Pechino verso un cambiamento epocale, addio al Politburo?

Nella storia cinese recente la Commissione Permanente del Politburo è stato l’organo decisionale più importante del regime: da sempre quindi, le varie fazioni e i potenti veterani del Partito Comunista Cinese hanno lottato per assicurarsi dei seggi in cui insediare i loro protetti, prima del Congresso nazionale del Partito.
Il Congresso si tiene ogni cinque anni in autunno, e decide quali saranno i funzionari più importanti del partito che guideranno il Paese. Quest’anno si terrà il 19esimo Congresso, ma non sembra tuttavia poter cambiare troppo l’assetto dell’élite: infatti l’attuale leader Xi Jinping, già alla fine di luglio, ha agito in modo da dar credito alle ipotesi sull’intenzione di rompere con le attuali norme sulla successione della leadership o addirittura di abolire la Commissione del Politburo.
Se la direzione presa da Xi per consolidare il suo potere non cambierà, il regime cinese al 19esimo congresso potrebbe passare da una ‘leadership collettiva’ a una leadership di un uomo solo.

UNA RIFORMA INIMMAGINABILE

Xi Jinping ha speso infatti buona parte dei cinque anni di mandato per consolidare il suo potere nel partito, che nelle ultime due decadi è stato sotto il controllo dell’ex leader Jiang Zemin e della sua potente fazione.
Secondo l’agenzia della ‘campagna anti-corruzione’, iniziata da Xi, circa un milione di funzionari pubblici e militari del regime sono stati purgati. Molti di quelli che sono stati eliminati erano della fazione di Jiang; anche la vasta riforma militare, è stata finalizzata a porre fine al controllo di Jiang sull’esercito.

Verso la fine del 2016, Xi era arrivato alla svolta quando aveva ricevuto il titolo di leader centrale e ‘cuore’ del partito, un simbolico appellativo che i più importanti leader precedenti avevano assunto (tranne Hu Jintao). Mentre gli altri titoli non sono sinonimo del potere effettivo di un leader cinese, lo status di ‘cuore’ del partito suggerisce che la persona è la ‘prima tra eguali’ all’interno della Commissione del Politburo.

Nel maggio di quest’anno il giornale di Hong Kong Yazhou Zhoukan (Asia Weekly) ha pubblicato un articolo sulle ricerche in merito all’abolizione della Commissione, dove citava una fonte vicina a funzionari di altissimo livello del regime secondo cui, se Xi sarà in grado di resistere alla pressione interna del partito e di controllare le nomine del personale interno, potrà attuare una «riforma inimmaginabile agli estranei»: frammentare la commissione, cambiare le vecchie norme per funzionari in pensione, e mettere fine alla pratica che permette ai leader che terminano il loro mandato di decidere il successore.

Dalla pubblicazione dell’articolo, si è visto Xi fare un considerevole avanzamento per tenere sotto controllo i suoi avversari e per riorganizzare i funzionari.
In seguito alla corsa alle cariche dei massimi capi e deputati provinciali della prima metà del 2017, la situazione attuale vede una leggera maggioranza di fedeli a Xi rispetto a quelli della fazione di Jiang; inoltre Xi ha rimpiazzato tutti i presidenti provinciali della Commissione degli Affari Politici e Legali Interni con i suoi fedeli, che lo avevano seguito fin dalla sua presa del potere nel 2012. Questa commissione è un piccolo ma potente organo del partito che presiede alla pubblica sicurezza e controlla l’apparato legale del Paese, anch’essa prima era sotto il controllo della fazione di Jiang.

A luglio Sun Zhengcai, ex capo del Politburo e affiliato alla fazione di Jiang, che gli osservatori pensavano fosse ‘de facto’ il successore della leadership cinese, è stato sorprendentemente messo sotto indagine.
Il primo agosto Xi ha promosso 138 generali, indebolendo ulteriormente l’influenza di Jiang sull’esercito e aumentando la propria. Inoltre, in una parata militare per l’anniversario della fondazione del cosiddetto ‘Esercito di Liberazione del Popolo’, le truppe hanno salutato Xi con un «buon giorno presidente», invece del consueto «buon giorno comandante», enfatizzando l’aumento del suo potere politico.

CONSOLIDAMENTO DEL POTERE

Voci di corridoio nel quartier generale del partito, nella storica sede di Zhongnanhai, suggeriscono che Xi ha finalmente accumulato abbastanza potere da sovvertire la struttura della leadership cinese, trasformandola da commissione di consultazione collettiva a struttura in cui domina una singola figura autoritaria.

Secondo due fonti citate dal giornale di Hong Kong South China Morning Post, questa estate, nella località balneare di Beidaihe, dove tradizionalmente l’élite in carica (e in pensione) del Partito Comunista Cinese si incontra per determinare le strategie politiche future e le persone di spicco per la conduzione del partito, non ci sono stati incontri ‘informali’. Una delle fonti, riferendosi al potere di Jiang in declino, ha infatti commentato: «Qualcuno ha già preso il pieno controllo e la ‘vecchia guardia’ sta svanendo».

Una fonte vicina alla leadership di Xi ha riferito a Epoch Times che Hu Chunhua, l’unico candidato che nell’attuale commissione del Politburo avrebbe le credenziali per diventare capo del partito, ha dichiarato di non avere alcuna ambizione ad essere il capo; la fonte ha aggiunto che Xi ha consolidato il controllo quasi completamente.

Secondo Ming Chu-cheng, professore di Scienze politiche alla National Taiwan University, si aprono tre strade per Xi Jinping, una volta riportato in vita il sistema di un solo uomo al potere: «La prima strada è il modello di Lee Kuan Yew di Singapore, ma è quasi impossibile nella Cina attuale» flagellata da insanabile e sistematica corruzione; «La seconda è il modello di Chiang Ching-kuo, ex leader di Taiwan; La terza è quella sovietica dell’ex leader Mikhail Gorbaciov».
Sia Chiang che Gorbachev, hanno abbandonato le regole del sistema a partito-unico e orientato i loro Paesi verso una riforma democratica, sebbene in circostanze differenti.

Ming ha sottolineato che Xi ha fatto diverse mosse per prendere le distanze dai metodi delle precedenti generazioni di leader cinesi, ma è ancora poco chiaro su quale via voglia procedere: la sua leadership ha proibito ai vecchi quadri di seguire una religione, ma Xi stesso, in un discorso con alti funzionari cinesi ha affermato: «Gli Dei stanno osservando». Una scelta di parole a dir poco inusuale per il capo dell’assolutamente ateo Partito Comunista Cinese.

Articolo in inglese: China’s Leadership Structure Could Change at Fall Congress

Traduzione di Fabio Cotroneo

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