Pechino punta alla leadership nel settore dei microchip

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I microprocessori sono talmente diffusi che i semiconduttori (materia prima con cui sono fabbricati) hanno acquisito un’importanza strategica fondamentale nell’economia moderna. E il regime cinese sta usando ogni mezzo per prendere il posto degli Stati Uniti come primo produttore al mondo di microchip.

In questa guerra, un’aula del tribunale di San Jose in California è diventata un campo di battaglia: il 30 novembre, Bloomberg pubblicato la notizia che Liang Chen, Donald Olgado, Hsu Weiyung, e Robert Ewald sono stati accusati di aver rubato alcuni progetti di microchip all’Applied Materials – un’industria statunitense di semiconduttori per microprocessori – e di aver tentato di usarli per fondare una startup cinese concorrente.

I quattro imputati – accusati di aver scaricato dal database tecnico della loro ex azienda dati che contenevano oltre sedicimila progetti,  compresi i dettagli della tecnologia per produrre in serie microchip da installare su televisori a schermo piatto e smartphone – sono comparsi in giudizio il 15 dicembre e rischiano fino a dieci anni di carcere.

I microprocessori sono il ‘cervello‘ di qualsiasi computer e componente elettronico in generale, dai gadget agli smartphone fino alle armi come i missili balistici. E ora, con la rapida crescita delle industrie tecnologiche del web come quelle del cloud computing e delle criptovalute tipo Bitcoin, è ulteriormente cresciuta la domanda di microchip a elevata potenza di calcolo.
Ma questi microprocessori più potenti sono fabbricabili solamente con sistemi di semiconduttori avanzati, che fanno parte dei segreti aziendali ben protetti di compagnie come Intel, Ibm, Tsmc (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) e Samsung.

A gennaio però, poco prima del termine del mandato di Barack Obama, il Consulente del Consiglio di Scienza e Tecnologia del Presidente degli Stati Uniti (Pcast) ha pubblicato una relazione sulle attività promosse dal Partito Comunista Cinese (che includono il furto di proprietà intellettuale «aperto e occulto») per promuovere le proprie industrie di semiconduttori. Tra le tecniche occulte usate dal regime cinese, precisa il rapporto, c’è anche il ‘controllo’ rigido sulle industrie statunitensi che operano in Cina. Un altro sistema usato dal regime cinese è quello di ‘forzare’ il trasferimento di tecnologia verso la Cina; il rapporto termina segnalando che le industrie statali controllate dal Pcc hanno creato una sorta di cartello, nell’ambito del quale, attraverso diverse strategie commerciali, hanno fatto crollare il valore delle azioni in borsa delle società straniere con l’obiettivo di acquisirle.

D’altronde, il regime cinese è noto per aver organizzato un piano strategico per sottrarre proprietà intellettuale alle aziende estere: un resoconto del 2017 stilato dalla Commissione sul Furto della Proprietà Intellettuale, riporta che Pechino continua a essere il più grande ladro di proprietà intellettuale al mondo. Senza contare che gli Stati Uniti subiscono anche la beffa di avere l’87 percento del loro mercato di merce contraffatta che arriva in Cina.

AMEC

Il rapporto ha inoltre evidenziato che la Cina, anche se è ancora in ritardo tecnologico rispetto agli Usa e ad altre nazioni nella produzione dei microprocessori, ha pianificato di raggiungere un «livello avanzato (per capacità di semiconduttori) in tutti i maggiori settori industriali, entro il 2030».

Attualmente, l’industria cinese difetta di aziende di attrezzature di semiconduttori di livello – ovvero aziende che forniscono strumenti direttamente ai produttori di apparecchiature – mentre ne possiede una di secondo livello (che rifornisce quelle di primo livello), chiamata Amec.
Il resoconto, però, ha omesso di dire come Amec sia salita al primo posto: l’amministratore delegato e fondatore della compagnia, Gerald Z. (Zhiyao) Yin, laureato in chimica all’ Università di California Los Angeles (Ucla), è ex vicepresidente dell’Applied Materials con l’incarico di responsabile al reparto plasma etching, la tecnologia per la lavorazione dei metalli semiconduttori grezzi.

Yin, secondo quanto pubblicato il 6 dicembre dal sito dell’industria elettronica cinese Tencent, mentre lavorava all’Applied ha contribuito a 86 brevetti, per poi licenziarsi e tornare in Cina portandosi dietro oltre trenta fra gli ingegneri più esperti, per fondare l’ Amec. Ora la compagnia produce principalmente macchine per l’etching ionico e per il sistema Mocvd, due dispositivi essenziali per la produzione di chip.

Secondo quanto hanno riportato diversi media cinesi, Yin, a proposito del suo ritorno in Cina, ha affermato: «Finora ho solo studiato, per consentire ai chip cinesi – una volta ritornato in patria – di raggiungere la leadership».

BATTAGLIE LEGALI

Amec era in grado di produrre macchine avanzate per l’etching già nel 2008, fatto che l’ha portata a scontrarsi legalmente per alcuni brevetti con Applied Materials e Lam, fornitore di apparecchiature per il trattamento dei semiconduttori con sede a Fremont, in California. Secondo la rivista di elettronica EE Times, nel gennaio 2010 Amec e Applied Materials hanno risolto tutte le controversie dopo che Applied aveva intentato causa all’Amec per appropriazione indebita di segreti commerciali. Mentre il caso di Lam è stato respinto.
Sempre secondo l’EE Times, nel gennaio 2011 l’Amec ha ottenuto un’altra vittoria giuridica, quando un tribunale cinese ha respinto l’appello di Lam contro una precedente sentenza: Lam si era appellata nel gennaio 2009, dopo che un tribunale di grado inferiore aveva respinto la sua denuncia per violazione del brevetto di una macchina per incisione di Amec. Ma i tribunali cinesi, si sa, non hanno fama di grande ‘serietà’ e tendono a proteggere le aziende del proprio Paese.

Intanto, si continuano a fabbricare chip sempre più piccoli. Una delle ragioni è che i gadget elettronici sono sempre più compatti, mentre un’altra è la necessità di avere una maggiore potenza di calcolo: i chip più piccoli sono più performanti ed efficienti.

Proprio a giugno l’Ibm, in partnership con Samsung e GlobalFoundries, ha annunciato di aver sviluppato una tecnica per fabbricare microprocessori a tecnologia costruttiva di 5 nanometri, che secondo il colosso informatico sarebbero del 40 percento più veloci dei vecchi chip e consumerebbero il 75 percento di energia in meno a parità di prestazioni.

Ma solo pochi mesi prima, ad aprile, Amec aveva dichiarato di aver fatto passi avanti nella tecnologia dei chip a 5 nm, pianificando di produrre un nuovo strumento per l’etching entro la fine di quest’anno.

Nel frattempo, il DigiTimes di Taipei scrive che l’11 dicembre Amec ha ottenuto un’altra vittoria in tribunale: un tribunale cinese ha ordinato un’ingiunzione contro una filiale di Veeco, un’industria americana di apparecchiature a semiconduttori che produce a Shanghai. L’ingiunzione ha impedito alla società di importare, fabbricare e vendere tre modelli dei suoi set di Mocvd: un altro prodotto di un concorrente diretto di Amec è stato ‘fatto fuori’ dal mercato cinese.

 

Articolo in inglese: Chinese Regime Laying Siege to US Semiconductor Industry

Traduzione di Massimo Marcon

 

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