Pechino riforma la finanza, ma alle banche non piace

Pattuglia di polizia paramilitare di fronte alla Banca popolare cinese, la banca centrale della Cina, a Pechino l’ 8 luglio 2015. (GREG BAKER/AFP/GETTY IMAGES)

Nel corso di un 2017 già ricco di eventi, le autorità di vigilanza del mercato cinesi hanno iniziato una lotta contro le dilaganti ‘pratiche scorrette’ del settore finanziario cinese.

Bloccando la fuga di capitali, e limitando i profitti delle compagnie assicuratrici, sembra che Pechino voglia ridurre la leva finanziaria, dopo gli anni di espansione sregolata seguiti all’ultima crisi economica. Tutti gli indizi sembrano preannunciare un 2018 ancora più duro per il settore finanziario cinese. La nuova normativa e le politiche operative unificate che entreranno in vigore quest’anno, sono i primi sforzi delle autorità cinesi per ridurre l’impatto della leva finanziaria dell’economia.

A novembre del 2017, le autorità cinesi avevano già introdotto una nuova importante normativa, che unifica le norme per la gestione degli asset e limita le attività del cosiddetto settore bancario ombra. Questa regolamentazione, che per certi versi rappresenta l’apice del piano del leader del regime Xi Jinping, volto a contenere i rischi finanziari, prende di mira le operazioni in nero di banche, assicuratori e società di gestione patrimoniale, così come quelle eseguite dai fondi fiduciari e dai fondi comuni.

Una delle principali sfide per Pechino, è stata quella di ristabilire l’ordine nel caos generato dai numerosi e talvolta discordanti enti preposti al controllo del settore finanziario cinese. Una confusione che spesso ha consentito alle società cinesi di aggirare la legge sfruttando il vuoto legislativo.

A partire dalla metà del 2018, le norme che regolamentano il settore dell’asset management in Cina – che vale circa 15 mila miliardi di dollari – saranno unificate in tutta la nazione. La nuova regolamentazione è stata realizzata congiuntamente dalla Banca Centrale Cinese, e da altri enti di alto livello preposti al controllo del settore bancario, assicurativo, dei titoli e della valuta estera.

Il 19 gennaio, durante un’intervista pubblicata dal Quotidiano del Popolo (organo di regime del Partito Comunista Cinese), il presidente della Commissione per la regolamentazione del sistema bancario cinese, Guo Shuqing, ha rilasciato alcune indiscrezioni sulle nuove regolamentazioni: «La situazione è ancora complicata e seria», ha dichiarato Guo, riferendosi ai rischi sistemici che corre il sistema finanziario cinese. Guo non ha usato mezzi termini per descrivere i ‘mali’ del sistema finanziario cinese: «Dobbiamo focalizzarci sulla riduzione dell’indice di indebitamento delle aziende, limitare la leva del settore residenziale, regolamentare in maniera rigorosa i prodotti finanziari, continuare a smantellare il sistema bancario ombra, ridefinire i regolamenti finanziari per le holding, sbarazzarci in maniera sistematica delle istituzioni bancarie ad alto rischio, colpire le varie attività illegali di raccolta fondi, continuare a frenare la bolla immobiliare, e cooperare attivamente con i governi locali per ripianare il debito pubblico implicito».

Insomma uno sforzo titanico, che rappresenta un salto di qualità dell’attività di risanamento del ‘sistema Cina’, e che ha caratterizzato l’operato di Xi Jinping dalla sua salita al potere.
Ed effettivamente, in questo caso pare non si tratti solo di chiacchiere: una serie di piccoli ma efficaci provvedimenti si sono concretizzati nelle ultime settimane. Il primo febbraio, tre alti dirigenti della Zhong Heng Tong Machinery Manufacturing Co. sono stati condannati per falso in bilancio, per aver manomesso le scritture contabili, prima della sottoscrizione di due investimenti privati per un valore di 100 milioni di yuan (circa 13 milioni di euro).
I dirigenti sono stati condannati dal tribunale della capitale finanziaria, Shanghai, e secondo il periodico finanziario cinese Caixin Global, è stata la prima sentenza di questo genere nella città di Shanghai.
Il 2 febbraio 2018, la Commissione ha inoltre annunciato sanzioni per un totale di 52,5 milioni di yuan (circa 6,7 milioni di euro), comminate a 19 banche, accusate di aver operato frodi sui prestiti. Persino una diramazione del massimo istituto di credito commerciale, la Industrial and Commercial Bank of China, è stata colpita dalle sanzioni.


