Perché la rivoluzione in Cina è già cominciata

Turisti vestiti con le uniformi dell’Armata Rossa visitano l’ex base della guerriglia di Mao Zedong a Jinggangshan, nella Cina centrale, il 21 settembre 2012. (Peter Parchi/AFP/Getty Images)

Il Partito Comunista Cinese (Pcc) ironicamente teme la rivoluzione, nonostante ne abbia fatte molte. In Cina c’è una rivoluzione in corso e non resta che aspettare l’inevitabile conclusione. 

Una delle contraddizioni del regime cinese attuale è il rapporto tra la sua ideologia fondamentale e i fatti. I bambini nelle scuole cinesi devono ascoltare le lezioni politiche sul marxismo (o meglio la versione fornita dal Pcc), il pensiero di Mao Zedong, la teoria di Deng Xiaoping e quelle di altri leader del Partito. 

In effetti i ricchi e i potenti in Cina hanno interesse a sostenere la bandiera di Marx e Mao – è una forma di assicurazione politica con l’ideologia fondamentale del Pcc, e come conseguenza rafforza la legittimità del regime. 

Ma per i poveri – circa il 60 per cento degli 1,4 miliardi di Cinesi – le dottrine teoriche del Pcc sono di scarso aiuto. Il divario tra ricchi e poveri non potrà che crescere: da un lato i miliardari continueranno il loro saccheggio sfrenato della ricchezza pubblica, dall’altro gli squattrinati non possono e non potranno salire nella scala sociale – una struttura che non è cambiata per quasi 20 anni. 

Secondo la teoria marxista ortodossa, il Pcc è da tempo degenerato in una borghesia d’élite predatoria. Ma il vero obiettivo della rivoluzione comunista sarebbe proprio questa borghesia, quindi la gente nelle classi sociali basse ora ha legittimità politica di disfarsi del Pcc, che è da tempo il peggiore tiranno della storia. 

Sebbene la dottrina ideologica del regime cinese sia un’arma a doppio taglio, il Partito centrale non potrà mai abbandonarla. L’ex leader supremo Deng Xiaoping era aperto alle riforme economiche e ad altre del suo tempo, ma non ha mai rinnegato il marxismo e il pensiero di Mao Zedong. 

CERCASI LEADER RIVOLUZIONARIO 

Il popolo cinese vuole una rivoluzione, ma non di tipo marxista. Hanno abbandonato l’arma teorica di Marx, abbracciando invece i valori democratici universali. 

Alcuni cercano una completa rivoluzione democratica: libertà di parola, di associazione e di riunione devono essere immediatamente istituzionalizzate. Altri sperano di rovesciare il Pcc, consentire la parità di accesso alla ricchezza e mantenere la costituzione del Partito in nome del mantenimento della ‘stabilità sociale’, espressione tanto usata dal Pcc per giustificare la repressione come mezzo per mantenere il suo potere. Quelli del secondo gruppo sembrano avere richieste democratiche, ma molto probabilmente hanno legami con il regime. 

Nonostante il proliferare di teorie rivoluzionarie e di un gran numero di persone che potrebbero farle, è sufficiente navigare su Twitter e Weibo per capire un po’ meglio la situazione: non c’è ancora un’organizzazione o un leader che guidi la rivoluzione. Questo perché il Partito, tenendo conto della sua storia, non vede di buon occhio le organizzazioni. 

‘Spiare, chiudere, arrestare’ ecco la strategia del Pcc per contenere qualsiasi organizzazione in Cina. Gli informatori possono essere trovati in circoli letterari, organizzazioni non profit e scuole. Organizzazioni civili e quelle non governative straniere assistite come l’Iniziativa per una Costituzione Aperta e la Libreria Rurale della Cina sono state chiuse e gli attivisti che sono un po’ popolari come Xu Zhiyong, Wu Gan e altri, sono stati arrestati e rilasciati in condizioni di libertà limitata. 

IMPOSSIBILE EVITARE LE CONSEGUENZE 

Nel corso della sua rigida censura, il Partito non è riuscito a impedire che un leader politico iniziasse a sfruttare le masse rivoluzionarie della Cina. 

L’ex funzionario di Partito Bo Xilai è stato una figura popolare nell’area urbana di Chongqing dal 2007 al 2012. Bo promulgava idee maoiste e aveva promosso una campagna in stile Rivoluzione Culturale: «Cantare canzoni rosse e distruggere le bande nere» [Bo Xilai voleva promuovere il comunismo (cantare le canzoni rosse ) e aveva lanciato una campagna per colpire la mafia (colpire il nero), ndt]. Il suo slogan faceva rivivere temporaneamente quella tipica arretratezza spirituale comunista tra gli abitanti di Chongqing. Molti membri del Partito e la gente comune hanno creduto alla retorica di Bo e pensavano che avrebbe protetto i loro interessi. 

