Padre del movimento democratico cinese sostiene campagna per punire l’ex leader del Partito

Wei Jingsheng, importante attivista per i diritti umani cinese e sostenitore della democrazia partecipa a un forum per celebrare l’anniversario del massacro di piazza Tiananmen allo Sheraton di Flushing, New York, il 2 giugno 2015. (Larry Ong / Epoch Times)

Numerosi avvocati, studiosi e dissidenti cinesi hanno dichiarato di sostenere la campagna dei cittadini cinesi per portare davanti alla giustizia l’ex leader del Partito Comunista Jiang Zemin per crimini contro l’umanità e genocidio.

Uno degli ultimi a unirsi alla causa è stato Wei Jingsheng, il veterano attivista cinese per i diritti umani, spesso considerato padre del movimento democratico cinese. Wei è diventato un personaggio di spicco dopo vent’anni di carcere per aver richiesto al regime cinese di introdurre la democrazia in Cina nel 1979, solo due anni dopo la conclusione della tumultuosa Rivoluzione Culturale.

In un’intervista a Epoch Times, Wei ha affermato di sostenere pienamente le denunce penali avanzate tramite i canali legali del regime stesso contro Jiang per aver perseguitato i praticanti del Falun Gong.

Nel 1999, quando era leader del regime cinese, Jiang lanciò una crociata personale per sradicare il Falun Gong, una pratica spirituale tradizionale cinese che comprende insegnamenti morali. La persecuzione includeva una campagna di odio in pieno stile Rivoluzione Culturale, l’imprigionamento di centinaia di migliaia di persone, il lavaggio del cervello, la tortura che poteva portare alla disabilità o addirittura alla morte e infine il prelievo di organi per il trapianto.

Wei afferma che la persecuzione del Falun Gong viola la costituzione cinese, che garantisce la libertà di culto e di parola. Torturare i praticanti detenuti infrange le leggi sul crimine e la procedura legale cinese che ritiene questa persecuzione un delitto a causa degli abusi inflitti sia ai sospettati che ai condannati. L’attivista ha inoltre aggiunto che se la Cina oggi è veramente una società regolata dalla legge, Jiang e tutti coloro che sono stati coinvolti nella persecuzione «dovrebbero essere messi sotto inchiesta in conformità alle leggi vigenti».

Oltre 80 mila praticanti, in Cina e in altre parti del mondo, hanno sporto denuncia all’organo esecutivo ufficiale cinese e a numerose corti di giustizia in seguito alla riforma di maggio, che obbliga queste istituzioni ad accettare e riconoscere tutte le denunce e a scrivere un rapporto dettagliato in caso di rigetto dell’istanza.

Dato che Jiang ha potuto commettere così tante atrocità grazie al supporto del Partito Comunista, Wei suggerisce come prossimo bersaglio per le azioni legali il Partito stesso.

«Richiediamo una soluzione legale, questa sarà la nostra posizione fino al crollo del Partito Comunista e quando ciò avverrà ogni singola persona che ha preso parte alla persecuzione del Falun Gong dovrà affrontare un processo in un tribunale vero».

Parte del servizio è stato realizzato da Li Chen-mei

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