Guo Shuqing, presidente della Commissione di vigilanza delle Assicurazioni in Cina, risponde alle domande dei media a Pechino l’8 marzo 2015 (Feng Li/Getty Images).

IL MIRINO SUGLI ASSICURATORI

Uno dei nuovi obiettivi delle autorità di vigilanza del mercato di Pechino, è il settore assicurativo, in particolare la solvibilità intesa come equilibrio tra il valore dei beni delle società e l’indebitamento.
Negli ultimi sei anni, l’industria delle assicurazioni in Cina ha acquisito un immenso e controverso potere, grazie a un periodo di deregolamentazione sovrinteso dall’ex presidente della Commissione di vigilanza delle Assicurazioni, Xiang Junbo, inquisito per corruzione nel 2017.
Gli assicuratori cinesi hanno incassato una valanga di soldi con le cosiddette ‘universal life policies’, un prodotto finanziario a breve termine piuttosto remunerativo, commercializzato principalmente tra i piccoli investitori. Come risultato le compagnie assicuratrici, come Anbang Insurance Group, Baoneng Gruop e Evergrande Life, negli ultimi anni hanno freneticamente acquistato immobili, squadre di calcio straniere e aziende di ogni genere, in giro per il mondo.

Il modello imprenditoriale corretto di una compagnia assicurativa, dovrebbe consistere nel far coincidere il valore degli investimenti effettuati con quello delle polizze vendute. Per questo, gli investimenti degli assicuratori tradizionali sono relativamente prudenti, e si concentrano su obbligazioni di altre società, Titoli di Stato e altri investimenti liquidi.
Secondo le autorità di Pechino, invece, gli investimenti delle compagnie assicuratrici cinesi sono pericolosi: illiquidi e difficili da vendere. Questo comporta che – in caso di contrazione del mercato – verrebbe meno la disponibilità necessaria per adempiere alle proprie obbligazioni. Cioè: insolvibilità e rischio di fallimento. Ed è evidente che, trattandosi di un rischio diffuso tra tutte le assicurazioni cinesi, questo potrebbe significare il tracollo dell’intero sistema assicurativo cinese.

Un comunicato del 15 dicembre 2017 della Commissione per la Regolamentazione delle Assicurazioni in Cina, ha annunciato che la commissione eleverà il corretto bilanciamento tra patrimonio e indebitamento a base normativa fondamentale, per rispondere alla crescente instabilità dell’industria assicurativa: «rafforzare il controllo del rapporto tra i beni e le obbligazioni, significa promuovere il ritorno del settore alle proprie origini, a una gestione prudente dei rischi e alla sua funzione di tutela dai rischi».

LA RIFORMA CHE NON PIACE ALLE BANCHE

Sebbene gli esperti di economia e finanza concordino universalmente sul fatto che le attività del sistema bancario ombra in Cina, vadano regolamentate in modo più rigoroso, sembra che alcuni attori del sistema finanziario si stiano opponendo alla regolamentazione proposta. Secondo Caixin, a dicembre 2017 l’Associazione bancaria cinese, agendo per conto di dieci banche commerciali, avrebbe infatti inviato un documento alle autorità di Pechino, chiedendo di accantonare le nuove proposte. Le banche cinesi sostengono che una tale regolamentazione sconvolgerebbe il mercato, e metterebbe a repentaglio la stabilità finanziaria della Cina.
In parole povere, il settore bancario cinese sostiene compatto che la crescita economica e la capacità delle aziende di adempiere alle proprie obbligazioni, dipenderebbero direttamente dal mantenimento dello status quo.
L’Associazione bancaria cinese ha prontamente smentito di aver redatto il documento in questione. Ma diversi dirigenti bancari cinesi hanno confermato a Caixin che il documento riflette effettivamente il punto di vista delle banche.
Esiste quindi la concreta probabilità che il documento sia autentico. E, in questo caso, meriterebbe la massima attenzione, poiché rappresenterebbe un’opposizione senza precedenti da parte di una lobby nei confronti del potere assoluto del Partito Comunista Cinese.

 

Articolo in inglese: China Moves to Tighten Financial Regulation

Traduzione di Marco D’Ippolito

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