caso estremo, per via del governo autoritario e repressivo, e dell’impossibilità per i lavoratori di avere voce in capitolo», e ha auspicato che i consumatori facciano pressione sui grandi marchi globali, firmando petizioni, scrivendo lettere o chiamando la linea diretta delle compagnie: aziende come Apple e Samsung, infatti, sono «capaci di influenzare direttamente la qualità delle condizioni di lavoro, per lo meno nei loro stabilmenti».

Articolo in inglese: New Documentary Highlights the Hidden Price of Making an iPhone

Traduzione di Vincenzo Cassano

 



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