Pressioni da parte della Cina? «Potrebbe essere», ammette la polizia thailandese

Zhao Guixin, figlia del praticante del Falun Gong arrestato Zhao Guoliang, espone un cartello per chiedere la liberazione dei praticanti del Falun Gong al San Francisco International Airport il 23 aprile 2015. (Zhao Guixin)

In Thailandia, otto profughi cinesi sono stati arrestati, maltrattati e ingannati dalle autorità locali, che sostengono di essere state costrette a comportarsi così dal regime cinese.

Secondo l’emittente televisiva New Tang Dynasty Television di New York (Ntd), Zhao Guoliang, Gui Bailing, Wang Jingpo, Wang Zhiyong, Lin Yan, Xu Menglan, Wang Hong e Wu Xiaoyan, sono stati arrestati in due vicende separate nei mesi di marzo e aprile a Pattaya, una cittadina sulla costa orientale della Thailandia.

Gli otto cinesi erano fuggiti in Thailandia dal loro Paese perché perseguitati dal regime cinese in quanto praticanti del Falun Gong, una disciplina spirituale basata sulla pratica di esercizi meditativi e sul rispetto di valori morali.

La polizia di Pattaya ha detto che i cittadini cinesi risultavano immigrati clandestini, dato che i loro visti erano scaduti. Non è chiaro se mancasse loro la documentazione idonea per stare in Thailandia – tutti gli otto uomini hanno dei visti validi per i rifugiati delle Nazioni Unite per altri Paesi, tuttavia la Thailandia non ha un accordo in materia di asilo con le Nazioni Unite.

Le azioni delle autorità tailandesi che hanno condotto l’arresto hanno sollevato interrogativi sulla potenziale pressione politica da parte delle autorità cinesi.

Ad esempio, secondo quanto riferisce Ntd, prima del loro arresto i praticanti del Falun Gong erano stati strettamente sorvegliati dai funzionari dell’immigrazione che si erano travestiti da turisti o da altri praticanti. Erano stati osservati mentre distribuivano volantini sulla persecuzione della loro disciplina ai residenti e ai turisti, ed erano stati persino seguiti fino a casa, afferma l’emittente.

Dopo il primo arresto di sei degli otto cinesi – Zhao Guoliang, Gui Bailing, Wang Jingpo, Wang Zhiyong, Lin Yan e Xu Menglan – avvenuto il 13 marzo, la polizia di Pattaya ha fatto firmare loro un documento di ‘ammissione’ di aver commesso un reato e ha negato loro la possibilità di avvalersi dell’assistenza legale. Sono stati trattenuti alla centrale di polizia per due giorni e poi trasferiti in un carcere locale.

Anche gli altri due praticanti, Wang Hong e Wu Xiaoyan, hanno ricevuto un trattamento simile. Sono stati arrestati a Pattaya il 10 aprile e rinchiusi insieme per due giorni in una stanza buia di appena quattro metri quadrati all’interno della stazione di polizia.

PROMESSE VACUE, PRESSIONE CINESE

I sei praticanti del Falun Gong sono stati infine rilasciati su cauzione, tuttavia nel giro di poco tempo sono stati nuovamente arrestati, a seguito di un’altra serie di circostanze controverse.

Dopo una sessione del tribunale in data 16 aprile, gli interpreti hanno comunicato ai sei imputati che sarebbero stati rilasciati dopo la firma di alcuni documenti e dopo aver pagato una multa. Tuttavia, dopo essere usciti dall’aula, alle prime ore della sera, sono stati nuovamente arrestati e detenuti nelle celle della centrale di polizia per quattro giorni – la legge locale stabilisce che i prigionieri possono essere trattenuti alla centrale di polizia solo per 48 ore.

Nel caso di Wang Hong e Wu Xiaoyan, la polizia è sembrata anche rivelare la pressione dietro le quinte dei funzionari cinesi. Quando è stato chiesto loro se ci fossero pressioni da parte della Cina, la polizia ha risposto: «Potrebbe essere».

Secondo quanto riporta Ntd, quando Zhao Guixin, figlia di Zhao Guoliang, è volata in Thailandia dagli Stati Uniti per ottenere la liberazione dei sei praticanti – era preoccupata per la loro salute dato che il 17 aprile avevano iniziato uno sciopero della fame – la polizia di Pattaya le ha detto che non potevano essere rilasciati perché c’erano pressioni da parte del regime cinese, ma che tuttavia poteva provare a esporre il caso ai funzionari dell’immigrazione nell’ufficio della capitale Bangkok.

La figlia di Zhao ha seguito il consiglio – ha informato le autorità Usa ed europee, e ha ricevuto due lettere da parte dei membri del Parlamento europeo Klaus Buchner e Cornelia Ernst.

Quando la polizia di Pattaya è venuta a conoscenza del tentativo della signora Zhao, la sera stessa ha trascinato violentemente i sei uomini fuori dalle loro celle, ammanettandoli e spingendoli a forza nelle auto della polizia – Zhao è stato preso a calci e pugni sull’inguine – e trasferiti in una prigione per immigrati di Bangkok.

Il 16 aprile è stata negata la libertà su cauzione agli altri due praticanti, Wang e Wu.

In Thailandia, le vicende di arresti e molestie dei praticanti del Falun Gong, cinesi o di altre nazionalità, risalgono ai primi anni 2000.

Sebbene le autorità thailandesi abbiano sempre lasciato intendere di aver subito pressioni da parte del regime cinese nel prendere di mira il Falun Gong, negli arresti dei praticanti avvenuti quest’anno la questione appare piuttosto evidente.

Attualmente, in Thailandia sono detenuti 19 praticanti del Falun Gong.

Articolo in inglese: Pressure From China? ‘You Could Say That,’ Admit Thai Police

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