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Siccome il Partito Comunista non vuole concorrenza o dividere il potere, pena un possibile crollo, il leader cinese Xi Jinping ha epurato Bo per «comportamento non organizzato» e per corruzione, quando la sua popolarità in tutta la Cina era ancora allo stato embrionale. 

Xi Jinping era corso ai ripari, ma solo temporaneamente. Le masse rivoluzionarie hanno già avuto un assaggio di cosa significhi seguire un leader popolare carismatico, e quell’avvisaglia è pronta a emergere in qualsiasi momento. 

COME L’ULTIMA DINASTIA QING 

Nel 2010 il Pcc ha chiuso completamente la porta sulla riforma, dopo che il dissidente cinese Liu Xiaobo aveva vinto il premio Nobel. Pechino è stata particolarmente sensibile a qualsiasi accenno di tramare la ‘rivoluzione’. 

L’edizione del 14 giugno 2015 del Quotidiano del Popolo ha messo in primo piano cinque articoli che sottolineano il danno profondo causato dalle ‘rivoluzioni colorate’ – espressione che indica le proteste che provocano il rovesciamento di Governi oppressivi – e che il sistema democratico non può essere innestato in Cina con la forza. Gli articoli dicono che la Cina deve fare attenzione: 1) all’infiltrazione e alla diffusione della ‘rivoluzione colorata’; 2) alle forze occidentali ‘ostili’ che non hanno mai rinunciato a minare e spodestare il Pcc; 3) alla fede ‘superstiziosa’ nelle istituzioni occidentali e nell’occidentalizzazione, che deve essere sradicata. 

Le autorità cinesi stanno mantenendo la strategia di promuovere «la stabilità sociale» spendendo soldi, ma ciò aggrava il rallentamento dell’economia cinese e la disoccupazione, che comincia a diventare un problema sociale grave. Infatti il termine ‘rivoluzione’ sta cominciando a emergere sull’internet cinese con maggiore frequenza. 

Il Partito sta vigilando intensamente per reprimere il dissenso e mantenere il suo potere, ma stanno accadendo le conseguenze inevitabili. 

Il Pcc dovrebbe farsi da parte per preservare la propria sicurezza e se ha un pensiero per gli interessi futuri della Nazione. In caso contrario, si troverà di fronte a due potenziali rivoluzioni: una rivoluzione colorata guidata dalla borghesia e dagli intellettuali, o una violenta guidata dalle classi sociali più basse. 

La Cina ha ancora la possibilità di migliorare? Probabilmente no. La situazione attuale potrebbe evolvere rapidamente ed essere simile agli ultimi anni della dinastia Qing, quando la rivoluzione destituì il dominio imperiale. 

PRIMA CHE SUCCEDANO ALTRI DANNI INEVITABILI 

I regimi collassano quando c’è un colpo di Stato, una crisi finanziaria, una grave controversia tra i funzionari e le persone, violenza frequente, resistenza armata o invasione straniera. Talvolta queste cose avvengono tutte allo stesso tempo. 

La crisi finanziaria è il fattore rivoluzionario più probabile per la Cina di oggi. Il regime cinese ha introdotto numerose politiche finanziarie per far alzare il mercato azionario, ma resta da vedere se funzioneranno. Lo stato dell’economia internazionale è estremamente difficile da prevedere e potrebbe esercitare una grande influenza sulla Cina. 

Nel frattempo la società cinese sta peggiorando costantemente, mentre lo Stato spreca risorse sociali, trama l’odio e degrada i costumi sociali. Nel corso del tempo le masse rivoluzionarie stanno crescendo di numero, in attesa di emergere nel momento opportuno. 

Chi deve essere ritenuto responsabile di questa situazione? Naturalmente il Partito Comunista Cinese. L’ordine sociale tradizionale è stato annullato quando il Pcc ha prima eliminato la classe proprietaria e poi ha trasformato la proprietà privata in proprietà pubblica. Le famiglie ‘rosse’ e i funzionari sono diventati ben presto milionari e miliardari usando le risorse nazionali per promuovere la proprietà pubblica, mentre in Cina è aumentata la classe sociale che vive sotto la soglia di povertà o poco sopra. 

La storia del Pcc è quella di asservire e ingannare le masse, così come sopprimere ed eliminare le voci di dissenso. Il Partito non vuole che qualcuno utilizzi una rivoluzione violenta per rovesciarlo, anche se la sua ideologia è un focolaio per l’accensione della rivoluzione violenta. Qualunque sia la volontà del Partito, la rivoluzione cinese è già iniziata. 

He Qinglian è un autore cinese di primo piano ed economista. Attualmente residente negli Stati Uniti, ha scritto China’s pitfall [le insidie della Cina, ndt], che tratta della corruzione nella riforma economica della Cina de gli anni 90, e The Fog of Censura: Media Control in Cina [La nebbia della Censura: il controllo dei media in Cina, ndt], che parla della manipolazione e della limitazione della stampa. Scrive regolarmente su questioni economiche e sociali del mondo cinese contemporaneo. 

Articolo in inglese: ‘Why China’s Revolution Has Already Begun

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