Panama Paper, il problema è l’illegalità ‘legalizzata’

Il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung datato 4 aprile 2016, riporta dei cosiddetti ‘Panama Papers’, a Monaco di Baviera, in Germania, il 7 aprile, 2016. (Christof Stache / AFP / Getty Images)

È passata poco più di una settimana dalla massiccia fuga di notizie che ha reso pubblici i meccanismi interni dell’universo parallelo di alcuni ricchi del mondo e dei loro banchieri. I Panama Paper, con oltre 200 mila società off-shore coinvolte, continuano a creare tali ondate a livello internazionale che trasformeranno, quando sarà identificato, l’informatore sullo studio legale panamense Mossack Fonseca nel leader mondiale ‘Servizio Informazioni Patriottico’.

Per 30 anni, l’azienda, con oltre 600 impiegati in 42 contee, ha fornito documenti, firme e indirizzi postali per creare società di comodo con sedi in paradisi fiscali per beni rifugio nella massima segretezza. Gli 11 milioni e mezzo di documenti provengono solo da uno studio legale di un paradiso fiscale.

I documenti, prima trapelati al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung che li ha poi condivisi con il Consorzio Internazionale dei Giornalisti investigativi, sono stati in seguito analizzati da 107  organi di stampa in 78 Paesi. Alcune delle manovre erano perfettamente legali, ma le irregolarità denunciate evidenziano anche il riciclaggio di proventi da attività illecite (principalmente traffico di droga e armi), soldi pubblici sottratti da alcuni leader politici e altri proventi da corruzione.

Le tasse posso essere massicciamente evase in un Paese spostando le attività in un altro, in cui l’imposizione fiscale sia bassa o nulla e dove sia permesso tenere nascosta l’identità del titolare delle attività stesse.
Un gruppo di pressione, il Tax Justice Network, sostiene che i paradisi fiscali hanno aggravato la povertà globale e la disuguaglianza di reddito, dando al corrotto e al ricco un posto dove nascondere le loro attività, e colloca Panama solo al 13esimo posto nel suo indice di segretezza finanziaria.

Gli angoli oscuri della finanza offshore spesso disorientano autorità fiscali, funzionari di polizia, e attività traccianti. Secondo una stima basata sui dati della Banca Mondiale, Fmi, Onu e le Banche centrali di 139 Paesi, i paradisi fiscali nascondono tra i 21 e i 32 mila miliardi di dollari (più del debito pubblico degli Stati Uniti). Rivelano collegamenti anche a 72 ex o attuali capi di Stato.

La ricaduta finora ha costretto a dimettersi il primo ministro dell’Islanda; e il primo ministro del Regno Unito David Cameron, è stato messo in grave imbarazzo per come sono state pubblicizzate le attività offshore del suo defunto padre. La Gran Bretagna è anche ulteriormente implicata, perché più della metà delle società messe in piedi da Mossack Fonseca per i suoi clienti sono registrate nelle Isole Vergini Britanniche.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato che verificherà se i documenti contengano notizia di casi di corruzione e di altre violazioni delle leggi americane. Il presidente Obama ha aggiunto: «Non vi è dubbio che il problema dell’evasione fiscale globale in generale sia enorme […] Il punto è che un sacco di questa roba è legale, non illegale! […] E a essere onesti, ci sono americani che stanno approfittando della stessa cosa». Nello stesso tempo, Obama ha appropriatamente pubblicizzato le sue nuove regole mirate a evitare le cosiddette ‘inversioni aziendali’, ossia la delocalizzazione di aziende all’estero per eludere le tasse degli Stati Uniti.

Il sito della Mossack Fonseca, poi, indica che lo studio ha più uffici in Cina che in qualunque altra nazione. I documenti rivelano che i familiari di almeno otto attuali o ex membri del Comitato permanente del Politburo (l’organo decisionale più potente di Pechino) sono titolari di società offshore, al punto da rendere le velleità del leader cinese Xi Jinping di combattere «le armate della corruzione» nel migliore dei casi dei propositi dal sapore ipocrita.

Quanto alla Russia, siamo stati messi a conoscenza di un miliardo di dollari derivante dal giro di riciclaggio del denaro gestito dalla Banca Rossiya, diventata soggetta a sanzioni statunitensi e dell’Ue dopo la che la Russia ha annesso la Crimea. Una gruppo di compari del presidente Vladimir Putin, tra cui un violoncellista, hanno spostato circa 2 miliardi di dollari attraverso una rete di società offshore. Putin respinge le accuse chiamandole ‘Putin Fobia’.

Quando la crisi finanziaria globale è scoppiata nel 2008, i governi hanno cercato dei modi per recuperare alcuni dei miliardi nascosti da parte delle autorità fiscali in paradisi esteri. Gavin Hewitt di BBC Television la definisce «nuova politica», perché ha portato nel dibattito politico l’evasione fiscale, la disuguaglianza, il riciclaggio di denaro, società di comodo e questioni connesse.

La Volkswagen l’anno scorso ha fatto una figura vergognosa, dopo che si è saputo che installava un software per falsificare i test di emissione nei suoi veicoli diesel. Ma il professor Henry Mintzberg della McGill University del Canada ha spiegato che quello che è successo alla Volkswagen faceva parte di una sindrome più grande:

«Molto più insidiosa, tuttavia, è la corruzione legale in quanto è prevalente. Goldman Sachs avrebbe manipolato il mercato dell’alluminio riciclato in modo da poter dirottare 5 miliardi di dollari Usa spostando lingotti da un magazzino all’altro. A cosa stavano pensando? È semplice: a 5 miliardi di dollari. La società ha sostenuto di non aver infranto nessuna legge. Ed è proprio questo il problema: le nostre società vengono distrutte da questa corruzione legale».

Lo tsunami crescente per una maggiore legalità provocato dai Panama Paper potrebbe anche avere successo. In questo caso, il primo obiettivo dovrebbero essere le scappatoie fiscali deliberatamente create nell’interesse di certe multinazionali e/o persone. Devono tornare a comandare le regole, invece degli avvocati.

 

David Kilgour, ex parlamentare canadese e uomo di legge di professione, è un ex magistrato federale e ha prestato servizio alla Camera dei Comuni del Canada per quasi 27 anni. È stato Segretario di Stato per Africa e America Latina e Asia-Pacifico e membro del gabinetto di Jean Chretien.
È autore di diversi libri e co-autore con David Matas di ‘Bloody Harvest: rapporto sulle affermazioni di espianti di organi a praticanti del Falun Gong in Cina‘.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente riflettono il punto di vista di Epoch Times. 

Articolo in inglese: Panama Papers May Trigger Demand for Good Government

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