Papa Francesco rimuove un arcivescovo anticomunista

L’arcivescovo Savio Hon Tai-Fai, durante una Santa messa celebrata a San Pietro, è stato rimosso dal suo incarico (Alberto Pizzoli / AFP / Getty Images)

Recentemente Papa Francesco ha rimosso dall’Ordine del Vaticano un arcivescovo anziano, noto per la sua forte opposizione al regime comunista cinese. La mossa è l’ultima di una serie di politiche di apertura che dal 2013 il Pontefice ha intrapreso nelle relazioni diplomatiche con la Cina, la quale non ha mai riconosciuto l’autorità papale ma ha sempre nominato i suoi vescovi cattolici.

L’annuncio è stato dato a sorpresa il 28 settembre: Papa Francesco ha comunicato che l’arcivescovo Savio Hon Tai-Fai, segretario dal 2010 della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (il dicastero preposto all’attività missionaria) e originario di Hong Kong, sarà assegnato ad Atene per servire come nunzio apostolico del Vaticano, una carica equivalente all’ambasciatore. Il punto è che l’arcivescovo non ha alcuna esperienza diplomatica e, come ha fatto notare il quotidiano francese La Croix, è stato uno dei vescovi che per primi si sono opposti alla politica di riconciliazione di Papa Francesco nei confronti del regime cinese.

Politica divenuta lampante nel 2014, quando il Pontefice si è recato in Cina e a febbraio di quell’anno ha permesso al Partito di nominare i suoi vescovi. Un disgelo tra i due Stati che dal 1951 non avevano più rapporti diplomatici, da quando il Pcc ha preteso, sin dal suo inizio, che tutti i vescovi appartenenti alla Chiesa cattolica romana fossero nominati dal Partito (un espediente per mantenere il controllo sulla Chiesa) e ha istituito l’Associazione patriottica cattolica cinese, che dovrebbe rappresentare i cattolici in Cina, ma che non è mai stata riconosciuta dal Vaticano.

L’arcivescovo Hon è notoriamente stretto amico del cardinale Joseph Zen, eminente vescovo di Hong Kong in pensione dal 2009. Proprio come Hon, Zen si oppone fortemente al regime cinese, alle sue numerose violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa. E negli ultimi anni è diventato il critico più importante della politica di apertura di Papa Francesco.

Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun (al centro) assieme a degli attivisti pro-democratici davanti alla stazione di polizia di Wanchai a Hong Kong, il 24 gennaio 2015 (Philippe Lopez/AFP/Getty Images)

«Alla fine si sono sbarazzati di lui! Ma la Grecia non è più lontana da Roma rispetto a Hong Kong!?», scrive sul suo blog Zen, che questa settimana, all’età di 85 anni, ha visitato gli Stati Uniti e il Canada, dove ha criticato ripetutamente l’ottimismo del Pontefice e dei funzionari del Vaticano in merito all’accordo con il regime cinese.
«Il governo cinese non ha fatto alcuna concessione nei negoziati – ha dichiarato domenica al World Journal – Il Papa non comprende affatto il Partito Comunista Cinese».
Insomma, Zen ritiene che sulla rimozione dell’arcivescovo Hon, il Papa sia deciso e non ascolti opinioni divergenti.

Nel frattempo, la Santa Sede deve ancora rispondere alle ultime osservazioni del cardinale Zen, mentre le ripetute telefonate di Epoch Times all’Ufficio stampa del Vaticano per richiedere un commento non hanno trovato risposta.

 

Articolo in inglese: ‘Pope Francis Removes Anti-Communist Archbishop from Key Vatican Post

Traduzione: Massimiliano Russano

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